domenica 10 aprile 2011

CARESTIA ECONOMICA

Le imprese italiane sono sul lastrico. Molte chiuderanno a breve, la quasi totalita' e' indebitata.
Significative, forse un po' tardive, le parole della Marcegaglia. Per la Presidente di Confindustria, gli imprenditori sono stati laciati soli dal Governo.
L'Italia e' un paese fermo, sempre piu' in difficolta', sempre piu' piccolo tra i grandi.
Quali sono stati finora, i provvedimenti strutturali presi a tal scopo? Qual'e' l'effettiva politica economica di questo paese? Si erano promesse iniziative per le grandi opere, per l'edilizia popolare. Niente e' stato fatto in tal senso. Se il futuro di Fiat, Fincantieri ed il loro indotto, rimane assai incerto, quello di tante medie e piccole aziende, e' irrimediabilmente segnato.
Il problema dell'immigrazione clandestina, e' l'ennesimo escamotage per non parlare dei reali drammi vissuti dagli italiani. Un paese di cassintegrati, precari e di giovani che neanche lo saranno, destinati a rimanere con ogni probabilita', disoccupati cronici. I soldi, sono proprio finiti. Da un bel po'. Stesso dicasi per il pantano legislativo, in materia di giustizia, per assecondare le esigenze primarie del Presidente del Consiglio, ossia garantirgli l'impunita'. L'interminabile guerra sulle sorti di un solo uomo, ha fatto dimenticare quelle primarie, di milioni di cittadini.
Dinanzi a tali difficolta', la politica dovrebbe assumersi la responsabilita' di scelte coraggiose. Soprattutto dovrebbe ritrovare coesione e condivisione per alcune tematiche foriere dell'interesse generale.
Purtroppo i personalismi e le lacerazioni restano insanabili. Ognuno guarda soltanto il proprio orticello non rendendosi conto che la desertificazione economica avanza. A breve, una "carestia" per mancato raccolto, travolgera' l'intera collettivita'.

mercoledì 6 aprile 2011

UNA DISGRAZIA DURATA 17 ANNI

Pasqua e' alle porte. La monnezza a Napoli, e' sempre in strada. Dopo il flop delle festivita' natalizie, causa ennesima emergenza rifiuti, anche le prossime ferie di certo non attireranno stranieri in citta'.
La monnezza e' ormai divenuta una componente stabile del territorio partenopeo, un elemento morfologico contraddistintivo alla pari del Vesuvio o dei faraglioni di Capri, una piaga indelebile che copre la citta' di un' indicibile vergogna.
L'emergenza e' stata dichiarata conclusa dal governo. I sacchetti ed il loro flautolento olezzo, attanagliano ancora il capoluogo.
E' iniziata la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale. Tante le promesse scritte sui cartelloni per la citta'. La stragrande maggioranza dei napoletani pero', non e' per niente attratta dall'evento. Tutti sono nauseati da questi politici, ritenuti manco a dirlo, dei rifiuti tal quale.
Per anni Bassolino e la sinistra sono stati etichettati come l'unica causa del problema rifiuti. La destra nel frattempo, e' andata al governo alla Provincia, poi alla Regione. Le cose purtroppo non sono cambiate. I politici passano, la monnezza resta, inesorabile. A niente e' servito l'impegno del Governo, svanite nel nulla le promesse del Premier Berlusconi. Il dramma rimane. Le soluzioni non si trovano. La situazione rischia di sfuggire a qualsiasi controllo. La mega discarica di Chiaiano e' quasi satura. Non vengono individuati nuovi sversatoi, ne' tanto meno partono i lavori per nuovi inceneritori. La raccolta differenziata rimane un miraggio (tranne alcune zone della citta' - il mio quartiere ad esempio)
Napoli per l'ennesima volta, rimane "na carta sporca". Prevista per sabato 9 aprile, una manifestazione di protesta civica, il monnezza day. Servira' a qualcosa? Ne dubito. La citta' non reagisce. E' narcotizzata, asuefatta al disservizio, all'incuria, all'abbandono.
Curiosa ed ironica iniziativa quella di proporre un "meteo-monnezza", per seguire l'andamento dei cumuli di rifiuti sparsi per la citta'. Mai comicita' fu tanto macabra.
Penso che ci sia davvero poco da ridere, per una disgrazia durata 17 anni e non mi riferisco alla fatidica "discesa in campo"...


sabato 2 aprile 2011

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA IN UN PAESE AL CREPUSCOLO

Assistiamo passivamente allo sgretolamento delle Istituzioni. Il Paese e' sempre piu' allo sbando, vittima dei suoi governanti, incapaci di dare risposte e soluzioni ai problemi. Stesso dicasi dell'opposizione, manipolo di disperati vissuti per quasi un ventennio alimentandosi esclusivamente di un indigesto anti-berlusconismo.
Quando, questo popolo di pecore clonate, replicanti inermi mossi come burattini dai propri politici di riferimento, si svegliera' da questo stato di profondo coma indotto? Quando si riuscira' a ritrovare un briciolo d'orgoglio, per uscire dal fetido letamaio in cui siamo sprofondati per opera di chi invece, dovrebbe interessarsi al nostro destino?
Si e' festeggiata l'unita' d'Italia. Ma oggi, la Nazione da cosa e' davvero accomunata? Penso che l'unica caratteristica condivisa, sia la decadenza in cui siamo sprofondati, la mediocrita', il pressapochismo. Si vive alla giornata, senza la possibilita' di programmare il nostro destino. Gli orizzonti si sono accorciati, un senso di crepuscolo ci avvolge.
La cosa piu' preoccupante, e' che non si avverta piu' indignazione, vergogna. Non si ha ne' la forza ma nemmeno la capacita' di ribellarsi, di opporsi a questa forma di castrazione cognitiva.
Si e' smarrito anche il semplice concetto di contrastare questa violenza, di frenare questa costante e progressiva erosione, un silente preocesso di catarsi che ha annebbiato le nostre coscienze. Si e' arrivati ad accettare qualsiasi tipo di abuso, anomalia, emergenza, rinuncia, considerandole normali manifestazioni di un paese che fa della difficolta' e della limitatezza, la norma. Montagne che franano, fiumi che esondano, spazzatura che arriva ai primi piani delle case, siti archeologici che crollano, malati curati per giorni adagiati su barelle, laureati quarantenni che sperano almeno di essere precari e non disoccupati, politici che le mazzette non le incassano ma le pagano, puttane che diventano amministratrici della cosa pubblica.
Il nord-Africa ribolle. Popoli soppressi per decenni, da duri regimi dittatoriali, chiedono liberta' e democrazia, sperando in un miglior benessere. Da noi, una democrazia corrotta, i cui rappresentanti sono indicati dai partiti e non scelti dal popolo, ingessata da istituzioni deboli e sempre piu' distanti dalla cittadinanza, non assolve piu' le sue funzioni.
La politica, nel suo insieme, ha fallito! E' necessario ribellarsi a questo sistema.







mercoledì 30 marzo 2011

VENDESI VILLA, VISTA MARE, SU TERRITORIO MARTORIATO

Il Premier tele-venditore, ha compiuto l'ennesimo incantesimo. Oggi, volato a Lampedusa, ha affermato che in 60 ore, l'isola tornera' un vero e proprio paradiso terreste, l'atollo cristallino in mezzo al Mediterraneo che il mondo ci invidia!
Davvero bravo il nostro Presidente, in quella che ancor oggi resta la sua arte piu' sopraffina: illudere, ingannandolo, un popolo di pecore sempre piu' affamato e bisognoso.
Per suggellare la sua magia, ha perfino acquistato una villa, la piu' bella dell'isola, chiaramente. Come suo solito, ha ipnotizzato i suoi interlocutori, concentrando l'impatto mediatico sull'isola siciliana, facendo passare in secondo ordine, cio' che stava succedendo a Montecitorio, dove ancora una volta, i suoi "sarti" legislatori, stavano modellando una legge per i suoi bisogni di imputato.
Come recitava Battisti, come puo' uno scoglio arginare il mare? Puo' con la sua strategica promessa, l'ennesima, fermare il corso della storia? Il nord-Africa vive un terremoto culturale. Cio' che stiamo assistendo, e' solo l'inizio di uno stravolgimento generazionale che portera' centinaia di migliaia di stranieri a lasciare i loro territori di origine.
Cosa accadra' domani? Come si controlleranno i flussi? Dove saranno portati i migranti, visto che i paesi europei non si interessano del problema?
Penso che Berlusconi, sara' costretto nel breve periodo, ad acquistare tante nuove dimore, specie al sud, visto che si e' capito che il flusso dei migranti sara' l'ennesimo problema meridionale. A tal proposito, significative sono state le dimissioni del Sottosegretario agli Interni Mantovano, pugliese di origine, dopo la decisione di inviare in Puglia, un numero di stranieri molto superiore rispetto a quello stabilito.
Suggerisco al Presidente del Consiglio, di trovare su internet, anche qualche bella dimora a Napoli, magari sulla collina di Posillipo da dove si ammira Capri.
Per la Pasqua ormai alle porte, la citta' sara' nuovamente sepolta dalla monnezza. Anche all'ombra del Vesuvio, le disdette piovono a valanga. Mai come in questo momento, il mattone per Berlusconi, diventa davvero un bene di "rifugio"...

lunedì 28 marzo 2011

LA PECULIARITA' DELLA CRISI DI UN PAESE IN SVENDITA

La crisi libica e la tanto temuta invasione di immigrati a Lampedusa, calamita l'attenzione dei media in modo pressoche' univoco. E' il caso di dire: piove sul bagnato.
L'Italia, deve fronteggiare questa nuova emergenza epocale, mentre la sua situazione interna non sembra dare segnali di miglioramento. La crisi economica continua, in modo inesorabile, anche se pare, non faccia piu' notizia.
Molte imprese sono al collasso, i consumi sono fermi, la disoccupazione aumenta, il debito pubblico continua a crescere, così come l'indebitamento delle famiglie, giunte ormai alla soglia della poverta'. Le casse delle amministrazione locali sono in rosso, a breve molti beni pubblici saranno svenduti.
Il sistema Italia si e' inceppato. Si dira': tutte le economie occidentali sono in sofferenza. Vero, ma in Italia c'e' un altro fenomeno che nel medio periodo, fara' sentire le sue conseguenze.
La mia, volutamente, e' una forte provocazione ma non puo' definirsi del tutto infondata.
Mi riferisco agli ottimi risultati che il Governo sta compiendo contro le mafie. In modo incessante, lo Stato sta infliggendo duri colpi alle organizzazioni malavitose. Era ora! Ma se al tempo stesso, non si pongono le basi per una crescita economica alternativa, a breve assisteremo ad una forma di progressiva ed inesorabile desertificazione produttiva.
Prendiamo il modello Caserta, imposto dal Ministro Maroni. Ingenti sono stati i sequestri di patrimoni sottratti alle organizzazioni criminali locali. Ma quando si chiude, un cantiere edile in odore di camorra, un grande centro commerciale, una discoteca, dei terreni agricoli, una grande quantita' di occupati, siano essi regolari o semplici lavoratori a nero, perdono la loro occupazione, andando immediatamente ad aumentare la percentuale di inoccupati, quindi ad accrescere il livello di poverta' presente nel territorio.
Ultimamente, molta attenzione, si sta ponendo sulla Lombardia, regione notoriamente sviluppata nella quale tuttavia, in modo ormai consolidato, la n'drangheta fa affari tramite l'avallo della politica, da circa trenta anni, sodalizio che di certo non ha impoverito il territorio. La cosa ha destato molto clamore, scosso l'opinione pubblica, preoccupato notevolmente l'amministrazione locale, la quale pare fin troppo infastidita dal polverone sollevato. Se si iniziasse a mettere sotto la lente di ingrandimento anche l'opulento nord, le ripercussioni sarebbero davvero preoccupanti per l'intero Paese.
Ma oggi, in Italia, chi realmente ha ancora la forza e la possibilita' di fare investimenti, con capitali cash? Anche la madre di tutte le fabriche, la Fiat, a breve diventera' americana. La Parmalat sta per diventare francese. Tutte le aziende, medio-piccole, per così dire pulite ed oneste, sono indebitate, molte di esse saranno destinate a cessare la propria attivita'. Le ditte straniere non investono per la presenza delle organizzazioni mafiose. Se queste ultime, iniziano ad essere contrastate in modo serio dallo Stato, chi continuera' a mantenere in vita il sistema economico italiano?
Ripeto, la mia e' un'analisi volutamente provocatoria, ma in parte sintetizza la peculiarita' del nostro sistema economico. Basta ricordare che lo scorso anno, nella manovra finaziaria, rientrarono almeno 95 miliardi di euro tenuti all'estero, un toccasana per il Governo ma su la cui provenienza e' meglio non aver indagato.
L'economia sana e' in ginocchio. L'economia malsana e' contrastata. Il sistema Paese, non sa come uscirne.



giovedì 24 marzo 2011

CENTRALE ATOMICA DEL GARIGLIANO: SI FACCIA CHIAREZZA

Gli occhi del mondo sono rivolti verso la Libia, scenario dell'ultimo conflitto dalle dimensioni planetarie. Gia' sembrano sfumare alla mente, le immagini apocalittiche del terremoto giapponese e delle sue catastrofiche conseguenze.
Oggi le notizie corrono in rete ad una velocita' spaventosa, restano impresse solo quelle che davvero scutono le coscienze. Tutto scorre freneticamente, in modo vertiginoso, diventando "vecchio" dopo poche ore.
Notizie apparentemente minori ma al tempo stesso, di notevole impatto, restano invece sottaciute, proprio perche' non riescono ad essere imbavagliate dalla rete, per un fattore di casualita' o per strategica scelta.
E' il caso di cio' che sta avvenendo sul Garigliano, nella centrale atomica dismessa, argomento di forte attualita' dopo la sciagura avvenuta nel paese del sol levante.
Su tale questione, gia' ne parlai nel passato ottobre. Da settimane si vedono grossi movimenti intorno alla centrale, oggetto di lavori interni, per mettere a definitiva dimora una grande quantita' di scorie nucleari. Su tali interventi, c'e' un assoluto e preoccupante mistero. A nessuno e' permesso di entrare per visionare cio' che realmente sta accadendo all'interno del complesso nucleare.
La popolazione locale, vorrebbe una maggior informazione in merito. Solo qualche giorno or sono, c'e' stato il serio rischio di allagamento della centrale, con tutti i pericolosi rischi del caso, per lo straripamento del fiume Garigliano, a seguito delle abbondanti piogge. Anche di questo minaccioso accadimento, stranamente, non se ne e' parlato piu' di tanto.
A livello nazionale si e' deciso di sospendere la decisione in merito alla realizzazione di nuove centrali atomiche. Nulla ahime' si conosce, circa la sorte di quelle in disuso, nello specifico di quella che insiste sul territorio di Sessa Aurunca.
Penso che la popolazione campana, nello specifico quella casertana, abbia gia' dato in termini di qualita' dell'ambiente.
Si faccia chiarezza, alla luce del sole!

sabato 19 marzo 2011

ODISSEA ALL'ALBA. DOMANI SARA' ANCORA NOTTE FONDA

E' guerra nel cuore del mediterraneo. Partito l'attacco contro Gheddafi. L'ONU ha avallato la missione. Il suo nome: Odissea all'alba.
Protagonista indiscusso dell'avvio delle ostilita', e' stato il Presidente francese Sarkozy. La Francia, agli occhi del mondo, ha assunto formalmente la decisione dell'inizio dello scontro, riappropriandosi della proverbiale grandeur, ultimamente sbiadita.
Obama, dal canto suo, ha tenuto volutamente un atteggiamento piu' coperto, dando al tempo stesso, la completa disponibilita' alla regia della missione, speriamo quanto piu' breve possibile. Gli USA, hanno al tempo stesso, gli occhi aperti su cio' che sta accadendo piu' a oriente ( Yemen, Bahrain, Arabia Saudita), in uno scenario in continuo ed incandescente fermento.
Inghilterra, Canada e Italia, collaboreranno alla causa. Il ruolo dell'Italia, come al solito, appare non del tutto chiaro. E' stato assicurato il completo appoggio logistico, non quello di ingaggio. Si vedra'. La politica interna nel nostro Paese appare come al solito divisa, con la Lega Nord contraria ( il Governo al momento non ha la maggioranza in politica estera) e la sinistra improvvisamente riscopertasi interventista ( Di Pietro, per mero calcolo, alla fine e' divenuto guerrafondaio). Questa volta si parla di inevitabile sostegno alla causa del "Risorgimento islamico". In tal caso, la guerra ai pacifisti italiani appare giusta, appropriata, come giusto sembra essere diventato il concetto di esportazione della democrazia con le bombe, chiaramente divenute molto piu' "intelligenti".
Ritengo che le guerre siano tutte da evitare. Faccio notare che contro i crimini perpetuati dal dittatore Saddam, il mondo della sinistra fu molto contrario ad occupare l'Iraq. Oggi invece, solo per il fatto che Berlusconi ha avvicinato le sue labbra, alla mano del leader libico (errore piu' formale che sostanziale) tutti vedono necessario l'intervento.
Comunque vadano le cose, la posizione dell'Italia e' indebolita. Economicamente, l'inevitabile aumento del greggio e la scontata fibrillazione delle borse dei prossimi giorni, avranno nel nostro Paese conseguenze piu' incisive che altrove. Strategicamente, ci accodiamo ad una missione non avendone il controllo (come consuetudine). Agli arabi appariremo come gli abituali voltafaccia ed inoltre, come conseguenza piu' diretta ed immediata, per la nostra contiguita' geografica saremo invasi da migliaia di profughi che, con ogni probabilita', sarebbero rimasti in quei territori, se la risoluzione avesse avuto una piega esclusivamente diplomatica.
Inoltre, l'innessco di una guerra di dimensioni internazionali, diventera' una miccia incontrollata, un reale fenomeno emulativo, in territori interessati da un improvviso ed epocale fermento generazionale, quindi culturale. E' il caso di dire: brucia il deserto.
In questo scenario così confuso, incerto, fragile, il nostro domani sara' ancora notte fonda.







mercoledì 16 marzo 2011

L'UNITA' CHE DIVIDE

Si festeggia il 150° dell'Unita' d'Italia, una celebrazione poco sentita nel Paese. Si e' cercato in tutti i modi di creare un senso di condivisione e di appartenenza con risultati quanto mai discutibili. Ne parlai gia' a suo tempo. L'anniversario poi, capita in un momento storico assai difficile, con una situazione economica davvero preoccupante e con un quadro politico fragile, incerto. In questo scenario così instabile, il Paese si trova a fronteggiare una spaccatura intestina, a subire i dic-tat della Lega Nord che, dall'alto del suo potere al nord, non condivide questo clima di unita', rivelando in modo palese, la sua mai ripudiata matrice separatista.
Al sud, condividiamo questo momento storico così importante per la Nazione ma, di certo, non siamo portati a festeggiare piu' di tanto, ricordando a chi non lo sapesse (quanti padani conoscono la storia del Regno di Napoli?) i primati raggiunti dal meridione in quel periodo.
Il sud era un territorio florido, ricco di cultura, animato da strabilianti iniziative che coinvolgevano tutti i settori della societa' civile, in un volano di diffuso e capillare arricchimento generale. Vi invito a visionare questi tre filmati: 1, 2, 3.
La storia purtroppo ha preso un altro corso e nessuno mai veramente, per alchemico calcolo o per cinica convenienza, ha cercato di cambiarlo. Un sud, derubato delle sue ricchezze e reso perennemente affamato, svantaggiato, indebolito, evidentemente conviene a tanti.
Il nord oggi, vede il meridione come una vera palla al piede, una ingombrante zavorra per l'intero Paese. Per troppo tempo, abbiamo poi dovuto subire i tanti discorsi fatti di luoghi comuni sulla nostra incapacita' di sconfiggere le mafie e la nostra propensione quasi "genetica" a convivere con esse. Anche questa leggenda e' stata ormai sfatata. Tutti, oggi, sono a conoscenza dell'intreccio tra politica ed affari nell'opulento nord, divenuto anche a quelle latitudini, saldo e consolidato sistema economico.
Il mezzoggiorno, ricordando i suoi fasti, partecipa con difficolta' a questo giorno di celebrazione, evocato piu' che altro come l'avvenuta colonizzazione dei Savoia, inizio irreversibile del suo continuo, progressivo ed incessante decadimento. L'atavica questione meridionale si e' trasformata in una piaga di matrice antropologica. Il sud puo' solo leccarsi le ferite, non avendo piu' la forza, ne' la necessaria capacita' di reagire.
Preferisco concludere, ricordando un pensiero di Wolfang Goethe, espresso dopo un suo viaggio in Italia. Visitando Napoli ed il Regno delle 2 Sicilie, rammentando le meraviglie ammirate, disse: " Tutti coloro erano felici di stare in quei luoghi... basta che quell'immagine, rimanga nel mio spirito " .


lunedì 14 marzo 2011

TRAGEDIA IN GIAPPONE: SCIACALAGGIO DEMAGOGICO

Non se ne puo' piu'. Basta! Anche la drammatica tragedia del terremoto giapponese, diventa nel nostro Paese, argomento di sterile contrapposizione politica, ennesimo esempio di rissoso contradditorio fine a se stesso.
Da un po' di tempo, chi segue questo blog, ha potuto notare che ho preso molta distanza dall'attuale Governo, pur avendo votato PDL nel 2008, non condividendone piu' la politica e, soprattutto, non sopportando piu' l'imbarazzante figura del Premier, divenuto vera zavorra per l'esecutivo. Sul Premier, non scrivero' piu', anche perche' mi sono stufato di scendere in ridicoli battibecchi da questo spazio, dovendo poi per giunta, vedermi etichettato come un "ossessionato" da Berlusconi. Per fortuna ho ben altro a cui pensare.
Tornando all'argomento del post, sono nauseato di come la sinistra italiana, stia facendo l'ennesimo sciacallaggio demagogico sulla disgrazia giapponese, una forma di vera e propria guerra santa al nucleare! Si parla ormai solo di centrali, di atomo, scorie, fusione, noccioli che un giorno fondono, l'altro tengono. Scienziati, fisici nucleari, attivisti verdi, esponenti del W.W.F. , ecologisti, sostenitori della green energy, soliti intellettuali, l'immancabile Saviano, intervengono a raffica in ogni tipo di trasmissione radio-televisiva. Tutti prendono le distanze dal Governo, criticano le scelte adottate, ma non ancora attuate, in materia di politica energetica, per l'ipotesi di allargamento al nucleare nel nostro Paese.
Non si piangono le vittime. Si cerca solo di fare proseliti politici, come se si fosse dato gia' inizio alla costruzione di una centrale atomica (chiaramente obsoleta o ancora peggio, acquistata di seconda mano da un paese sottosviluppato) sulle falde dell'Etna o all'interno del cratere del Vesuvio, le cui scorie siano gia' oggetto di traffici illeciti gestiti dalle mafie locali.
La sinistra, in emorragica ed irreversibile crisi di consenso, teme o per meglio dire, infonde timore, come se in Italia si possa ripetere cio' che accaduto in Giappone. Si prefigurano scenari danteschi, catastrofi apocalittiche, soprattutto si da per scontata a prescindere, la totale impreparazione futuribile e potenziale delle nostre autorita' a gestire un cataclisma, come se questo dovesse per forza avvenire, dopo la costruzione scellerata di centrali gia' giudicate inidonee. I politici ed i giornalisti di sinistra schierati, con un certo sarcasmo, asseriscono che le radiazioni prima di consumarti il midollo, non ti chiedono quale tessera di partito hai, dando per scontato, quasi imminente, il disastro.
Questi esponenti dimenticano che le centrali atomiche francesi, distano davvero poco dai nostri confini. Tutti continuano ad ostinarsi a voler essere schiavi del petrolio, a rimanere succubi dei paesi medio-orientali in una fase di forte instabilita', con conseguenze poco rassicuranti circa il prezzo del barile.
Costoro, soprattutto, si ostinano a credere, ad illudersi, di poter vivere soltanto con la forza del vento o perche' baciati dal sole. Strano davvero: di solito gli sciacalli, non riescono a sognare.


giovedì 10 marzo 2011

ELEZIONI A NAPOLI. I CANDIDATI NON ENTUSIASMANO

Cercasi aspirante Sindaco, disperatamente! Il toto amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale ha avuto il suo inizio, tra mille polemiche e molti interrogativi.
Il PD, dopo il vergognoso fallimento delle primarie, ora punta tutto sul Prefetto Mario Morcone. Avuto il placet dei vertici romani, del Commissario di partito, Andrea Orlando, ancora in citta' dopo la vicenda Cozzolino e quello della Iervolino, non piu' "dimissionata", il centro-sinistra punta su di un burocrate, originario di Caserta, poco conosciuto in citta'.
Ma il clima nel centro-sinistra non e' sereno, tutt'altro. La corrente, ancora una volta e' divisa, frantumata. Gli orfani di Bassolino con ogni probabilita', consegneranno la citta' alla destra, non per reali meriti conquistati sul campo, bensì per le proprie lotte intestine.
De Magistris, IDV, infatti, continua a voler correre da solo, spaccando la coalizione. La sua e' quasi una sfida allo stesso PD, piu' che una sensata candidatura.
Stessa cosa fa l'UDC, che nella nuova alleanza del Terzo Polo, con FLI, API e MPA, candida a sua volta una altro esponente della societa' civile, il Rettore dell'Universita' di Salerno, Raimondo Pasquino, a sua volta, personaggio poco noto in citta'.
A destra il clima non e' diverso. Sfumata la candidatura della Carfagna, ostile al capogruppo Nicola Cosentino (oggi ha inizio il suo processo), il PDL punta sull'ex Presidente degli industriali napoletani, Gianni Lettieri, una personalita' molto gradita al Premier ma che cio' nonostante, non convince appieno.
Anche su questa indicazione infatti, il consenso non e' unanime. La bocciatura proviene proprio dal mondo dell'impresa che Lettieri ha guidato per anni. L'ex Presidente di Confindustria, D'Amato, ad esempio, ritiene Lettieri una scelta non positiva per la citta'. Secondo D'Amato, la citta' e' pronta ad avere un rappresentante che provenga dalla societa' civile. Lettieri tuttavia, e' un industriale che non ha creato sviluppo in citta' ma che per il passato, e' stato molto abile a concludere esclusivamente, affari per le sue aziende.
C'e' stata anche l'autocandidatura quanto mai discutibile, dell'inossidabile Clemente Mastella, figura storica della politica Campana, ormai al crepuscolo. Penso che siano pochi i beneventani residenti a Napoli per permettere all'ex-guardasigilli di aggiudicarsi la poltrona di Sindaco. Per Mastella, e' piu' facile arrivare direttamente a Strasburgo, con i voti della sua Ceppaloni che sedersi a Palazzo San Giacomo. Interessante la sfida nella sfida con De Magistris, l'allora magistrato che lo costrinse alle dimissioni.
Gli altri condendenti di una sfida che si preannuncia molto rovente, sono Raffaele Di Monda, del PIN, in pratica uno sconosciuto, e Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un altro candidato che portera' erosione alla sinistra.
Dopo l'estenuante emergenza rifiuti e i tanti grandi progetti inattesi, Napoli pretende una svolta. La cittadinanza si e' allontanata dalla politica. I candidati scesi in campo, non sembra portino il tanto atteso entusiasmo.

domenica 6 marzo 2011

LA DEMOCRAZIA NON PUO' PIU' ESSERE ESPORTATA

La guerra civile in Libia segna di fatto, un trapasso epocale. La popolazione, come e' gia' accaduto in Tunisia ed in Egitto, cerca di rovesciare il regime. In quei territori, si vive un fermento di rivolta teso a sovvertire usi e costumi consolidati nei secoli.
Da una ribellione verso l'aumento dei generi di prima necessita', come accaduto in Tunisia, ben presto la sommossa popolare e' diventato uno strumento di sofferto e sanguinario mutamento culturale.
In Libia, lo scontro e' diventato rovente. E' in corso una vera e propria guerra intestina, sulla quale le notizie sono molto frammentarie, contraddittorie e completamente controllate dal regime.
Gheddafi continua a sostenere la tesi della deriva fondamentalista come causa delle insurrezioni interne. Al Qaida secondo il leader libico, e' pronta a mettere le mani sulla Libia e sull'intero Maghreb.
Di sicuro, a quelle latitudini, c'e' la richiesta diffusa da parte di una popolazione vessata da lustri, di poter vivere piu' liberamente, in base a principi e regole democratiche proprie dei paesi occidentali. Piu' che Ben Laden, i dittatori arabi temono la rete e "l'erudimento" che essa puo' offrire alle giovani generazioni, sempre piu' desiderose di vivere come i propri coetanei d'occidente. Il vero nemico da sconfiggere, porta il nome di Facebook, Twitter, Google, un nemico silente, invisibile ma capillarmente diffuso.
La comunita' internazionale intanto, sta alla finestra, spettatrice intimorita di un cambiamento così repentino ed enormemente vasto per dimensioni territoriali. Come affrontare questa crisi nord-africana? Adoperare ancore le armi, con un nuovo ed estenuante conflitto, per esportare (l'ennesima volta) la democrazia attraverso la guerra? Sarebbe questa, una scelta saggia, in un contesto economico globale gia' così fragile ed incerto?
Penso che come oggi, noi occidentali, stiamo pagando le conseguenze per l'improvvisa, rapida e smisurata crescita economica dei paesi asiatici, un domani, a noi assai vicino, potremmo subire sulla nostra pelle le ripercussioni di questo repentino, brusco ma forse fin troppo atteso sconvolgimento culturale.
Per tale motivo ritengo che, in questo contesto storico, la democrazia non possa essere esportata ma sara' eventualmente, una conquista assai sofferta da parte delle popolazioni locali.

mercoledì 2 marzo 2011

LA IERVOLINO AL CAPOLINEA

Dopo una lunga ed estenuante agonia, si scioglie il Consiglio Comunale di Napoli. 31 consiglieri infatti, hanno firmato le dimissioni.
La Iervolino gia' a fine mandato, resta sola e, suo malgrado, dovra' abbandonare prematuramente. Non sono serviti i vari rimpasti riparatori, effettuati con cadenza periodica, durante la sua amministrazione. A nulla valsero le richieste di dimissioni pressanti, fatte al primo cittadino, all'indomani dello scandalo Romeo. Con ogni probabilita', arrivera' a breve un Commissario, l'ennesimo!
Almeno si conoscera' ufficialmente quale sia il bilancio di cassa, onere che molto spesso ha fatto vacillare la giunta.
La citta' e' allo sbando, inerme, smarrita, abbandonata al suo destino. L'emergenza rifiuti, mai risolta completamente, e' sempre pronta a riesplodere nella sua drammaticita'. La differenziata non decolla, non vengono individuate nuove discariche, ne' tanto meno presentato il progetto del termovalorizzatore cittadino.
La criminalita' resta una piaga endemica, coinvolgendo sempre di piu' i giovanissimi che, come unica alternativa, non trovano di meglio che delinquere.
La disoccupazione raggiunge livelli emorragici. In citta', il manto stradale e' un vero colabrodo, le piogge di questi giorni, lo rendono ancor piu' pericoloso. L'inquinamento atmosferico, altro problema spesso sottaciuto, permane costantemente elevato. I servizi offerti alla cittadinanza, non sono dei migliori. Restano grandi opere incompiute, le riqualificazioni di Bagnoli e quella della zona orientale. Non a caso, Napoli nel 2010, e' stata giudicata ultima tra le province italiane.
La cittadinanza non reagisce, pare aver smarrito il suo proverbiale orgoglio. Silente e rassegnata, si disinteressa alla politica ed ai suoi rappresentanti. Questi ultimi al contrario, hanno tutto l'interesse a mettere le loro mani sulla citta'.
Dopo l'era Bassolino-Iervolino, Napoli vuole voltar pagina. Penso che la svolta tanto auspicata, sara' improba, poiche' non dovra' essere politica, ma culturale.


domenica 27 febbraio 2011

CARFAGNA CANDIDATO SINDACO A NAPOLI

il Governo continua ad essere zavorrato dalle vicende processuali del Premier che non permettono di focalizzare l'attenzione sulle priorita' della collettivita' e che stanno facendo perdere progressivamente credibilita' al nostro Paese.
A livello internazionale, domina la guerra civile in Libia e l'intero "incendio" popolare in tutto il nord-Africa che di fatto, sta mutando per sempre gli equilibri politici ed anche culturali a quelle latitudini, con tutta l'incertezza che ne seguira' nel breve periodo.
Nel frattempo, la mia Napoli, non ancora uscita definitivamente dall'incubo emergenza rifiuti ( a breve chiudera' la discarica di Chiaiano, principale sversatoio della citta'), sempre piu' prostrata dai suoi atavici problemi, si appresta a rinnovare il Consiglio Comunale per la prossima primavera, ormai alle porte.
Dopo l'era Bassolino-Iervolino, la citta' vuole voltar pagina, tra tante incognite ed un senso di generale disinteresse per la politica.
Il PD e' alle prese con la querelle delle primarie pilotate, vicenda che ha reso nulla la vittoria di Cozzolino. Il partito e' commissariato. Non e' stato ancora individuato un nome che accomuni tutte le correnti. Si punta ad un candidato proveniente dalla societa' civile. Il nome di Cantone da tanti sostenuto, non e' stato preso in considerazione dai vertici romani. Lo stesso ex magistrato, nuova icona di quella schiera di scrittori impegnati, troppo precipitosamente definiti come nuovi intellettuali, pare non abbia insistito piu' di tanto per imporsi.
A destra cosa accade? Pare che tutti siano concordi nel proporre la candidatura del Ministro Mara Carfagna, salernitana, un nome che pare metta d'accordo tutti. Potrebbe essere vista come una scelta di fanta-politica ma i sondaggi premiano la sua candidatura. La Carfagna piace sia all'UDC che a FLI (ottimi i rapporti, tra Bocchino e la bella Ministro). C'e' soprattutto il placet del Premier, colui il quale ha di fatto "generato" il fenomeno Carfagna. La Ministro potrebbe a livello locale, compattare nuovamente il centro-destra. Soprattutto potrebbe mettere pace tra il PDL ed il FLI ed emarginare definitivamente la figura ingombrante di Nicola Cosentino (imminente il suo processo), con il quale non vi sono mai stati rapporti idilliaci.
Il problema e' che l'attuale coordinatore PDL regionale, e' proprio l'ex Sottosegretario all'economia, a cui non va giu' la candidatura della Ministro. Per la sua delicata posizione, Cosentino gia' a suo tempo, dovette rinunciare all'incarico di Governo ed a quello di candidato alla carica di Governatore alla Regione.
Nonostante ai tanti, la Carfagna possa sembrare immatura per guidare una citta' complessa come Napoli, ritengo che anche questa volta, sia piu' saggio per Cosentino fare un altro passo indietro.
La Carfagna e' di Salerno ma "Nick o' mericano" a Napoli, non saprebbe neanche prendere la metro!








lunedì 21 febbraio 2011

L'AMICO DI SILVIO

Il nord-Africa brucia. Dopo la Tunisia e l'Egitto, adesso e' la Libia ha registrare scontri sanguinosi.
La popolazione locale vuole rovesciare il regime di Gheddafi, dopo 42 anni di incontrastata tirannia. Il leader libico, ha usato anche l'aviazione militare, per lanciare missili contro i rivoltosi. I morti sono centinaia.
Le diplomazie internazionali prendono tempo, non osano interferire con il regime di Tripoli. Figurarsi il nostro Ministero degli esteri. Al momento il silenzio e' assoluto.
L'Italia sta alla finestra, consapevole di pagare il prezzo piu' alto per i disordini nord-africani.
Con il paese mussulmano, da molto tempo intercorrono solidi rapporti commerciali, relazioni che si sono intensificate dopo gli accordi che l'attuale governo intraprese nell'agosto 2008.
Il Governo Berlusconi, ha sposato in tempi non sospetti la causa libica. Si e' guardato con notevole favore il vicino del mediterraneo per intensificare le relazioni economiche, con un senso di spropositata sudditanza, tale da infondere uno scorcertante imbarazzo per la Nazione.
Per una volta, il nostro padrone indosso' i panni del servo, per inchinarsi al dittatore anti-americano, cambiando per sempre gli equilibri nello scacchiere internazionale.
Adesso il nostro esecutivo invoca il soccorso dell'Europa, per scongiurare il peggio.
La rivolta popolare libica, piu' che quelle tunisina ed egiziana, rappresenta un'altra tegola per il Governo Berlusconi. Oltre il problema relativo allo sbarco di clandestini, ci potrebbero essere infauste ripercussioni per la nostra economia. La borsa e' in fibrillazione, il caro greggio incombe. Stato di allerta, per la nostra areonautica e marina militare.
A suo tempo, il nostro Premier, con insito spirito auto-glorificante, si godette il suo momento di celebrita' sotto la tenda militare piantata nel centro di Roma, in cui incontro' il dittatore. Gheddafi a sua volta, ebbe anche modo di ridicolizzarci, impartendo lezioni di Corano nella citta' santa, ad un nutrito gruppo di 200 "selezionate" rappresentanti del gentil sesso, in quella che pote' considerarsi, una sorta di contaminazione cultural-religiosa, poco chic, molto radical. Amen.
Un tempo, la nostra diplomazia poteva contare su un maggior peso a livello internazionale. Oggi tutto il mondo e' a conoscenza che il nostro Premier risolve tutto da solo, tramite telefonate personali, della serie, "ghe pensi mi". D'altronde e' risaputo che e' stato proprio lui, il mediatore decisivo per la pace tra Russia e America.
Figuriamoci se, sempre da solo, non riuscira' a dare una mano al suo amico Gheddafi, un leader di "grande saggezza" e, nel contempo, a mettere al sicuro la nostra amata Nazione.







domenica 20 febbraio 2011

A CIASCUN ELETTORE, IL SUO PARTITO

Quello che sta accadendo politicamente in Italia, ha dell'inverosimile.
Berlusconi e' in picchiata libera, il suo consenso personale e' ai minimi storici. Nonostante tutto il PDL tiene ma, la cosa piu' sorprendente, e' che la maggioranza parlamentare si ricompatta, grazie a tutti i transfughi del FLI che dopo qualche mese tornano all'ovile.
La mancata spallata del 14 dicembre, ha prodotto il ripensamento di tanti parlamentari che non se la sono sentita di abbracciare al buio, il nuovo progetto del Terzo Polo, preferendo rimanere nel sicuro della maggioranza, sempre piu' schiava pero', dei dictat della Lega. Al contrario, se in quella data, l'esecutivo non avesse piu' avuto i numeri per governare e, la possibilita' di nuove elezioni fosse stata molto piu' probabile, oggi avremmo assistito ad un massiccio esodo migratorio verso il nuovo raggruppamento politico. Così vanno le cose in politica. Oggi non contano piu' le idee e gli ideali, il coraggio, i valori. Si guarda solo alla fama, al successo, al prestigio personale ed a quello della propria cricca. Da questo punto di vista, il PDL rappresenta ancora un solido assegno al portatore.
La cosa piu' squallida, che la maggioranza riaccetti a braccia aperte, coloro i quali mesi fa hanno girato loro le spalle, sputtanato il suo leader, sputato fango nello stesso piatto dove insieme mangiavano.
Fini ci ha messo la faccia, oggi ne paga le conseguenze. E' stato considerato un traditore, un nuovo comunista, un eterno secondo, solo perche' ha avuto il manifesto coraggio di disubbidire al suo leader, non potendolo mai accettare come suo padrone.
In fin dei conti, e' meglio che sia andata così. Oggi FLI, potra' meglio discernere su chi fare sicuro affidamento. Un antico detto recita: " al nemico che fugge, ponti d'oro".
Il PDL si tenga ben stretto il suo padrone. La maggioranza il suo dinasta. Evidentemente, e' la persona piu' indicata e rappresentativa che possa al meglio rispecchiare lo spirito e la natura del partito e del suo elettorato ma, soprattutto, il modus operandi dell'esecutivo. Non a caso, ne hanno fatto parte personaggi a dir poco "ambigui", del calibro di Cosentino, Scaiola, Brancher, Verdini solo per citarne alcuni, senza contare il numero di belle ragazze (laureate sia chiaro) che chissa' come... oggi ricoprono importanti ruoli istituzionali.
Dove c'e' gusto, non c'e' perdenza. A ciascun elettore, il suo partito. Ci mancherebbe.
Per gli "ossessionati" da Berlusconi (termine a cui sono accomunati tutti coloro i quali sono contro il Premier), c'e' ancora ampia scelta. Per i nauseati dalla politica, e' garantito l'astensionismo.



mercoledì 16 febbraio 2011

MILLE PROROGHE: IL GOVERNO PROLUNGA LA SUA AGONIA

Nel caos istituzionale prodotto dall'imbarazzante posizione del Premier, la cui portata ha assunto dimensioni planetarie, il Governo ottiene la fiducia al Senato in merito al decreto milleproroghe. 158 sì contro 136 no, 4 gli astenuti. Il provvedimento passera' all'esame della Camera. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro il Terzo Polo, il Pd, l'Idv e l'Mpa.
Tale provvidemento, e' l'ennesima dimostrazione della falsita' di questo esecutivo che ricordiamo fece della diminuzione delle tasse, il suo cavallo di battaglia. Si tratta invece, di un provvedimento che aumenta la pressione contributiva, premiando invece, i soliti furbi che in Italia non rispettano le regole.
Cio' che pare subito evidente, e' come tale decreto sia un provvedimento figlio delle tante pressioni e dei palesi ricatti a cui questo Governo, è sottoposto. Per mantenersi in vita infatti, prolungando la sua estenuante agonia, per una ferita divenuta ormai purulenta, l'esecutivo china il capo ai dictat della Lega Nord. Il decreto e' fortemente intriso di spirito padano. Contiene norme contro i precari della scuola, i quali proprio per la pressione leghista, non potranno spostarsi dalla propria provincia per cercare supplenze, quindi per cercare un lavoro, ossia per sopravvivere.
La Lega inoltre, fa ricadere su tutti gli italiani, il mancato pagamento delle multe relative alle quote latte, un altro schiaffo per gli allevatori onesti, davvero un bel regalo a chi in fin dei conti, permette ancora la sopravvivenza di questo esecutivo farsa. E' previsto anche l'aumento di un euro per il biglietto del cinema, nonostante siano previsti altri tagli alla cultura. E' data poi alle Regioni, la possibilità di imporre una tassa in caso di catastrofi naturali, come per esempio il terremoto in Abruzzo. C'e' poi l'ipotesi di un aumento della soglia del tasso di usura. È quanto riportano le agenzie di stampa facendo riferimento a una possibilità che potrebbe essere inserita nel maxiemendamento al decreto. Pur di mantenere il consenso non manca infine un provvedimento-condono; gravissimo in tal senso, lo stop alle demolizioni delle case abusive in Campania, anche se costruite in aree protette, in chiaro spirito "libertino", della serie: " il Governo del fare, quel che ci pare ". Altro contentino per tenersi buoni i vecchietti del Paese, il ritorno della social card, affidata questa volta agli enti caritatevoli.
In un clima di totale incendio mediatico, il Governo vara l'ennesimo provvedimento rivolto non all'interesse generale ma teso all'esclusivo mantenimento della sua sopravvivenza.
L'attenzione del Paese, da troppo tempo, e' calamitata univocamente sui vizi dell'uomo Berlusconi. Ritengo invece che sia fondamentale proiettarla sempre piu', verso i limiti, le incongruenze, i fallimenti politici dello statista.


domenica 13 febbraio 2011

ENNESIMA EMERGENZA SALVA GOVERNO

Scoppia una nuova crisi umanitaria. Lampedusa e' letteralmente invasa da migliaia di nord-africani. Maroni e' molto preoccupato. Si ipotizza una grande invasione di clandestini, un vero e proprio cataclisma migratorio. I flussi sono fuori controllo, non esiste nessun "Gheddafi" che possa scongiurare la minaccia. Il Governo decreta lo stato d'emergenza.
D'improvviso c'e' una nuova sciagura a compattare una sfibrata maggioranza. C'e' bisogno di coesione, per scongiurare il peggio. Non si sa chi possa annidarsi tra questi profughi o presunti tali. La deriva fondamentalista e' sempre pronta ad impadronirsi del fenomeno, almeno così pare affermi la maggioranza.
Dopo la Tunisia, adesso anche l'Egitto rappresenta una mina vagante. L'esecutivo non puo' rischiare di andare a casa prematuramente, per futili questioni di gossip o perche' sottoposto ad adunanze diffamatorie sotto la regia di una eterea sinistra intellettuale o tanto meno perche' l'orgoglio delle donne, il loro falso moralismo, pare sia gravemente ferito.
La crisi della maggioranza, ancora una volta, e' rimandata a data da destinarsi.
Questa volta non e' stato un cataclisma naturale come in Abruzzo a ravvivare la squadra di governo, ne' tanto meno un alluvione o la mancata spallata delle opposizioni. Neanche una sfavorevole congiuntura economico-finanziaria internazionale, pare possa richiamarsi come cupa minaccia che attenti la stabilita' del nostro Paese, tale da richiedere compatezza nella nostra politica interna. Anche la monnezza napoletana e "l'efficiente" interventismo governativo a tal scopo, pare non vada piu' di moda.
In questo caso, tutta l'attenzione del Governo e quella dei media "tele-guidati", e' rivolta verso i concittadini dello "zio di Ruby". Per un po' di tempo, non si parlera' piu' di escort e festini. Purtroppo pero', ancora una volta, nemmeno dei reali problemi degli italiani.
Mai esodo migratorio, fu così tanto atteso.



martedì 8 febbraio 2011

PARALISI

Il Paese e' fermo, nulla si decide, niente di nuovo accade.
Il Governo tiene, ma non legifera. Le vicende processuali del Premier paralizzano l'esecutivo, polarizzano le opposizioni, ipnotizzano l'opinione pubblica.
La politica, nella sua interezza, smarrisce la sua principale funzione, quella di promuovere proposte per il bene collettivo, impantanandosi in alchemiche strategie a favore o contro l'interesse di un singolo uomo: Silvio Berlusconi.
Questa forma di stasi determinista, sta assumendo i caratteri di una pandemia culturale, un morbo che permea l'intera collettivita', alterando in modo irreversibile, le normali relazioni sociali.
La maggioranza fa quadrato intorno al suo leader, dimenticando le esigenze primarie per il Paese.
L'opposizione camuffa i suoi ritardi, la sua frammentazione, con l'unico ed ormai scontato rimedio coagulante: antiberlusconismo. Nella battaglia contro un individuo, si sacrificano le esigenze della collettivita', non si individuano valide proposte alternative per il Paese.
Quest'anno si celebra il 150° anniversario dell'Unita' d'Italia. Mai come adesso, il Paese e' diviso, lacerato. Tale contrapposizione non e' ideologica ma metafisica e attiene al modo in cui il singolo cittadino si correla ad un singolo leader politico: Berlusconi. In questo viscerale schierarsi, sia gli eletti che gli elettori, hanno smarrito il normale senso comune, cristalizzando di fatto, un artificiale senso di appartenenza.
Nel frattempo la crisi economica permane; con essa le incertezze ed i timori di come affrontare il futuro. La disoccupazione aumenta, la crescita si contrae. Restano troppo elevati gli indici di tassazione e del debito pubblico.
Si vive alla giornata, senza la possibilita' di poter organizzare il proprio domani. Cio' vale sia per le imprese che per le famiglie. Il normale cittadino, l'impiegato, l'operaio, l'artigiano, si auspica che la politica nel suo insieme, si interessi alla sua condizione. Ritengo che per la strangande maggioranza di queste persone, non sia fondamentale conoscere quante siano le escort del Premier, ne' tanto meno cosa dicano su tale argomento noti intelletuali o presunti tali.
All'inizio del terzo millennio, la "sindrome" di Arcore, e' il vero male antropologico di questo Paese. Fino a quando questa "malattia" non sara' debellata, l'Italia sara' sottoposta ad un perdurante clima di paralisi.







sabato 5 febbraio 2011

BERLUSCONI APRE A STORACE. CON IL DUCE MARCIVA IN GALERA

Berlusconi compie l'ennesimo colpo di coda, l'ulteriore schizzofrenica contorzione, alla stregua dell'agitarsi del capitone in padella che continua a contorcersi nonostante sia immerso nell'olio bollente.
Il Premier nella sua ormai ventennale fanta-crociata, contro la minaccia comunista e il giustizialismo delle toghe, chiaramente rosse, pur di mantenersi a galla nel maremoto processuale in cui e' coinvolto, sposta l'asse di Governo a destra, in un rimpasto, l'ennesimo, in cui chiede soccorso direttamente a Storace, per scongiurare il pericolo sinistro.
Promessa una poltrona di Sottosegretario ad un partito, La Destra appunto, alleato del PDL ma nemmeno rappresentato in Parlamento. Che bisogna fare per campare...
Storace, entrera' nel Governo dalla porta di servizio. Dopo i responsabili, capeggiati dal trio Scilipoti, Calearo, Cesario, provenienti dal centro-sinistra, il recupero di qualche moderato e di alcuni finiani incerti, sara' il siciliano Nello Musumeci, l'ultimo acquisto del Premier.
Berlusconi con l'ennesimo gioco di prestigio, punta sul fascino romantico di un autentico uomo di destra, visto che anche Fini e' diventato comunista. Un rappresentante politico di sani principi patriottici e nazionalistici, per scongiurare l'avanzata della sinistra intellettuale e radical chic. Una sinistra (la cui attuale forza evanescente e' di fatto ingigantita dal Premier) che cerca di sovvertire il voto popolare con l'irradiazione sistemica e demagogica della menzogna.
C'e' sconcerto ed inquietudine tra i nostalgici delle camice nere che usano approcciarsi ancora con il saluto romano.
Ai tempi del Duce, grigi personaggi alla Berlusconi, sarebbero marciti nel fetido umido delle patrie galere.


giovedì 3 febbraio 2011

BERLUSCONI E LEGA, BOCCIATI

Nel voto in sede bicamerale, non e' passata la legge sul federalismo municipale. Si attende la decisione della Lega, la quale ha sempre affermato con fermezza che, qualora i provvedimenti sul federalismo non fossero stati conseguiti, l'unica strada da prendere sarebbe stata quella delle elezioni. La Lega quindi, con ogni probabilita', potrebbe mettere fine a questa lunga agonia dell'esecutivo, divenuto ormai un ectoplasma, almeno che non abbia a sua volta, paura del voto.
Come nel 1994, con ogni probabilita' sara' Bossi, l'alleato fidato, a fare lo sgambetto al Premier, sempre piu' arenato nei suoi guai giudiziari.
Si aprono adesso nuovi scenari, nuove alleanze. Nel PDL, per la prima volta si potrebbe ipotizzare la scelta di un nuovo candidato Premier. Continuare ad insistere con quello attuale, sarebbe davvero autolesionistico. Nelle ultime settimane infatti, rispetto ad un crollo verticale nel gradimento del Presidente del Consiglio, si e' registrata una sostanziale stabilita' del primo partito di governo. La cosa deve indurre alla riflessione.
Nelle grandi democrazie, i leader passano, i partiti, se davvero grandi, restano. Molto dipendera' da cosa accadra' nei prossimi giorni al Premier. Se la sua posizione giudiziaria dovesse precipitare, una sua potenziale ricandidatura, diventerebbe davvero scomoda ed imbarazzante. Tale questione, seppur sottaciuta nel PDL, e' molto piu' avvertita dall'alleato leghista che, se al tempo di un ipotetico rimpasto, non disdegnava una possibile candidatura di Letta o Tremonti, in caso di nuove elezioni, proverebbe ad imporre un suo proprio candidato.
Il Terzo Polo intanto sta a guardare. Se il PDL puntasse ancora su Berlusconi, non sarebbe esclusa un'alleanza di ampio respiro con il PD e IDV, per attuare le necessarie riforme condivise. In tal caso, anche la Lega rischierebbe la sconfitta e quindi, non spingerebbe per nuove elezioni. Nel caso viceversa, si puntasse su di un nome diverso, Fini potrebbe ancora appoggiare i suoi vecchi alleati. Ma nel PDL, non esistono le primarie. La candidatura al premierato, avviene per autoproclamazione da parte del "monarca".
Berlusconi, per tale motivo, cerca con ogni sforzo di tenere compatta l'attuale maggioranza, trascinandola nella palude dei suoi procedimenti penali. Da collante indispensabile, il Premier si e' trasformato in un mastice indelebile, da cui pare, sia impossibile liberarsi.
La mancata approvazione delle leggi sul federalismo, oltre ad aver sancito una sconfitta per la Lega, rappresenta l'ennesima bocciatura per il Governo Berlusconi.