giovedì 15 marzo 2012

LO SPREAD SCENDE, LA DISPERAZIONE SALE

Lo spread scende, l'economia pure. L'Italia avra' pure riguadagnato quella dignita' internazionale dopo il periodo delle orge berlusconiane, ma la musica non cambia. Anzi, pare che per noi comuni cittadini, compressi dalla morsa del mutuo, dalle rate dell'autovettura, dalle rette scolastiche, dalle esose tariffe locali, dal caro bolletta, dal salasso carburante, dall'incubo IMU, il periodo alle porte sia a dir poco nefasto.
Il Governo Monti continua a rimandare la tanto annunciata fase 2, quella relativa allo sviluppo. D'improvviso si e' pensato che lo scontrino fiscale potesse diventare per incanto, la chiave di volta per il rilancio della nostra economia. Pagare tutti, per pagare meno e avere al contempo, migliori servizi. Sacrosanto. Nel frattempo pero', i tecnici del governo, dovranno rivedere le loro stime di recupero di IVA e quindi di aumento di cassa, poiche' tante aziende stanno chiudendo i battenti, sia per mancanza di credito dalle banche (da strozzine diventate becchine), sia per una domanda che si e' ridotta al lumicino. Centinaia di migliaia di imprese chiuderanno, specie nel settore agricolo, soprattutto al sud. A quel punto, come fara' cassa il Governo?
Anch'io da questo spazio, ho sottolineato come un governo di tecnici fosse il male minore in un paese dove malapolitica e corruzione diffusa, erano diventati costume consolidato.
Ma da questo Governo, in tanti, me compreso, si aspettavano risposte tese ad instaurare un percorso di ripresa e sviluppo. Cio' non sta avvenendo. E' solo di Monti la colpa? I partiti, quelle mastodontiche organizzazioni a fine di lucro, cosa stanno facendo nel frattempo? Cosa si dicono Monti, Alfano, Bersani e Casini, nelle loro riunioni segrete?
Il Paese vuole delle risposte. La disperazione aumenta e con essa, il fermento di una potenziale, ramificata ed incontrollabile protesta sociale.


giovedì 8 marzo 2012

SI, LA POLITICA FA PROPRIO SCHIFO

Perche' il Ministro per la cooperazione Riccardi, dovrebbe scusarsi? La politica fa schifo, non ci voleva un ministro per ricordarlo agli italiani.
Il PDL, con 46 dei suoi Senatori, firma una richiesta di dimissioni, verso il Ministro che ha osato pronunciare questa sua opinione nei confronti di chi, ormai da troppo tempo, paralizza le istituzioni e le sorti di questo Paese.
Tutto nasce dal mancato vertice dei principali partiti con il Governo, saltato perche' erano previste discussioni su alcuni settori per così dire nevralgici per la componente pidiellina, vale a dire, giustizia e informazione pubblica.
D'improvviso, probabilmente, sarebbero stati messi in discussione, privilegi di casta da tempo polarizzati a proprio ed esclusivo vantaggio. Un governo tecnico, calato dall'alto per risollevare le sorti economiche del Paese, non poteva ambire ad interessarsi d'altro.
Tale presa di posizione, rappresenta senza dubbio, un pericoloso precedente. I professori chiamati dall'UE al capezzale della Nazione, sono stati avvisati. Per i prossimi mesi, dovranno interessarsi esclusivamente a dissanguare gli italiani, nell'ardua impresa di mettere ordine nei conti dello Stato. Ogni loro accennato tentativo di migliorare al contempo le regole di convivenza democratica in questo Paese, sara' condannato con cinica spietatezza dalla maggioranza del Parlamento, istituzione democratica che tengo a ricordare, ha sancito che Ruby era la nipote di Mubarak e che molti dei suoi rappresentanti non potevano essere sottoposti a carcerazione.
La politica torna a riprendersi la scena. Lo fa nel suo modo consueto: generando schizzi di merda.
Vedere gente come Gasparri e La Russa inorridire per la frase pronunciata dal Ministro, senza dimenticare lo scandalo che sta travolgendo la Lega, dopo quello che ha riguardato il Pd, fa capire a tutti gli italiani in modo cristallino che i sacrifici che stiamo compiendo saranno resi vani tra circa un anno: la politica tornera' nuovamente a schizzarci il volto della sua materia.

domenica 4 marzo 2012

PROTESTA NO TAV: ESPRESSIONE DEL DISAGIO SOCIALE

La protesta No Tav dilaga. Ormai si e' capito che non e' piu' soltanto una questione collegata ai territori della Val Susa. Non si tratta di fascinorosi ecologisti anti-cementificazione, ne' di sparuti cittadini di montagna che non vogliono vedere deturpata la loro valle, per far posto ad una grande opera che dovrebbe (il condizionale di questi tempi e' dobbligo) portare sviluppo e benessere in quei territori e di riflesso all'intero Paese. Del resto, tale teoria, e' stata piu' volte smentita da esperti di settore e dalla realta' dei flussi commerciali che vedono premiare la direttrice sud-nord a quella ovest-est.
In questo caso, ci troviamo dinanzi, ad una forma di protesta sociale che potrebbe prendere, se non intercettata, una deriva molto pericolosa. In molti affermano che in Italia esiste un organizzato popolo del no. No al Ponte sullo Stretto, no ai gassificatori, no alle centrali nucleari, no alle grandi opere. Sara' vero, ma l'Italia e' l'unico paese al mondo, dove e' stato certificato da tante sentenze, che realizzare grandi opere significa legalizzare una forma di ruberia di Stato, dove le amministrazioni locali e le organizzazioni malavitose lucrano a danno dei cittadini, per opere che spesso non hanno una reale utilita' e la cui realizzazione richiede tempi biblici.
Il no di Monti alle Olimpiadi del 2020, ne e' la riprova.
Come mai allora, l'attuale Governo mostra il pugno duro contro i No Tav? Probabilmente, Monti non vuole mettere becco in progetti presi da altri governi, rischiando di interrompere quella pax vivendi con un Parlamento chino ai suoi dictat di traghettatore del Paese nella tempesta.
Ma chi protesta esprime un disagio che, in questi ultimi tempi, sta diventando una cronicizzata patologia.
Nella protesta No Tav, c'e' la rabbia del cassintegrato, l'inquietudine del precario, la frustrazione del disoccupato, l'avvilimento del licenziato, il rancore del fallito, la rassegnazione del laureato, lo stento del pensionato, la mortificazione del terremotato.
Quando si innesca un coctail esplosivo così pericoloso e quando, a questi interlocutori non si da ascolto, tutto e' possibile.

lunedì 27 febbraio 2012

TASSE O POLITICA? GLI ITALIANI PARE ABBIANO SCELTO

Siamo tartassati dalle tasse, dall'aumento del prezzo dei carburanti, da quello prossimo dell'Ici, divenuta Imu. Gli stipendi dei lavoratori italiani sono tra i piu' bassi d'Europa, mentre quello dei parlamentari e' quello piu' elevato. Abbiamo un debito pubblico spaventoso, mentre il nostro Pil dopo anni di crecita irrisoria, nel 2012 avra' un andamento negativo. La disoccupazione giovanile e' tra la piu' elevata nell'area UE, mentre il nostro welfare e' quasi da terzo mondo.
Nonostante cio', nonostante Monti non faccia intravedere al momento, nessun provvedimento foriero di crescita e sviluppo, gli italiani lo preferiscono ai tanti politici sia di destra che di sinistra ( il centro in Italia e' solo calcolato opportunismo generalista ) che per anni hanno portato il Paese alla deriva.
Un dato fortemente indicativo e' dato da una ricerca di settore, seconda la quale, solo l' 8% degli italiani oggi, vorrebbe un immediato ritorno dei partiti alla conduzione della vita pubblica del Paese. In un Paese, dove la corruzione, il clientelismo, l'affarismo sono diventati sistema nell'amministrazione della cosa pubblica, meglio un commissario che istituzionalizzate cricche di potere.
Una cosa impressionante che Monti e' riuscito a realizzare in 100 giorni, e' il risparmio di oltre 40 milioni per le spese di Governo, di cui la meta' provengono soltanto dalla riduzione dei costi per l'utilizzo di trasporti di Stato (essenzialmente i voli di linea). Cio' deve far riflettere su come lo spreco e lo sperpero fossero ormai innati in chi gestiva la cosa pubblica.
Certo, Monti tutt'oggi e' sorretto da un Parlamento dove siedono tanti di questi politici. Ma a questi stessi politici, per diverisi motivi, fa comodo supportare il Professore.
Andare al voto subito o tra un anno a poco serve, pur cambiando l’attuale sistema elettorale.
E' la politica, nel suo insieme, ad aver fallito in questi ultimi lustri. Gli italiani sono consapevoli che andrebbe ricostituita un'intera classe dirigente. Meglio affidarsi ad un tecnico che ci spreme il midollo, che ritornare al vecchio teatrino della politica. I politici da parte loro, stanno al gioco, sapendo che si tratta solo di aspettare. Fanno fare a Monti cio' che non avrebbero mai avuto la capacita' o il coraggio di fare.
Tuttavia, non essendo l'Italia una repubblica presidenziale, ne’ uno stato dove il presidente del consiglio puo’ decidere senza il parere del parlamento, i partiti giocano ancora un ruolo determinante che, in questo caso, e' di complicita'. Monti dura, in quanto e' il Parlamento che lo fa durare.
Fino ad ora, tale Istituzione democratica, era garanzia contro qualunque ipotesi di deriva personalistica. Oggi potrebbe essere un limite al reale svecchiamento di un paese ormai logoro, nell’economia, nella societa’ e nella sua cultura.

giovedì 23 febbraio 2012

100 GIORNI LACRIME E SANGUE

Il Prof. Monti supera indenne i primi 100 giorni di mandato. Il Parlamento gli da ancora una sconfinata fiducia. Come potrebbe fare diversamente? I maggiori partiti prendono fiato, contenti che il nominato e non eletto Presidente del Consiglio, faccia il suo mestiere, raggranellando il piu' possibile soldi dalle tasche degli italiani, per la precisione da quelli che da sempre pagano il conto di una crisi che pare sia senza fine.
In verita', il sottoscritto riponeva molta fiducia in Monti. Il precedente governo era alla frutta, Berlusconi era ormai una figura politica imbarazzante, non piu' credibile a livello internazionale. Andare subito a nuove elezioni tuttavia, la consideravo un'ipotesi troppo rischiosa. L'idea di un governo tecnico, guidato da una personalita' autorevole, con il sostegno della maggioranza del Parlamento, era una soluzione piu' che plausibile.
Mi aspettavo aspri interventi di tassazione, inevitabili quando si deve far cassa ed in fretta. Al tempo stesso pero', speravo in riforme epocali nel settore dello sviluppo e della crescita. La famosa fase 2 annunciata dal nuovo esecutivo, stenta pero' a prendere forma.
I maggiori interventi di liberalizzazione, restano ancora in fase embrionale. Le tanto attese riforme costituzionali per l'eliminazione delle province e la drastica riduzione dei parlamentari, sono state calendarizzate per la fine dell'anno in corso. L'ipotesi di far pagare la nuova IMU anche anche alla Chiesa, e' stata celermente accantonata. Nel mercato del lavoro, non penso che il discutere le ipotesi di come lincenziare un lavoratore, possano determinare crescita e sviluppo, a meno che non si ipotizzi che questo debba avvenire attraverso il maggior utilizzo dei registratori di cassa.
Nel frattempo tante aziende chiudono, non avendo piu' domanda sul mercato e credito dalle banche, le quali pare, abbiamo smesso di svolgere anche la loro semplice funzione di salvadanaio, visto che chi ha qualche spicciolo, se lo tiene nascosto in casa.
Dopo 100 giorni di governo Monti, lo spread si e' stabilizzato, le Borse sono in crescita ma comunque siamo stati ulteriormente declassati dalle agenzie di rating, segno evidente che le aspettative di ripresa per la nostra economia sono ancora in fase prettamente prospettica. Di sicuro, siamo piu' sfiduciati per il nostro futuro e abbiamo molti meno euro in tasca.
Il dramma vero, e' che al momento nel paese, non ci sarebbe nessuna valida alternativa politica. Monti e' consapevole di questo vuoto istituzionale e procede spedito per la sua strada lacrime e sangue, incurante delle vittime che lascia sul selciato.

domenica 19 febbraio 2012

IL MOLLEGGIATO NON E' PIU' ROCK

Non e' mia abitudine seguire Sanremo. Da anni non guardo piu' il Festival. Penso che da tempo, questo carrozzone di costruite e pianificate polemiche nazional popolari, intorno alla kermesse canora, abbia abbondantemente oscurato e sminuito, lo stesso valore delle canzoni e dei loro interpreti, riducendole a motivetti riempitivi di un evento ormai controllato, gestito, influenzato e condizionato da grossi gruppi di potere.
Cio' che ho seguito, la prima volta attraverso internet e la seconda in diretta, sono stati i tanto attesi, pubblicizzati (a mo' di martellamento quotidiano), interventi di Adriano Celentano, ultimamente assurto, a nuova icona profetica del nostro Paese. L'artista personalmente, non mi e' piaiuto affatto. Il molleggiato per l'occasione, e' stato poco "rock". Non contesto il fatto che un’artista diventi una sorta di filosofo e che dia lezioni di sociologia contemporanea a mo’ di sermone. Non contesto i tanti soldi dati ad un’artista per due esibizioni, anche se trovo profondamente sensibile il suo voler devolverli in beneficenza (e’ stata taciuta la contestazione degli sponsor che hanno chiesto la restituzione di ben 650.000 euro perche’ Celentano ha sforato i tempi stabiliti). Alla fine pero', trattavasi sempre di soldi di noi contribuenti e "mamma" Rai, in tempo di spasmodica ricerca di sobrieta’, diventata quasi un must da sbandierare, una moda molto chic anche per chi i soldi continua ad averli, poteva cercare di spendere meno. Lo stesso dicasi per le vallette ed il conduttore. Ripeto non contesto cio’.
Mi e’ dipiaciuto pero' che il molleggiato abbia adoperato il palco di Sanremo quasi per una bega personale. Ha dato addosso a due testate vicine alla chiesa perche’ le medesime, nei giorni precedenti, avevano stigmatizzato l’inopportunita’ del suo cachet. Parlando di Gesu', gli apostoli, il senso della vita e della morte, ha accusato queste testate di essere diventate organi d'informazione politica. Sara' vero, ma forse e' altrettanto vero, che l'intera istituzione ecclesiastica ha smarrito l'essenza del suo spririto pastorale. Ma forse, in tal caso, Adriano si sarebbe spinto troppo oltre.
Da Celentano mi aspettavo di piu'. L'artista non ha parlato dell’attuale momento politico-economico, della crescente disoccupazione, della perdita di speranza di milioni di giovani rassegnati a rimanere ai margini della societa', della corruzione dilagante e permanente tra chi amministra la cosa pubblica, mala-abitudine elevatasi a costume condiviso, delle carceri sovraffollate, della tassazione violenta a cui siamo sottoposti dal nuovo governo, non seguita da misure finalizzate allo sviluppo.
Mi dispiace, ma devo constatare che, uscito di scena il nemico per antonomasia, l'illusionista creatore di facili sogni alla portata di tutti, lo statista corruttore divenuto all'impproviso ingombrante, in tanti abbiano perso un facile ed, ultimamente, debole obiettivo per le proprie dissacrazioni e nessuno riesca a proporre, a generare modelli per la rinascita, per il riscatto di questa societa’, per la genesi di una rivoluzione, prima di tutto, culturale.
In tal senso, Celentano, nella sua veste di rocker contestatore, mi ha deluso in modo assoluto.

giovedì 16 febbraio 2012

IL NO DI MONTI ALLE OLIMPIADI FA RIFLETTERE

Venti anni or sono, ebbe inizio tangentopoli. La prima Repubblica si dissolveva sommersa dagli scandali e dalle mazzette. Dopo venti anni poco e' cambiato. Il mal costume ha continuato ad imperversare, con strategie diverse, piu' raffinate. Un tempo erano i politici ha incassare le mazzette. Oggi sono loro a pagare i favori, per mantenere il loro potere, la propria poltrona.
Anche per tale atavica, insita, inguaribile predisposizione all'imbroglio legalizzato, l'attuale Governo Monti ha bocciato in modo definitvo la candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020.
Il Prof. con la sua proverbiale sobrieta', ha addotto spiegazioni economiche al suo diniego, sostenendo che negli ultimi vent'anni, in quasi tutti i paesi organizzatori, si e' verificato un profondo dissesto nelle casse dello stato, susseguente alle ingenti spese per la realizzazioni delle opere previste. Per il comitato promotore, i giochi rappresentavano un' irripetibile occasione di sviluppo. Per il Governo invece, una piu' che probabile deriva al dissesto.
In altre parole, il Presidente del Consiglio, ha fatto intuire attraverso il concetto della grossa difformita' tra spese preventive e consuntive, che nel nostro Paese ci sarebbe stato un "magna-magna" incalcolabile ed incontrollabile, in ordine alla possibilita' di organizzare un evento colossale come un'Olimpiade. Le varie cricche, se ne faranno una ragione.
Se invece, i suoi timori, fossero soltanto di natura prettamente economica, ci sarebbe da preoccuparsi per davvero. Vorrebbe significare che Monti e' consapevole che la recessione in atto sara' molto lunga, ed i suoi effetti molto gravosi, da sottoporre il Paese ad una forte contrazione perdurante nel tempo, tale da non permettere nessun tipo di spesa straordinaria.
Le Olimpiadi di certo non si faranno. L'uscita in tempi brevi dalla crisi, resta invece una grossa incognita.

lunedì 13 febbraio 2012

SANREMO: LA FOTO DEL PAESE CHE FU

Martedì 14 febbraio, San Valentino, ha inizio il festival di Sanremo, kermesse canora diventata consolidato costume del nostro Paese.
Le luci della ribalta come al solito saranno puntate sulla cittadina ligure. Vip, presunti tali, inviati dei media, pupe in cerca di visibilita', paparazzi pronti allo scoop e tantissimi pendolari curiosi, si concentreranno nella citta' dei fiori che, per una settimana, diventera' una sorta di " isola dei cantanti famosi " o di chi, per la prima volta, tentera' la strada del successo, sperando di agganggiarsi all'impresario giusto.
Mai come quest' anno, tanto effimero ed evanescente trambusto, tale plastica ed artefatta costruzione mediatica, stridera' con la cruda ed avvilente realta' sociale, fatta di rinunce e privazioni, di precari e cassintegrati, di aziende che chiudono e di imprenditopri che falliscono, di giovani talenti che emigrano e di loro coetanei che si rassegnano a rimanere inoccupati.
I protagonisti piu' attesi di questo festival, Morandi e Celentano, sono la testimonianza vivente dell'Italia che fu, una foto in bianco e nero ormai sbiadita e sepolta dalla polvere, icone trasformatesi in delle maschere di carnevale che rievocano i bei tempi andati.
Oggi, una crisi dilagante, figlia di un progressivo fallimento della politica, di un incancrenimento della morale dei suoi interpreti, sommerge l'intero Paese. La progressiva diminuzione dello spread e il crescente consenso internazionale del nostro Presidente del Consiglio, servono soltanto a calmierare le Borse. L'Italia resta un paese fermo e senza prospettive.
Chissa' se a Sanremo, oltre l'amore, sara' cantato il grido di dolore di un Paese in ginocchio.

sabato 11 febbraio 2012

MOMENTO NO

Quasi mai ho adoperato questa piattaforma per sfoghi personali. Ma stasera avverto il bisogno di farlo, di girare a chi segue questo spazio, le angosce e le sofferenze che sto patendo in questo inizio d'anno. E' un momento no.
La mia attivita' va male. Mi dovrei consolare vedendo che in tanti non se la passano bene. Ma io sono sempre stato un tipo combattivo, tenace, caparbio che non riesce a vedere il bicchiere mezzo vuoto.
Il sogno di una vita pare dissolversi. La mia fu all'epoca, una scelta piu' esistenziale che imprenditoriale. Non volevo arricchirmi con quello che mi apprestavo ad intraprendere, sapevo le difficolta' che avrei incontrato in un territorio notoriamente difficile, Casal di Principe, marchiato da un' univoca ed atavica fama negativa, antropologicamente indelebile. Speravo di "campare" in modo decoroso. Purtroppo le cose non girano. Da settembre scorso, si e' notevolmente ridotto il numero dei clienti che frequenta l'agriturismo. Cio' ha reso piu' gravosi, gli impegni finanziari intrapresi.
A tutto questo, si aggiunge un cattivo stato di salute. Ho problemi all'anca. Dopo oltre 20 anni di calcio, migliaia di chilometri di jogging, circa 4 anni di tennis, e tanto lavoro in campagna, senza dimenticare la tanta acqua e freddo presi sulla moto, i vecchi dolorini con i quali convivevo da tempo, si sono accentuati, divenendo cronici. Inoltre, da poco, seguivo gli allenamenti di calcio a 8 dei ragazzi della parrocchia del quartiere dove abito a Napoli. Aver dovuto sospendere tale iniziativa mi e' dispiaciuto tantissimo.
Il primario che mi ha visitato mi ha esortato ad abbandonare l'idea di continuare a praticare il tennis, passatempo che ultimamente, per me era diventata un'importante valvola di sfogo, per trovare uno scampolo di evasione in una vita diventata stressante. Secondo il suo parere, l'unica attivita' fisica che potrei praticare senza gravare sull'articolazione, e' il nuoto.
Mi sto sottoponendo a terapie fisioterapiche. Sono seguito da uno staff molto preparato, fisioterapisti che per il passato hanno seguito anche la nazionale italiana rugby. Ma dopo due settimane di cure e trattamenti, non riscontro nessun miglioramento. Mi hanno detto che ci vuole tanta pazienza.
Bisogna accettare l'idea che l'eta' avanza, ma non avendo ancora 45 anni, ed avendo sempre fatto sport, mi ritengo ancora "giovane".
Qualcosa in me comunque sta cambiando. Cio' che amavo tanto, nel lavoro e nel tempo libero, d'improvviso mi e' diventato ostile. Sto riflettendo molto sul mio presente ma soprattutto sul mio futuro. Sto intuendo che a breve, dovro' rinunciare a qualcosa.
Di solito, quando si cade, ci si rialza. Spero di trovare ancora la forza e l'entusiasmo per farlo.

mercoledì 8 febbraio 2012

" NEVICA, GOVERNO TECNICO "

Di solito, quando c'erano grosse precipitazioni piovose, si era soliti pronunciare la fatidica frase: " piove, governo ladro".
Nell'ultimo periodo berlusconiano, si iniziava addirittura ad ipotizzare che il cavaliere portasse sfiga. Terremoti, alluvioni, smottamenti, crolli di dimore imperiali, finanche la fine di tirannie presiedute da alcuni capi di stato, diventati amici di Silvio, furono collegate a questa fantasiosa e surreale ipotesi iettatoria.
La storia ha cambiato il suo corso. Da un governo di politici inquisiti (salvati dal carcere attraverso il Parlamento) faccendieri, venduti e comprati, siamo passati ad una compagine di alto profilo tecnico-professionale, composta da illustri professori amici di banchieri, intorno alla quale pare, la politica si sia inchinata, cercando a bocce ferme e, lontano dai riflettori, di sistemare per altra via, i propri interessi di casta, non portando disturbo al conducente.
Ma a livello di "sfiga" non pare le cose sia cambiate. Dopo il disastro della Concordia (a proposito di inchino...), adesso l'Italia e' piegata dal gelo. L'ondata di freddo ha fatto gia' quaranta vittime, palesando l'atavica approssimazione del nostro Paese, a fronteggiare situazioni eccezionali.
Questo Governo e' stato da subito battezzato come governo "lacrime e sangue".
In questo caso potremmo affermare: "nevica, governo tecnico". Dopo i primi provvedimenti varati sulle teste di noi italiani, le lacrime sono diventate stalattiti e il sangue si e' definitivamente raggelato.



giovedì 2 febbraio 2012

OSTAGGI DELLA CHAMPION

Il Napoli non riesce piu' a vincere. La bella squadra di inizio campionato, d'improvviso si e' smarrita.
Nelle ultime quattro partite, raccolti soltanto tre punti, una media da retrocessione. Dopo aver pareggiato in casa con il Bologna, in trasferta a Siena, dopo la sonora sconfitta col Genoa, ieri gli azzurri non sono andati oltre lo 0-0 con un modesto Cesena.
Il Napoli e' settimo. La capolista Juventus, con una partita in meno e' a 14 punti, l'Udinese terza, ci distanzia di 11.
Mazzarri se la prende con gli arbitri, palesando grossa insofferenza e scarso senso di autocritica. Il Presidente De Laurentiis, se la prende con i tifosi, secondo lui poco pazienti e riconoscenti verso cio' che la societa' ha fatto per la squadra e la citta', dimenticando cio' che lui ha ricevuto come imprenditore, quando in 60.000 riempivano il San Paolo anche nelle prime partite di C.
La squadra denuncia grossi sbandamenti in difesa, poca lucidita' a centrocampo ed un preoccupante appanamento in attacco.
Qualcosa si e' inceppato. La magica compagine di Champion, ha perso continuita', iniziando ad accusare una certa insicurezza. Anche le cose facili, diventano complicate. Giocatori tanto attesi e pagati a caro prezzo come Inler (circa 20 milioni di euro), non rendono come dovrebbero, altri acquistati come preziosi rincalzi, sono stati definitivamente accantonati dal mister (Phideleff, Fernandez, Chavez, Donadel, Lucarelli), altri ancora, ceduti nel mercato di gennaio (Santana, Mascara, Rinaudo). Il Napoli, eccetto l'innesto di Pandev, continua a ruotare intorno all'organico della passata stagione, evidenziando a questo punto, dei limiti nella gestione del mercato.
La squadra e' chiamata a disputare un importante appuntamento, gli ottavi di Champion, contro il Chelsea (gare il 21/2 e 6/3), ma questa gara si sta trasformanodo in una sorta di incubo, che sta tenendo in ostaggio un'intera citta'. Nessuno osa attaccare la societa' ed il tecnico, in modo apertamente duro, perche' al momento, restiamo ancora nell'Europa che conta.
Ma a questo punto, era meglio uscire nel girone di qualificazione e puntare nuovamente in alto in campionato o fare espererienza in gare europee? Le vie del Signore sono infinite, ma credo sia umanamente improbabile che il Napoli possa vincere la piu' importante competizione europea. Quindi con ogni probabilita', visto che assai compromesso il raggiungimento del terzo posto, lasciapassare per una nuova Champion per il prossimo anno, la stagione pare compromessa. Il Napoli rimane in corsa anche in Coppa Italia. Assicurarsi la finale da disputare contro Juventus o Milan, garantirebbe l'accesso all'Europa League. Ma la Champion ha un altro fascino e soprattutto, altri ritorni economici.
De Laurentiis parla di squadra in working-progress ma sa benissimo che solo ritornando nella massima competizione europea, potrebbe assicurarsi un bilancio florido e in ordine, pena la cessione dei pezzi migliori, corteggiati ormai da tempo.
Sognare fa bene ma, oggettivamente, un ciclo pare volgere a termine. E quando le cose vanno male, la colpa e' sempre degli arbitri e della mala sorte.


giovedì 26 gennaio 2012

UN PAESE UNITO. NELLA PROTESTA

In tutta Italia divampa la protesta. Centinaia di migliaia di persone occupano le strade. I Tir si fermano, bloccando di fatto la distribuzione delle merci nel paese. Protestano i farmacisti, i notai, gli avvocati, i benzinai, i tassisti, gli edicolanti, gli ambulanti, gli agricoltori, i pescatori.
I provvedimenti del governo Monti infiammano il malcontento, mettendo ancora piu' a nudo una situazione di quasi definitivo non ritorno: una stagnante recessione.
E come se d'improvviso, si fossero aperti gli occhi dopo un lungo sonno, un' ipnotica catarsi, nella quale non ci si rendeva conto del lento, graduale, inesorabile impoverimento della collettivita'. L'Italia da oltre dieci anni cresceva meno degli altri grandi paesi europei, continuava ad avere scarsa efficienza nei servizi, nelle infrastrutture, investiva poco nella ricerca, continuava cio' nonostante, ad avere una elevata pressione fiscale ed un impressionanete debito pubblico.
Ma perche' solo adesso si protesta? Perche' solo adesso si scende in piazza, non per esibire un maglione di cachemire viola o per compiere dei patetici girotondi, ma per affrontare con violenza le forze dell'ordine?
Dopo una stucchevole, sterile, di certo non produttiva alternanza politica, tra berlusconismo ed antiberlusconismo che in pratica ha castrato la Nazione di idee, uomini e programmi, oggi ci si scaglia contro un governo tecnico o se volgiamo tecnocrate, il quale voglio ricordare se ce ne fosse bisogno e' retto da una maggioranza parlamentare, quindi politica.
I provvedimenti presi sono stati duri, forse potevano essere diversi. Ma la situazione precipitava e tutti, ma proprio tutti, se la stavano facendo addosso, a cominciare dal Cavaliere che quotidianamente, vedeva dissolversi le sue ricchezze nelle Borse. Altro che senso di responsabilità!
Questo governo dei professori, ma non degli Scilipoti, dei banchieri ma non degli indagati per mafia, per la sua connotazione apolitica, ha avuto la capacita' di compattare il malcontento, di renderlo svincolato da qualsiasi forma di mediazione e compromesso e per questo, di accrescerne a dismisura, i suoi effetti sull'intero territorio nazionale.
Berlusconi per circa un ventennio ha diviso il Paese.
Monti d'improvviso, lo ha unito. Nella protesta.

domenica 22 gennaio 2012

LA CRESCITA? C'E BISOGNO DI UN MIRACOLO

Il prof. Monti (continuo a nominarlo con la sua originaria qualifica) vara il decreto sviluppo, la tanto attesa fase 2. Dopo aver contratto radicalmente il potere d'acquisto delle famiglie, il governo cerca di rianimare l'economia del Paese.
Secondo sua ammissione, questa serie di nuove norme, potrebbe determinare una crescita del PIL del 10%. Molto vaghi pero', restano i tempi in cui si svilupperebbe tale crescita.
Bastera' l'istituzione di altri 500 notai, la creazione di 5000 farmacie, un maggior numero di distributori di benzina self (dopo aver determinato l'aumento del prezzo alla pompa), la liberalizzazione delle licenze dei taxi, per cambiare le sorti dell'Italia?
C'e' anche la possibilita' per i giovani imprenditori, che si vogliano mettere in societa', di pagare soltanto 1 euro per l'avvio della loro attivita', come se cio' bastasse per intraprendere un nuovo percorso imprenditoriale.
Le compagnie assicurative poi, dovrebbero presentare al cliente almeno due preventivi comparativi prima della stipula di un contratto e in un secondo momento poi, potrebbero applicare altri sconti in seguito all'installazione di una scatola nera sulle autovetture. Cio' dovrebbe calmierare il prezzo delle tariffe. Sappiamo come e' andata a finire la precedente liberalizzazione nel settore.
Piu' articolato poi, il sistema che svincolera' la distribuzione del gas ( a scanso di equivoci Monti si e' recato in Libia per riformulare i rapporti di amicizia tra i due paesi) dalla compagnia che ne detiene il monopolio così come per la rete ferroviaria, rispetto all'ente che ne controlla il trasporto su ferro.
Anni addietro, si prometteva sviluppo attraverso l'aumento dei posti di lavoro, con tanto di "rogito televisivo".
Oggi la crescita dovrebbe essere garantita dall'incremento delle liberalizzazioni. Piu' concorrenza, minori costi, piu' potere d'acquisto, maggior propensione a spendere. E tanti scontrini fiscali!
Monti riuscira' nel miracolo? Un tempo, questo termine fu sinonimo di concreta ed impressionante crescita economica. Oggi, c'e davvero bisogno di un intervento misericordioso.

martedì 17 gennaio 2012

IL NAUFRAGIO DI UN PAESE

Si piangono i morti della sciagura della Costa Concordia, al largo dell'isola del Giglio. Il conto delle vittime, col passare delle ore ahime', sara' destinato inevitabilmente a salire.
L'iniziativa folle di un comandante desideroso di protagonismo (pare che non sia l'unico ad effettuare manovre pericolose), che per un attimo pensava di guidare un gommone e non un transatlantico, si e' risolta in modo drammatico, causando una vera e propria tragedia. La magistratura decidera' quali siano le sue reali responsabilita'. Mentre scrivo, apprendo che al momento, Schettino, ha ottenuto gli arresti domiciliari. E' il caso di affermare che in Italia, soltanto gli sfigati finiscono in galera.
Questo pauroso incidente, sembra un perfetto fermo immagine, di un paese che sta colando a picco, una disgrazia che avuto il paradossale merito, di celare per qualche giorno, la triste realta' che ci circonda, una realta' da tempo immersa in abissi profondissimi, dai quali purtroppo, non si riesce a scorgere la luce della superficie. I governanti precedenti, per troppo tempo infatti, hanno lasciato il paese alla deriva, celando ai "passeggeri" l'inevitabile disastro.
In Italia e' in atto una protesta dilagante. Tante categorie di lavoratori vedono minati i propri livelli minimi di sopravvivenza. In tanti hanno perso il lavoro, in molti temono di perderlo. Le misure prese dal Governo Monti, coincidono con l'inizio di una fase di forte contrazione economica. Ci saranno piu' tasse e meno sviluppo. Il 2012 sara' un anno di recessione, in quanto e' gia' prevista una crescita negativa del PIL, coincidente con un avanzamento generalizzato della poverta'. Nel frattempo, nonostante la manovra varata, le agenzie di rating ci hanno ulteriormente declassato.
La Costa Concordia e' adagiata su di un fianco. Il "Titanic Italia" e' a fondo da tempo. (1, 2)


venerdì 13 gennaio 2012

SOVVERTIRE IL SISTEMA

Il popolo e' sempre piu' arrabbiato, depresso, frustrato.
Per anni ci siamo dovuti sorbire quella fiaba satanica che tutto andava bene, che bastava sorridere ed essere armati di incrollabile ottimismo e nessun guaio ci avrebbe potuto sfiorare. Adesso l'aria e' cambiata, un vento gelido ci cinge il corpo e la mente. Ci siamo d'improvviso svegliati da un profondo sonno ipnotico. Le massicce dosi di allucinogeni fatteci ingerire, hanno smesso di produrre il loro effetto di catarsica assuefazione. La terapia e' cambiata, ora ci obbligano a sottoporci a forme di standardizzati elettroshock, attraverso i quali dovremmo, in breve tempo, abituarci al sacrifico, alla rinuncia, alla privazione.
Il destino che ci aspetta e' molto incerto, fosco, nebuloso. Il dramma e' che in tanti abbiamo preso coscienza, di non avere piu' riferimenti politici su cui poter fare affidamento. Abbiamo preso atto della malattia che ci affligge ma, d'improvviso, non abbiamo piu' fiducia nel medico.
Il governo attuale ci sottopone ad un vero e proprio salasso. I politici di quello precedente, mettono in scena l'ultima commedia all'italiana, salvando dal carcere un loro collega, in nome della liberta' e dell'indipendenza costituzionale del Parlamento. Ma qual'e' oggi, la credibilita' di tale Istituzione? Gli scranni romani, da culla della democrazia a servizio della cittadinanza, si sono trasformati in perfidi e fetidi anfratti in cui si cerca di salvaguardare, tutelare, garantire, l'incolumita' di loschi personaggi (portatori di potere e consenso) imposti dall'alto, grazie ad astute alchimie di Palazzo.
Al popolo non resta niente, nemmeno la possibilita' di esprimersi attraverso il voto referendario. Siamo ormai diventati soggetti passivi di questo deprimente spettacolo. E' giunta l'ora di tornare ad essere soggetti pensanti, di rimpossessarci della nostra autonomia cognitiva, della nostra coscienza critica. E' necessario realizzare una rivoluzione culturale, un contrasto non violento (nessuno di questi squallidi ed insulsi interpreti merita di diventare eroe) ma silente e costante, contro questo sistema politico ormai collassato, imploso, non piu' proponibile.
Questa reazione deve sorgere dal basso, deve essere trasversale e' puntare a sovvertire l'attuale panorama politico esistente.
Se ci hanno tolto al momento, con ogni probabilita', la possibilita' di sceglierci i nostri rappresentanti, non ci resta che attuare una nobile forma di disubbidienza civica: l'astensionismo.
O votiamo chi vogliamo, o non votiamo nessuno.

mercoledì 11 gennaio 2012

COSENTINO PREOCCUPA PIU' DELLO SPREAD

La politica torna ad animarsi. In piena crisi di identita', in una forma di purgatorio mediatico, messa sotto naftalina dal governo tecnico di Mario Monti, si riaccende per la vicenda Cosentino.
Il PDL minaccia crisi di governo. Il partito in Campania, teme un pericoloso effetto domino, nelle singole amministrazioni locali, nel caso passi il voto alla Camera.
L'ex premier Berlusconi, passa ore ed ore al telefono, sia per ricucire lo strappo interno alla sua parte politica, sia per evitare che il voto in Parlamento determini l'arresto del coordinatore campano. Il Cavaliere sta addirittura escogitando una " exit strategy ". La Lega a sua volta, si trova nuovamente divisa, tra l'ala maroniana, decisa ad appoggiare la richiesta d'arresto dell'ex Sottosegretario e quella vicina al senatur Umberto, il quale nelle ultime ore, ha suggerito di seguire liberta' di coscienza in merito al voto alla Camera. Favorevoli all'arresto dovrebbero essere in modo compatto, FLI, IDV e PD.
La discussione verte anche sul tipo di votazione da prendere in aula, se in forma palese o in quella segreta, non tanto per questioni di riservatezza in merito ad una decisione così delicata, ma per evitare o al contrario favorire, logiche di mero calcolo politico ( si ipotizza che nel caso di segretezza, alcuni deputati dell'UDC ed anche del PD, possano votare contro l'arresto). Non poteva mancare, il puntuale intervento di Roberto Saviano.
Non entro nel merito della questione. Penso tuttavia, che i ripetuti sospetti sulla persona dell'On. Cosentino, perpetuati a distanza di tempo, avessero suggerito ai leaders del PDL, di prendere decisioni diverse in tal senso, gia' da parecchio tempo, per dare nuovo slancio ad un partito spesso zavorrato da questa e da altre ingombranti figure (bastava ed avanzava quella del suo capo).
Nonostante il delicatissimo contesto economico che stiamo vivendo, pare che piu' dello spread, preoccupino e tanto, le sorti dell'On. Nicola Cosentino.

sabato 7 gennaio 2012

DE MAGISTRIS NON FARTI "SCASSARE"

Ad oltre sei mesi dal suo insediamento, De Magistris inizia ad incontrare qualche ostacolo nella sua amministrazione.
La vicenda delle concordate dimissioni, del presidente dell'Asia, Raphael Rossi, hanno lasciato molti strascichi ed inevitabili polemiche qui in citta'. Il Sindaco per la prima volta, si trova a dover fronteggiare un certo malcontento nella sua stessa area politica. Quel rivoluzionario vento arancione, all'ombra del Vesuvio, inizia a perdere intensita' cromatica. Non si sa ancora quale ruolo sara' assegnato al manger dimissionario, conosciuto per la sua fama di persona incorruttibile, ma iniziano ad essere insistenti le voci che motivano questa scelta, come un primo piegarsi da parte del primo cittadino, a logiche interne alla sua giunta, in modo specifico, all'assunzione di oltre 20 dipendenti di un consorzio di bacino, piu' vicini alla persona del vice-sindaco Sodano.
Altra tegola e' rappresentata dall'organizzazione delle fasi preliminari dell'America's Cup. La regata e' prevista per il prossimo aprile. L'ipotesi Bagnoli e' sfumata in poco tempo. Troppo inquinato il golfo di Pozzuoli per la presenza di una notevole quantita' di residui tossici dell'ex acciaieria dell'Ilva. In molti sostengono che De Magistris era consapevole della certa bocciatura di questo bacino, sperando di far trasferire la regata sul lungo mare di via Caracciolo. Ma anche il cosiddetto piano b, stenta a decollare. Il campo di regata deve essere pronto entro la meta' di marzo, trenta giorni prima della partenza. Alla Soprintendenza ai beni culturali, responsabile del litorale cittadino, non e' pervenuta ancora nessuna bozza di progetto. L'ipotesi complessa di creare nuove scogliere, sara' destinata a cadere. Piu' che probabile, l'utilizzo di pontili galleggianti, per i quali non sono previste autorizzazioni restrittive, in quanto trattasi di strutture movibili che insisteranno sul litorale, per meno di novanta giorni.
Intanto pero', il tempo passa, il ritardo si accumula e non si vede ancora l'inizio dei lavori. Così come non cresce a quanto pare, la percentuale di raccolta differenziata, nonostante gli sforzi e la buona volonta' del Sindaco. Nel frattempo, e' giunta nel porto di Napoli, la nave olandese che dovra' portare via mare, per un periodo di due anni, una grossa quantita' di rifiuti, oltre 3.000 tonnellate a viaggio, con un costo di circa 400.000 euro settimanali. Per la giunta e' l'unica strada da seguire vista la quasi completa saturazione delle discariche presenti, per scongiurare altre drammatiche paralisi, in attesa che la citta' aumenti la percentuale di differenziata. L'obiettivo primario e' quello di evitare la costruzione di un altro termovalorizzatore nell'area est di Napoli, Ponticelli, per l'esattezza, realizzazione molto sostenuta invece, dalla giunta regionale. Cio' nonostante, il Sindaco promette di abbassare il livello di tassazione sulla Tarsu, che a breve diventera' secondo lui, una semplice tariffa. Sara' possibile? Fra due anni, con ogni probabilita', ci troveremo di nuovo con la monnezza per le strade, senza la costruzione di un altro termovalorizzatore (per il Sindaco solo quello di Acerra e' sufficiente) e di sicuro, con tanti soldi in meno nelle nostre tasche.
De Magistris, "ha vinto scassando". Speriamo che non sia lui a breve, a farsi "scassare" da una citta' che iniziera' a sfuggirgli di mano.

mercoledì 4 gennaio 2012

DOVE E' FINITA LA PROTESTA?

Il Governo Monti ha chiesto enormi sacrifici agli italiani. E' iniziato un anno lacrime e sangue, fatto di rinunce e privazioni. A breve sara' un lusso anche andare a prendere un caffe'. Siamo in guerra, il nemico e' silente, non lancia bombe ma ci ha messo le mani in tasca, privandoci della gioia di vivere.
Nel frattempo, i nostri politici continuano a mantenere i loro privilegi. Soprattutto continuano sprezzanti e senza dignita', a non dare il buono esempio. I loro stipendi restano i piu' alti d'Europa, così come rimangono immutate le loro svariate agevolazioni, fatte di viaggi gratuiti in autostrada, treno ed aereo, solo per citare quelli piu' corposi.
Perche' adesso nessuno protesta, si arrabbia? Dove sono finiti i cortei pacifici anti-casta? Gli indignados, il popolo viola, quello arancione, i movimenti delle donne, che fine hanno fatto? Vi ricordate i girotondini, marionette viventi mosse dal burattinaio Moretti? L'unico che con coerenza, fa ancora un gran casino, resta Grillo.
Berlusconi non c'e' piu', ma tante ingiustizie, piu' sottili, subdole, sottaciute, permangono. Non si parla piu' di bunga-bunga, di leggi ad personam, di ministri che acquistano appartamenti a loro insaputa o che pensano che la Svizzera ed il Gran Sasso sono collegati da una galleria.
Addirittura sento parlare di ricerca di ottimismo, come rimedio per allontanare minacce depressive, quando questo termine era in pratica stato abolito dal nostro vocabolario, solo perche' forse troppo abusato dal precedente Presidente del Consiglio.
Saremo tutti piu' poveri, ma il fatto che non ci sia piu' il "Paperone" ci ha attenuato il livore, come se questa situazione di generale rinuncia fosse accettata e metabolizzata in modo indolore, come una forma di sociologico mantra contemporaneo.
Il berlusconismo indottrino' le menti assuefandole a plastificate e surreali icone edonistiche.
Oggi, in un clima di crescente paura per il nostro futuro, corriamo il rischio di abituarci a subire passivamente, i restrittivi modelli di vita imposti da una tecno-casta oligarchica, espressione diretta delle lobby bancarie.

lunedì 2 gennaio 2012

" SACRIFICI ISTITUZIONALI"

Sacrificio. Questo e' cio' che ha chiesto agli italiani, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Sacrifici per salvare il Paese, in cui senza esitazione, continuare ancora a credere.
La piu' alta carica dello Stato, in questi giorni e' nella sua citta' natale, Napoli, citta' dove anch'io vivo. Stringera' tante mani, distribuira' ad iosa, come una spargisale sul ghiaccio, tante parole di speranza, in una citta', in cui lui sa benissimo, la speranza per un futuro migliore, e' un concetto che rasenta la bestemmia. Sicura la sua presenza nell'antico Caffe' Gambrinus, adiacente alla principale piazza di Napoli, Piazza del Plebiscito, prima di far rientro nella sua dimora, Villa Rosbery, sulla collina di Posillipo. Il Presidente si gustera' "na tazzulella e caffè" accolto come un Re liberatore, ma tanti suoi concittadini mai sapranno che anche il loro Presidente, a suo tempo, quando poteva, approfittava della sua carica istituzionale di parlamentare europeo, lucrando a danno dei contribuenti, attraverso i suoi viaggi di lavoro.
Vi giro questo video inedito, mai uscito (o fatto uscire) nel nostro Paese. Chi oggi, dall'alto del suo passato al di sopra di ogni sospetto, per una assai presunta superiorita' morale della sua corrente politica di appartenenza, cerca di dare lezioni di moralizzazione agli italiani, di infondere quel senso di sobrieta' e di rinuncia quasi francescano, quell'abitudine al sacrificio per il bene della Nazione, a sua volta non puo' considerarsi senza peccato.





sabato 31 dicembre 2011

IL REQUIEM DI FINE ANNO

Questa sera, milioni di italiani ascolteranno il discorso del Presidente, gli stessi che hanno hanno difeso, sostenuto ed approvato la sua scelta decisiva per la nostra politica, quella di defenestrare Berlusconi, leader anche da me odiato nell’ultimo periodo, per la sua siderale distanza dal Paese, per la sua condotta immorale, per il suo tentativo ben riuscito di omologare verso il basso, quanti piu' italiani possibile, attraverso una sapiente alterazione cognitivo-mediatica.
Tuttavia, con considerevole probabilita', questi stessi milioni di italiani stanno iniziando ad intuire che, nonostante la sua posizione istituzionale super partes, anche “Re Giorgio” e’ un politico come altri, con i suoi privilegi, il suo potere e con un passato fortemente militante in quella sinistra comunista, all’epoca foraggiata direttamente dall’URSS.
Nonostante cio’, Napolitano fu il primo uomo di sinistra ad essere accolto a braccia aperte alla Casa Bianca, un uomo che per la sua alta influenza, la sua capacita’ di mediazione, ha sempre interloquito con i poteri forti, le lobbies e le massonerie, facendo intuire che la contrapposizione tra blocchi, tra liberismo e socialismo, era piu' un'architettata strategia politico-economica che una reale minaccia bellica.
Il tempismo del nostro Presidente sul cambio di guida in Italia, e’ frutto di questo suo potere, un potere che non ha mai travalicato la carta istituzionale, ma che tramite essa, egli ha adoperato in maniera fortemente autonoma ed indipendente. A riprova di cio', la piu' che probabile telefonata con la cancelliera Angela Merkel, chiaramente smentita dal Quirinale, nella quale in modo esplicito, si parlava di come fare fuori quanto prima il Cavaliere. Berlusconi continuo a ripetere, era improponibile, ma era preferibile che il popolo lo condannasse attraverso le urne. Con la minaccia di una crisi imminente, quasi un apocalisse, si e’ preferita la strada del governo tecnico, un governo che ci portera' alla fame. Non va dimenticato che il giorno prima dell’incarico a Monti, Napolitano lo ha nominato Senatore a vita, una scelta prevista dalla costituzione ma, visto il tempismo con cui e' avvenuta, rivelatasi quanto mai personalistica ed autoritaria. La scelta di Monti, resta una scelta verso un rappresentante di poteri forti, non dimenticando i vari incarichi ricoperti dal professore in un recente passato. Non sarebbe meglio allora, una repubblica presidenziale che questa forma subdola ed ipocrita di "presidenzialismo costituzionale"? Meglio un Capo di Stato eletto dal popolo o un Presidente del Consiglio scelto da un "monarca mascherato "?
Non intendo rinnegare le mie parole. Da questo spazio, ho scritto che preferivo un commissario a cattivi politici. Ma non mi sarei mai aspettato provvedimenti che andassero contro chi stava gia' pagando questa crisi, malgrado le versate lacrime istituzionali.
Da napoletano poi, speravo che un napoletano al vertice delle nostre istituzioni, mettesse dei puntini sulle i rispetto alla figura di Giorgio Bocca, da me definito in un post di qualche giorno fa, come un intellettuale antimeridionale. La mia speranza e' stata disattesa. All'amore del suo territorio, Napolitano ha preferito seguire logiche di appartenenza politica, non dimenticando Bocca su quale tipo di stampa scriveva.
Un grande uomo di sinistra pero', non avrebbe mai permesso che a pagare la crisi fossero gli operai, i pensionati, i cassintegrati, i precari, i piccoli artigiani, il ceto medio basso. Oggi ahime', non possiamo che assistere impotenti, allo sgretolamento economico del nostro Paese, alla desertificazione produttiva di alcuni territori. Restiamo perennemente sotto il tiro della speculazione, oppressi dalle banche internazionali, nonostante l'uscita di scena di "paperone" Berlusconi.
E' la prima volta nella mia vita, che ho paura per il mio futuro e quello dei miei figli. E' la prima volta che, nonostante aborri la Lega e malgrado sia un napoletano, non ascoltero' il discorso del Presidente, evitero' di sorbirmi il suo requiem di fine anno. Preferiro' bere del buon vino, provando quell'illusoria euforia che mi faccia staccare con il mio precario e nebuloso presente.
Certo, e' difficile usare la parola buon anno di questi tempi. Diciamo che l'augurio che vi do e mi do, e' quello di trovare tantissima forza e coraggio nell'affrontare tutte le difficolta', i sacrifici, le limitazioni, le rinunce che ci portera' il 2012.

A tutti coloro che mi seguono, invio un forte e sentito abbraccio!