domenica 16 novembre 2008

PUNTARE SULLE INFRASTRUTTURE: ORMAI E' TARDI

L'ISTAT afferma che l'Italia non cresce. Ma va, non ce ne eravamo accorti...
la produzione e' ferma da tempo, anzi decresce. La gente non ha piu' soldi. L'Italia e' messa peggio degli altri paesi europei, con una crescita negativa negli ultimi sei mesi e con proiezioni future peggiori degli altri paesi europei.
Il G7 diventato G8, si trasforma in G20. Venti grande potenze, ma dov'e' tale grandezza? Eccetto i paesi emergenti dell'Asia, la Russia, il "resuscitato" Brasile, questa grandezza io non la vedo. Tutte le vecchie potenze economiche piangono.
Queste stesse potenze nel frattempo, hanno pianificato programmi energetici fanta-futuristi. Tuttavia ad oggi, si affidano ancora tendenzialmente al petrolio. Il prezzo del greggio intanto, e' arrivato ai minimi storici, segno che la domanda e' davvero contratta.
Le borse assorbono questi umori, crollando in abissi tenebrosi, imprigionate dal loro stesso meccanismo speculativo. In tale buio finanziario, trascinano le banche di tutto il pianeta. Le imprese hanno enormi difficolta' a trovare credito; senza esso, nel breve, saranno costrette a chiudere. Il proletariato tornera' ad essere massa inoccupata. Cio' determinera' un ulteriore contrazione nella domanda e fara' scomparire del tutto la propensione al risparmio.
Come ricetta per uscire dalla crisi, tutti i paesi ora puntano sulle nazionalizzazioni. Siano essi liberisti o filo-statalisti, non sanno far altro che proporre l'emissione di nuovi soldi. Immettere denaro "finto" nell'economia reale che a questo punto diventa un sistema virtuale.
In Italia questa nazionalizzazione si tradurra' in allargamento delle grandi opere. Ma dove recimolare i soldi? Dovranno essere tagliate altre spese. Nella pubblica amministrazione abbiamo gia' visto cosa e' accaduto. Tagliare nella sanita'? Berlusconi passerebbe per carnifice. Alzare la soglia dell'eta' pensionabile? Un esercito di lavoratori bloccerebbe il paese, guidato da un sindacato divenuto organo insurrezionale. Abbassare le risorse delle forze dell'ordine? Il settore e' gia' allo stremo. Aumentare le tasse? Prodi l'ha fatto con i noti risultati.
Rilanciare le grandi opere. Per anni ci si e' opposti al Ponte sullo Stretto, alla Tav, all'edilizia popolare. Ambientalisti dell'ultima ora, vedevano nei programmi di governo forme di autorizzata devastazione del territorio, in cui sarebbero state favorite grossi lobbi affariste(con il placet delle mafie locali) collegate al potere politico. Una parte considerevole del Paese, espressione della politica del no, dell'immobilismo ostruzionista non ha voluto che fosse alimentato questo volano di sviluppo.
Oggi tutti ritornano sui propri passi e in modo per così dire bipartizan, cercano di riaccenedere un meccanismo interrotto. Adesso pero' e' troppo tardi. I soldi sono proprio finiti.
Per vederli, bisognera' fabbricarli.

10 commenti:

Blogger ha detto...

In Italia, dobbiamo ammetterlo, sono state fermate opere necessarie, per sole finalità politiche-ideologiche, hai ragione.
Il problema reale, però, è che si è iniziato a costruire per le stesse finalità (guarda Malpensa, ci vivo), non trovi?

Blogger

Virgilio Rospigliosi ha detto...

Puntare sulle infrastrutture potrebbe essere una soluzione valida per creare occupazione e quindi ricchezza in questo momento di assoluta crisi economica. Secondo me non sarebbe tardi, bisogna superare i contrasti politici e ovviamente, attenti ai furbi!

Ciao, Virgilio

Blogger ha detto...

Un ponte sullo stretto è pura emotività non sviluppo tecnologico.
Blogger

Attila ha detto...

Certi ambientalisti sono irresponsabili nel bloccare lavori pubblici, a cominciare dalla Tav. Questo è vero.Però sullo Stretto...non è che vedo una grossa esigenza. Meglio sarebbe se si migliorassero le autostrade del Sud, che alcune fanno davvero pena.

Blogger ha detto...

Non mollo!
L'autostrada del sole collegava una parte d'Italia produttiva, aveva un'evidente utilità.
Il ponte cosa collegherebbe?
Progetti seri servirebbero per uno sviluppo della Campania, della Puglia, Calabria...
Solo in seguito potrebbe essere necessario un collegamento con la Sicilia.
Ma invece si parla di stretto perché è bello, è grosso e quasi divertente.
Quando sistemeranno la Salerno Reggiocalabria potremo parlare di ponte, non certamente ora, faremmo solo ciò che i verdi vogliono: cose grandi da criticare - a ragione in questo caso.
Ciao.
Sempre un piacere.
Blogger

Maria Rita ha detto...

Ciao1
Ti ringrazio molto di essere passato dalle mie parti... non capisco l'attinenza del tuo commento al mio post ma... fa niente.
Buona serata!

Dilwica ha detto...

Ho perso le speranze ormai su tutto...viaggio all'estero e lì tutto sembra possibile, qui al contrario tutto sempra impossibile.

daland ha detto...

Un po’ di sano Keynes certo farebbe bene all’Italia. Sano, però, non so se mi spiego!

Qui al nord c’è un caso emblematico: per far posto alle nuove corse Milano-Roma dei TAV (che permettono a qualche centinaio di professionisti di raggiungere Roma in 3,5 ore) si penalizzano migliaia di operai e impiegati pendolari, che ogni mattino devono spostarsi da Lecco a Milano!

Rino Scialò ha detto...

Gli unici che non se la passano per niente male in Italia, come sempre, sono i politici.

Censurarossa ha detto...

Quello delle infrastrutture è un annoso problema, reso ancor più difficoltoso da una politica ambientalista scellerata. Hai ragione: è troppo tardi, ma ancora si può rimediare. Basta volerlo.