lunedì 14 marzo 2011

TRAGEDIA IN GIAPPONE: SCIACALAGGIO DEMAGOGICO

Non se ne puo' piu'. Basta! Anche la drammatica tragedia del terremoto giapponese, diventa nel nostro Paese, argomento di sterile contrapposizione politica, ennesimo esempio di rissoso contradditorio fine a se stesso.
Da un po' di tempo, chi segue questo blog, ha potuto notare che ho preso molta distanza dall'attuale Governo, pur avendo votato PDL nel 2008, non condividendone piu' la politica e, soprattutto, non sopportando piu' l'imbarazzante figura del Premier, divenuto vera zavorra per l'esecutivo. Sul Premier, non scrivero' piu', anche perche' mi sono stufato di scendere in ridicoli battibecchi da questo spazio, dovendo poi per giunta, vedermi etichettato come un "ossessionato" da Berlusconi. Per fortuna ho ben altro a cui pensare.
Tornando all'argomento del post, sono nauseato di come la sinistra italiana, stia facendo l'ennesimo sciacallaggio demagogico sulla disgrazia giapponese, una forma di vera e propria guerra santa al nucleare! Si parla ormai solo di centrali, di atomo, scorie, fusione, noccioli che un giorno fondono, l'altro tengono. Scienziati, fisici nucleari, attivisti verdi, esponenti del W.W.F. , ecologisti, sostenitori della green energy, soliti intellettuali, l'immancabile Saviano, intervengono a raffica in ogni tipo di trasmissione radio-televisiva. Tutti prendono le distanze dal Governo, criticano le scelte adottate, ma non ancora attuate, in materia di politica energetica, per l'ipotesi di allargamento al nucleare nel nostro Paese.
Non si piangono le vittime. Si cerca solo di fare proseliti politici, come se si fosse dato gia' inizio alla costruzione di una centrale atomica (chiaramente obsoleta o ancora peggio, acquistata di seconda mano da un paese sottosviluppato) sulle falde dell'Etna o all'interno del cratere del Vesuvio, le cui scorie siano gia' oggetto di traffici illeciti gestiti dalle mafie locali.
La sinistra, in emorragica ed irreversibile crisi di consenso, teme o per meglio dire, infonde timore, come se in Italia si possa ripetere cio' che accaduto in Giappone. Si prefigurano scenari danteschi, catastrofi apocalittiche, soprattutto si da per scontata a prescindere, la totale impreparazione futuribile e potenziale delle nostre autorita' a gestire un cataclisma, come se questo dovesse per forza avvenire, dopo la costruzione scellerata di centrali gia' giudicate inidonee. I politici ed i giornalisti di sinistra schierati, con un certo sarcasmo, asseriscono che le radiazioni prima di consumarti il midollo, non ti chiedono quale tessera di partito hai, dando per scontato, quasi imminente, il disastro.
Questi esponenti dimenticano che le centrali atomiche francesi, distano davvero poco dai nostri confini. Tutti continuano ad ostinarsi a voler essere schiavi del petrolio, a rimanere succubi dei paesi medio-orientali in una fase di forte instabilita', con conseguenze poco rassicuranti circa il prezzo del barile.
Costoro, soprattutto, si ostinano a credere, ad illudersi, di poter vivere soltanto con la forza del vento o perche' baciati dal sole. Strano davvero: di solito gli sciacalli, non riescono a sognare.


giovedì 10 marzo 2011

ELEZIONI A NAPOLI. I CANDIDATI NON ENTUSIASMANO

Cercasi aspirante Sindaco, disperatamente! Il toto amministrative per il rinnovo del Consiglio Comunale ha avuto il suo inizio, tra mille polemiche e molti interrogativi.
Il PD, dopo il vergognoso fallimento delle primarie, ora punta tutto sul Prefetto Mario Morcone. Avuto il placet dei vertici romani, del Commissario di partito, Andrea Orlando, ancora in citta' dopo la vicenda Cozzolino e quello della Iervolino, non piu' "dimissionata", il centro-sinistra punta su di un burocrate, originario di Caserta, poco conosciuto in citta'.
Ma il clima nel centro-sinistra non e' sereno, tutt'altro. La corrente, ancora una volta e' divisa, frantumata. Gli orfani di Bassolino con ogni probabilita', consegneranno la citta' alla destra, non per reali meriti conquistati sul campo, bensì per le proprie lotte intestine.
De Magistris, IDV, infatti, continua a voler correre da solo, spaccando la coalizione. La sua e' quasi una sfida allo stesso PD, piu' che una sensata candidatura.
Stessa cosa fa l'UDC, che nella nuova alleanza del Terzo Polo, con FLI, API e MPA, candida a sua volta una altro esponente della societa' civile, il Rettore dell'Universita' di Salerno, Raimondo Pasquino, a sua volta, personaggio poco noto in citta'.
A destra il clima non e' diverso. Sfumata la candidatura della Carfagna, ostile al capogruppo Nicola Cosentino (oggi ha inizio il suo processo), il PDL punta sull'ex Presidente degli industriali napoletani, Gianni Lettieri, una personalita' molto gradita al Premier ma che cio' nonostante, non convince appieno.
Anche su questa indicazione infatti, il consenso non e' unanime. La bocciatura proviene proprio dal mondo dell'impresa che Lettieri ha guidato per anni. L'ex Presidente di Confindustria, D'Amato, ad esempio, ritiene Lettieri una scelta non positiva per la citta'. Secondo D'Amato, la citta' e' pronta ad avere un rappresentante che provenga dalla societa' civile. Lettieri tuttavia, e' un industriale che non ha creato sviluppo in citta' ma che per il passato, e' stato molto abile a concludere esclusivamente, affari per le sue aziende.
C'e' stata anche l'autocandidatura quanto mai discutibile, dell'inossidabile Clemente Mastella, figura storica della politica Campana, ormai al crepuscolo. Penso che siano pochi i beneventani residenti a Napoli per permettere all'ex-guardasigilli di aggiudicarsi la poltrona di Sindaco. Per Mastella, e' piu' facile arrivare direttamente a Strasburgo, con i voti della sua Ceppaloni che sedersi a Palazzo San Giacomo. Interessante la sfida nella sfida con De Magistris, l'allora magistrato che lo costrinse alle dimissioni.
Gli altri condendenti di una sfida che si preannuncia molto rovente, sono Raffaele Di Monda, del PIN, in pratica uno sconosciuto, e Roberto Fico, del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, un altro candidato che portera' erosione alla sinistra.
Dopo l'estenuante emergenza rifiuti e i tanti grandi progetti inattesi, Napoli pretende una svolta. La cittadinanza si e' allontanata dalla politica. I candidati scesi in campo, non sembra portino il tanto atteso entusiasmo.

domenica 6 marzo 2011

LA DEMOCRAZIA NON PUO' PIU' ESSERE ESPORTATA

La guerra civile in Libia segna di fatto, un trapasso epocale. La popolazione, come e' gia' accaduto in Tunisia ed in Egitto, cerca di rovesciare il regime. In quei territori, si vive un fermento di rivolta teso a sovvertire usi e costumi consolidati nei secoli.
Da una ribellione verso l'aumento dei generi di prima necessita', come accaduto in Tunisia, ben presto la sommossa popolare e' diventato uno strumento di sofferto e sanguinario mutamento culturale.
In Libia, lo scontro e' diventato rovente. E' in corso una vera e propria guerra intestina, sulla quale le notizie sono molto frammentarie, contraddittorie e completamente controllate dal regime.
Gheddafi continua a sostenere la tesi della deriva fondamentalista come causa delle insurrezioni interne. Al Qaida secondo il leader libico, e' pronta a mettere le mani sulla Libia e sull'intero Maghreb.
Di sicuro, a quelle latitudini, c'e' la richiesta diffusa da parte di una popolazione vessata da lustri, di poter vivere piu' liberamente, in base a principi e regole democratiche proprie dei paesi occidentali. Piu' che Ben Laden, i dittatori arabi temono la rete e "l'erudimento" che essa puo' offrire alle giovani generazioni, sempre piu' desiderose di vivere come i propri coetanei d'occidente. Il vero nemico da sconfiggere, porta il nome di Facebook, Twitter, Google, un nemico silente, invisibile ma capillarmente diffuso.
La comunita' internazionale intanto, sta alla finestra, spettatrice intimorita di un cambiamento così repentino ed enormemente vasto per dimensioni territoriali. Come affrontare questa crisi nord-africana? Adoperare ancore le armi, con un nuovo ed estenuante conflitto, per esportare (l'ennesima volta) la democrazia attraverso la guerra? Sarebbe questa, una scelta saggia, in un contesto economico globale gia' così fragile ed incerto?
Penso che come oggi, noi occidentali, stiamo pagando le conseguenze per l'improvvisa, rapida e smisurata crescita economica dei paesi asiatici, un domani, a noi assai vicino, potremmo subire sulla nostra pelle le ripercussioni di questo repentino, brusco ma forse fin troppo atteso sconvolgimento culturale.
Per tale motivo ritengo che, in questo contesto storico, la democrazia non possa essere esportata ma sara' eventualmente, una conquista assai sofferta da parte delle popolazioni locali.

mercoledì 2 marzo 2011

LA IERVOLINO AL CAPOLINEA

Dopo una lunga ed estenuante agonia, si scioglie il Consiglio Comunale di Napoli. 31 consiglieri infatti, hanno firmato le dimissioni.
La Iervolino gia' a fine mandato, resta sola e, suo malgrado, dovra' abbandonare prematuramente. Non sono serviti i vari rimpasti riparatori, effettuati con cadenza periodica, durante la sua amministrazione. A nulla valsero le richieste di dimissioni pressanti, fatte al primo cittadino, all'indomani dello scandalo Romeo. Con ogni probabilita', arrivera' a breve un Commissario, l'ennesimo!
Almeno si conoscera' ufficialmente quale sia il bilancio di cassa, onere che molto spesso ha fatto vacillare la giunta.
La citta' e' allo sbando, inerme, smarrita, abbandonata al suo destino. L'emergenza rifiuti, mai risolta completamente, e' sempre pronta a riesplodere nella sua drammaticita'. La differenziata non decolla, non vengono individuate nuove discariche, ne' tanto meno presentato il progetto del termovalorizzatore cittadino.
La criminalita' resta una piaga endemica, coinvolgendo sempre di piu' i giovanissimi che, come unica alternativa, non trovano di meglio che delinquere.
La disoccupazione raggiunge livelli emorragici. In citta', il manto stradale e' un vero colabrodo, le piogge di questi giorni, lo rendono ancor piu' pericoloso. L'inquinamento atmosferico, altro problema spesso sottaciuto, permane costantemente elevato. I servizi offerti alla cittadinanza, non sono dei migliori. Restano grandi opere incompiute, le riqualificazioni di Bagnoli e quella della zona orientale. Non a caso, Napoli nel 2010, e' stata giudicata ultima tra le province italiane.
La cittadinanza non reagisce, pare aver smarrito il suo proverbiale orgoglio. Silente e rassegnata, si disinteressa alla politica ed ai suoi rappresentanti. Questi ultimi al contrario, hanno tutto l'interesse a mettere le loro mani sulla citta'.
Dopo l'era Bassolino-Iervolino, Napoli vuole voltar pagina. Penso che la svolta tanto auspicata, sara' improba, poiche' non dovra' essere politica, ma culturale.


domenica 27 febbraio 2011

CARFAGNA CANDIDATO SINDACO A NAPOLI

il Governo continua ad essere zavorrato dalle vicende processuali del Premier che non permettono di focalizzare l'attenzione sulle priorita' della collettivita' e che stanno facendo perdere progressivamente credibilita' al nostro Paese.
A livello internazionale, domina la guerra civile in Libia e l'intero "incendio" popolare in tutto il nord-Africa che di fatto, sta mutando per sempre gli equilibri politici ed anche culturali a quelle latitudini, con tutta l'incertezza che ne seguira' nel breve periodo.
Nel frattempo, la mia Napoli, non ancora uscita definitivamente dall'incubo emergenza rifiuti ( a breve chiudera' la discarica di Chiaiano, principale sversatoio della citta'), sempre piu' prostrata dai suoi atavici problemi, si appresta a rinnovare il Consiglio Comunale per la prossima primavera, ormai alle porte.
Dopo l'era Bassolino-Iervolino, la citta' vuole voltar pagina, tra tante incognite ed un senso di generale disinteresse per la politica.
Il PD e' alle prese con la querelle delle primarie pilotate, vicenda che ha reso nulla la vittoria di Cozzolino. Il partito e' commissariato. Non e' stato ancora individuato un nome che accomuni tutte le correnti. Si punta ad un candidato proveniente dalla societa' civile. Il nome di Cantone da tanti sostenuto, non e' stato preso in considerazione dai vertici romani. Lo stesso ex magistrato, nuova icona di quella schiera di scrittori impegnati, troppo precipitosamente definiti come nuovi intellettuali, pare non abbia insistito piu' di tanto per imporsi.
A destra cosa accade? Pare che tutti siano concordi nel proporre la candidatura del Ministro Mara Carfagna, salernitana, un nome che pare metta d'accordo tutti. Potrebbe essere vista come una scelta di fanta-politica ma i sondaggi premiano la sua candidatura. La Carfagna piace sia all'UDC che a FLI (ottimi i rapporti, tra Bocchino e la bella Ministro). C'e' soprattutto il placet del Premier, colui il quale ha di fatto "generato" il fenomeno Carfagna. La Ministro potrebbe a livello locale, compattare nuovamente il centro-destra. Soprattutto potrebbe mettere pace tra il PDL ed il FLI ed emarginare definitivamente la figura ingombrante di Nicola Cosentino (imminente il suo processo), con il quale non vi sono mai stati rapporti idilliaci.
Il problema e' che l'attuale coordinatore PDL regionale, e' proprio l'ex Sottosegretario all'economia, a cui non va giu' la candidatura della Ministro. Per la sua delicata posizione, Cosentino gia' a suo tempo, dovette rinunciare all'incarico di Governo ed a quello di candidato alla carica di Governatore alla Regione.
Nonostante ai tanti, la Carfagna possa sembrare immatura per guidare una citta' complessa come Napoli, ritengo che anche questa volta, sia piu' saggio per Cosentino fare un altro passo indietro.
La Carfagna e' di Salerno ma "Nick o' mericano" a Napoli, non saprebbe neanche prendere la metro!








lunedì 21 febbraio 2011

L'AMICO DI SILVIO

Il nord-Africa brucia. Dopo la Tunisia e l'Egitto, adesso e' la Libia ha registrare scontri sanguinosi.
La popolazione locale vuole rovesciare il regime di Gheddafi, dopo 42 anni di incontrastata tirannia. Il leader libico, ha usato anche l'aviazione militare, per lanciare missili contro i rivoltosi. I morti sono centinaia.
Le diplomazie internazionali prendono tempo, non osano interferire con il regime di Tripoli. Figurarsi il nostro Ministero degli esteri. Al momento il silenzio e' assoluto.
L'Italia sta alla finestra, consapevole di pagare il prezzo piu' alto per i disordini nord-africani.
Con il paese mussulmano, da molto tempo intercorrono solidi rapporti commerciali, relazioni che si sono intensificate dopo gli accordi che l'attuale governo intraprese nell'agosto 2008.
Il Governo Berlusconi, ha sposato in tempi non sospetti la causa libica. Si e' guardato con notevole favore il vicino del mediterraneo per intensificare le relazioni economiche, con un senso di spropositata sudditanza, tale da infondere uno scorcertante imbarazzo per la Nazione.
Per una volta, il nostro padrone indosso' i panni del servo, per inchinarsi al dittatore anti-americano, cambiando per sempre gli equilibri nello scacchiere internazionale.
Adesso il nostro esecutivo invoca il soccorso dell'Europa, per scongiurare il peggio.
La rivolta popolare libica, piu' che quelle tunisina ed egiziana, rappresenta un'altra tegola per il Governo Berlusconi. Oltre il problema relativo allo sbarco di clandestini, ci potrebbero essere infauste ripercussioni per la nostra economia. La borsa e' in fibrillazione, il caro greggio incombe. Stato di allerta, per la nostra areonautica e marina militare.
A suo tempo, il nostro Premier, con insito spirito auto-glorificante, si godette il suo momento di celebrita' sotto la tenda militare piantata nel centro di Roma, in cui incontro' il dittatore. Gheddafi a sua volta, ebbe anche modo di ridicolizzarci, impartendo lezioni di Corano nella citta' santa, ad un nutrito gruppo di 200 "selezionate" rappresentanti del gentil sesso, in quella che pote' considerarsi, una sorta di contaminazione cultural-religiosa, poco chic, molto radical. Amen.
Un tempo, la nostra diplomazia poteva contare su un maggior peso a livello internazionale. Oggi tutto il mondo e' a conoscenza che il nostro Premier risolve tutto da solo, tramite telefonate personali, della serie, "ghe pensi mi". D'altronde e' risaputo che e' stato proprio lui, il mediatore decisivo per la pace tra Russia e America.
Figuriamoci se, sempre da solo, non riuscira' a dare una mano al suo amico Gheddafi, un leader di "grande saggezza" e, nel contempo, a mettere al sicuro la nostra amata Nazione.







domenica 20 febbraio 2011

A CIASCUN ELETTORE, IL SUO PARTITO

Quello che sta accadendo politicamente in Italia, ha dell'inverosimile.
Berlusconi e' in picchiata libera, il suo consenso personale e' ai minimi storici. Nonostante tutto il PDL tiene ma, la cosa piu' sorprendente, e' che la maggioranza parlamentare si ricompatta, grazie a tutti i transfughi del FLI che dopo qualche mese tornano all'ovile.
La mancata spallata del 14 dicembre, ha prodotto il ripensamento di tanti parlamentari che non se la sono sentita di abbracciare al buio, il nuovo progetto del Terzo Polo, preferendo rimanere nel sicuro della maggioranza, sempre piu' schiava pero', dei dictat della Lega. Al contrario, se in quella data, l'esecutivo non avesse piu' avuto i numeri per governare e, la possibilita' di nuove elezioni fosse stata molto piu' probabile, oggi avremmo assistito ad un massiccio esodo migratorio verso il nuovo raggruppamento politico. Così vanno le cose in politica. Oggi non contano piu' le idee e gli ideali, il coraggio, i valori. Si guarda solo alla fama, al successo, al prestigio personale ed a quello della propria cricca. Da questo punto di vista, il PDL rappresenta ancora un solido assegno al portatore.
La cosa piu' squallida, che la maggioranza riaccetti a braccia aperte, coloro i quali mesi fa hanno girato loro le spalle, sputtanato il suo leader, sputato fango nello stesso piatto dove insieme mangiavano.
Fini ci ha messo la faccia, oggi ne paga le conseguenze. E' stato considerato un traditore, un nuovo comunista, un eterno secondo, solo perche' ha avuto il manifesto coraggio di disubbidire al suo leader, non potendolo mai accettare come suo padrone.
In fin dei conti, e' meglio che sia andata così. Oggi FLI, potra' meglio discernere su chi fare sicuro affidamento. Un antico detto recita: " al nemico che fugge, ponti d'oro".
Il PDL si tenga ben stretto il suo padrone. La maggioranza il suo dinasta. Evidentemente, e' la persona piu' indicata e rappresentativa che possa al meglio rispecchiare lo spirito e la natura del partito e del suo elettorato ma, soprattutto, il modus operandi dell'esecutivo. Non a caso, ne hanno fatto parte personaggi a dir poco "ambigui", del calibro di Cosentino, Scaiola, Brancher, Verdini solo per citarne alcuni, senza contare il numero di belle ragazze (laureate sia chiaro) che chissa' come... oggi ricoprono importanti ruoli istituzionali.
Dove c'e' gusto, non c'e' perdenza. A ciascun elettore, il suo partito. Ci mancherebbe.
Per gli "ossessionati" da Berlusconi (termine a cui sono accomunati tutti coloro i quali sono contro il Premier), c'e' ancora ampia scelta. Per i nauseati dalla politica, e' garantito l'astensionismo.



mercoledì 16 febbraio 2011

MILLE PROROGHE: IL GOVERNO PROLUNGA LA SUA AGONIA

Nel caos istituzionale prodotto dall'imbarazzante posizione del Premier, la cui portata ha assunto dimensioni planetarie, il Governo ottiene la fiducia al Senato in merito al decreto milleproroghe. 158 sì contro 136 no, 4 gli astenuti. Il provvedimento passera' all'esame della Camera. Hanno votato a favore Pdl e Lega Nord, contro il Terzo Polo, il Pd, l'Idv e l'Mpa.
Tale provvidemento, e' l'ennesima dimostrazione della falsita' di questo esecutivo che ricordiamo fece della diminuzione delle tasse, il suo cavallo di battaglia. Si tratta invece, di un provvedimento che aumenta la pressione contributiva, premiando invece, i soliti furbi che in Italia non rispettano le regole.
Cio' che pare subito evidente, e' come tale decreto sia un provvedimento figlio delle tante pressioni e dei palesi ricatti a cui questo Governo, è sottoposto. Per mantenersi in vita infatti, prolungando la sua estenuante agonia, per una ferita divenuta ormai purulenta, l'esecutivo china il capo ai dictat della Lega Nord. Il decreto e' fortemente intriso di spirito padano. Contiene norme contro i precari della scuola, i quali proprio per la pressione leghista, non potranno spostarsi dalla propria provincia per cercare supplenze, quindi per cercare un lavoro, ossia per sopravvivere.
La Lega inoltre, fa ricadere su tutti gli italiani, il mancato pagamento delle multe relative alle quote latte, un altro schiaffo per gli allevatori onesti, davvero un bel regalo a chi in fin dei conti, permette ancora la sopravvivenza di questo esecutivo farsa. E' previsto anche l'aumento di un euro per il biglietto del cinema, nonostante siano previsti altri tagli alla cultura. E' data poi alle Regioni, la possibilità di imporre una tassa in caso di catastrofi naturali, come per esempio il terremoto in Abruzzo. C'e' poi l'ipotesi di un aumento della soglia del tasso di usura. È quanto riportano le agenzie di stampa facendo riferimento a una possibilità che potrebbe essere inserita nel maxiemendamento al decreto. Pur di mantenere il consenso non manca infine un provvedimento-condono; gravissimo in tal senso, lo stop alle demolizioni delle case abusive in Campania, anche se costruite in aree protette, in chiaro spirito "libertino", della serie: " il Governo del fare, quel che ci pare ". Altro contentino per tenersi buoni i vecchietti del Paese, il ritorno della social card, affidata questa volta agli enti caritatevoli.
In un clima di totale incendio mediatico, il Governo vara l'ennesimo provvedimento rivolto non all'interesse generale ma teso all'esclusivo mantenimento della sua sopravvivenza.
L'attenzione del Paese, da troppo tempo, e' calamitata univocamente sui vizi dell'uomo Berlusconi. Ritengo invece che sia fondamentale proiettarla sempre piu', verso i limiti, le incongruenze, i fallimenti politici dello statista.


domenica 13 febbraio 2011

ENNESIMA EMERGENZA SALVA GOVERNO

Scoppia una nuova crisi umanitaria. Lampedusa e' letteralmente invasa da migliaia di nord-africani. Maroni e' molto preoccupato. Si ipotizza una grande invasione di clandestini, un vero e proprio cataclisma migratorio. I flussi sono fuori controllo, non esiste nessun "Gheddafi" che possa scongiurare la minaccia. Il Governo decreta lo stato d'emergenza.
D'improvviso c'e' una nuova sciagura a compattare una sfibrata maggioranza. C'e' bisogno di coesione, per scongiurare il peggio. Non si sa chi possa annidarsi tra questi profughi o presunti tali. La deriva fondamentalista e' sempre pronta ad impadronirsi del fenomeno, almeno così pare affermi la maggioranza.
Dopo la Tunisia, adesso anche l'Egitto rappresenta una mina vagante. L'esecutivo non puo' rischiare di andare a casa prematuramente, per futili questioni di gossip o perche' sottoposto ad adunanze diffamatorie sotto la regia di una eterea sinistra intellettuale o tanto meno perche' l'orgoglio delle donne, il loro falso moralismo, pare sia gravemente ferito.
La crisi della maggioranza, ancora una volta, e' rimandata a data da destinarsi.
Questa volta non e' stato un cataclisma naturale come in Abruzzo a ravvivare la squadra di governo, ne' tanto meno un alluvione o la mancata spallata delle opposizioni. Neanche una sfavorevole congiuntura economico-finanziaria internazionale, pare possa richiamarsi come cupa minaccia che attenti la stabilita' del nostro Paese, tale da richiedere compatezza nella nostra politica interna. Anche la monnezza napoletana e "l'efficiente" interventismo governativo a tal scopo, pare non vada piu' di moda.
In questo caso, tutta l'attenzione del Governo e quella dei media "tele-guidati", e' rivolta verso i concittadini dello "zio di Ruby". Per un po' di tempo, non si parlera' piu' di escort e festini. Purtroppo pero', ancora una volta, nemmeno dei reali problemi degli italiani.
Mai esodo migratorio, fu così tanto atteso.



martedì 8 febbraio 2011

PARALISI

Il Paese e' fermo, nulla si decide, niente di nuovo accade.
Il Governo tiene, ma non legifera. Le vicende processuali del Premier paralizzano l'esecutivo, polarizzano le opposizioni, ipnotizzano l'opinione pubblica.
La politica, nella sua interezza, smarrisce la sua principale funzione, quella di promuovere proposte per il bene collettivo, impantanandosi in alchemiche strategie a favore o contro l'interesse di un singolo uomo: Silvio Berlusconi.
Questa forma di stasi determinista, sta assumendo i caratteri di una pandemia culturale, un morbo che permea l'intera collettivita', alterando in modo irreversibile, le normali relazioni sociali.
La maggioranza fa quadrato intorno al suo leader, dimenticando le esigenze primarie per il Paese.
L'opposizione camuffa i suoi ritardi, la sua frammentazione, con l'unico ed ormai scontato rimedio coagulante: antiberlusconismo. Nella battaglia contro un individuo, si sacrificano le esigenze della collettivita', non si individuano valide proposte alternative per il Paese.
Quest'anno si celebra il 150° anniversario dell'Unita' d'Italia. Mai come adesso, il Paese e' diviso, lacerato. Tale contrapposizione non e' ideologica ma metafisica e attiene al modo in cui il singolo cittadino si correla ad un singolo leader politico: Berlusconi. In questo viscerale schierarsi, sia gli eletti che gli elettori, hanno smarrito il normale senso comune, cristalizzando di fatto, un artificiale senso di appartenenza.
Nel frattempo la crisi economica permane; con essa le incertezze ed i timori di come affrontare il futuro. La disoccupazione aumenta, la crescita si contrae. Restano troppo elevati gli indici di tassazione e del debito pubblico.
Si vive alla giornata, senza la possibilita' di poter organizzare il proprio domani. Cio' vale sia per le imprese che per le famiglie. Il normale cittadino, l'impiegato, l'operaio, l'artigiano, si auspica che la politica nel suo insieme, si interessi alla sua condizione. Ritengo che per la strangande maggioranza di queste persone, non sia fondamentale conoscere quante siano le escort del Premier, ne' tanto meno cosa dicano su tale argomento noti intelletuali o presunti tali.
All'inizio del terzo millennio, la "sindrome" di Arcore, e' il vero male antropologico di questo Paese. Fino a quando questa "malattia" non sara' debellata, l'Italia sara' sottoposta ad un perdurante clima di paralisi.







sabato 5 febbraio 2011

BERLUSCONI APRE A STORACE. CON IL DUCE MARCIVA IN GALERA

Berlusconi compie l'ennesimo colpo di coda, l'ulteriore schizzofrenica contorzione, alla stregua dell'agitarsi del capitone in padella che continua a contorcersi nonostante sia immerso nell'olio bollente.
Il Premier nella sua ormai ventennale fanta-crociata, contro la minaccia comunista e il giustizialismo delle toghe, chiaramente rosse, pur di mantenersi a galla nel maremoto processuale in cui e' coinvolto, sposta l'asse di Governo a destra, in un rimpasto, l'ennesimo, in cui chiede soccorso direttamente a Storace, per scongiurare il pericolo sinistro.
Promessa una poltrona di Sottosegretario ad un partito, La Destra appunto, alleato del PDL ma nemmeno rappresentato in Parlamento. Che bisogna fare per campare...
Storace, entrera' nel Governo dalla porta di servizio. Dopo i responsabili, capeggiati dal trio Scilipoti, Calearo, Cesario, provenienti dal centro-sinistra, il recupero di qualche moderato e di alcuni finiani incerti, sara' il siciliano Nello Musumeci, l'ultimo acquisto del Premier.
Berlusconi con l'ennesimo gioco di prestigio, punta sul fascino romantico di un autentico uomo di destra, visto che anche Fini e' diventato comunista. Un rappresentante politico di sani principi patriottici e nazionalistici, per scongiurare l'avanzata della sinistra intellettuale e radical chic. Una sinistra (la cui attuale forza evanescente e' di fatto ingigantita dal Premier) che cerca di sovvertire il voto popolare con l'irradiazione sistemica e demagogica della menzogna.
C'e' sconcerto ed inquietudine tra i nostalgici delle camice nere che usano approcciarsi ancora con il saluto romano.
Ai tempi del Duce, grigi personaggi alla Berlusconi, sarebbero marciti nel fetido umido delle patrie galere.


giovedì 3 febbraio 2011

BERLUSCONI E LEGA, BOCCIATI

Nel voto in sede bicamerale, non e' passata la legge sul federalismo municipale. Si attende la decisione della Lega, la quale ha sempre affermato con fermezza che, qualora i provvedimenti sul federalismo non fossero stati conseguiti, l'unica strada da prendere sarebbe stata quella delle elezioni. La Lega quindi, con ogni probabilita', potrebbe mettere fine a questa lunga agonia dell'esecutivo, divenuto ormai un ectoplasma, almeno che non abbia a sua volta, paura del voto.
Come nel 1994, con ogni probabilita' sara' Bossi, l'alleato fidato, a fare lo sgambetto al Premier, sempre piu' arenato nei suoi guai giudiziari.
Si aprono adesso nuovi scenari, nuove alleanze. Nel PDL, per la prima volta si potrebbe ipotizzare la scelta di un nuovo candidato Premier. Continuare ad insistere con quello attuale, sarebbe davvero autolesionistico. Nelle ultime settimane infatti, rispetto ad un crollo verticale nel gradimento del Presidente del Consiglio, si e' registrata una sostanziale stabilita' del primo partito di governo. La cosa deve indurre alla riflessione.
Nelle grandi democrazie, i leader passano, i partiti, se davvero grandi, restano. Molto dipendera' da cosa accadra' nei prossimi giorni al Premier. Se la sua posizione giudiziaria dovesse precipitare, una sua potenziale ricandidatura, diventerebbe davvero scomoda ed imbarazzante. Tale questione, seppur sottaciuta nel PDL, e' molto piu' avvertita dall'alleato leghista che, se al tempo di un ipotetico rimpasto, non disdegnava una possibile candidatura di Letta o Tremonti, in caso di nuove elezioni, proverebbe ad imporre un suo proprio candidato.
Il Terzo Polo intanto sta a guardare. Se il PDL puntasse ancora su Berlusconi, non sarebbe esclusa un'alleanza di ampio respiro con il PD e IDV, per attuare le necessarie riforme condivise. In tal caso, anche la Lega rischierebbe la sconfitta e quindi, non spingerebbe per nuove elezioni. Nel caso viceversa, si puntasse su di un nome diverso, Fini potrebbe ancora appoggiare i suoi vecchi alleati. Ma nel PDL, non esistono le primarie. La candidatura al premierato, avviene per autoproclamazione da parte del "monarca".
Berlusconi, per tale motivo, cerca con ogni sforzo di tenere compatta l'attuale maggioranza, trascinandola nella palude dei suoi procedimenti penali. Da collante indispensabile, il Premier si e' trasformato in un mastice indelebile, da cui pare, sia impossibile liberarsi.
La mancata approvazione delle leggi sul federalismo, oltre ad aver sancito una sconfitta per la Lega, rappresenta l'ennesima bocciatura per il Governo Berlusconi.

lunedì 31 gennaio 2011

CAVANI FA SOGNARE NAPOLI

Il Napoli regala ancora emozioni ai suoi tifosi. Battuta al San Paolo la Sampdoria per 4-0, ( i gol potevano essere di piu') sempre nel segno di "Matador" Cavani, implacabile goleador, autore di una tripletta (la seconda, dopo quella di Utrecht in Europa League). Gli azzurri sono stabilmente al secondo posto in classifica, esprimendo un gioco brillante e dimostrando una tenuta atletica nettamente superiore ai propri avversari, nonostante una rosa meno ampia rispetto alle big del campionato.
La squadra di Mazzarri, ha riscattato prontamente, la sfortunata eleminazione dalla Coppa Italia, subita dall'Inter ai rigori, annichilendo una smarrita Samp, nel catino del San Paolo, la quale si e' dovuta piegare alla travolgente forza dei partenopei.
Il Napoli con il passare delle domeniche, sta trovando sicurezza, equilibrio, convinzione nei propri mezzi, fattori che si uniscono ad una sua peculiare qualita' intrinseca: la propensione al sacrificio di tutti i suoi uomini.
Il trio d'attacco, Hamsik-Lavezzi-Cavani, assicura velocita', tecnica ed imprevedibilita', non dando mai agli avversari punti di riferimento. Il centrocampo puo' contare sul dinamismo e la coriacita' di Gargano e Pazienza, sul prezioso contributo del franco-algerino Yebda, sempre piu' titolare in questa squadra e sulle elevate doti di corsa degli esterni Maggio e Dossena. La difesa ha trovato nel suo capitano, Cannavaro, il suo uomo guida e un rendimento finalmente costante di tutti i suoi componenti. Dispiace l'infortunio di Grava ma nel contempo, si sta ritrovando Santacroce.
Mazzarri fa bene a raffreddare l'ambiente, facendo rimanere tutti umili e con i piedi per terra. Questo gruppo pero' ha una componente fondamentale, quando si vogliono ottenere risultati importanti: la fame di vittoria.
Per tale motivazione, nonostante ad inizio stagione, l'obiettivo era quello di migliorare il rendimento dello scorso campionato, puntando magari al 4° posto, adesso pur non pronunciando mai traguardi impensabili (da buoni napoletani siamo tutti superstiziosi) sognare e' piu' che lecito.
Gli acquisti di Ruiz e Mascara vanno letti in quest'ottica.


venerdì 28 gennaio 2011

COMMISSARI STRAORDINARI ALL'INQUINAMENTO

In Campania, l'inquinamento prodotto dai rifiuti tossici, non e' solo opera della camorra. L'inchiesta della Guardia di Finanza, ha prodotto arresti eccellenti, tra coloro i quali in linea teorica, avrebbero dovuuto garantire il rispetto delle regole in tempo di commissariamento
L'indagine delle Fiamme Gialle infatti, ha evidenziato che la gestione commissariale e' responsabile, sicuramente per il perido tra il 2006 ed il 2007, dello sversamento direttamente in mare, di ingenti quantita' di percolato prodotto nelle discariche. Tali sostanze altamente tossiche, per ragioni di consistente risparmio economico, unite a necessita' di snellimento organizzativo e procedurale, venivano indirizzate, grazie ad un'illecita gestione pubblico-privata, verso depuratori (principalmente quello di Cuma), non idonei a tale filtraggio, con l'inevitabile e disastrosa conseguenza di essere smaltiti nella loro totalita' in mare. Irreparabili i danni provocati all'ecosistema marino, ingenti le conseguenze economiche patite dagli imprenditori balneari del litorale domitio.
Tra gli arrestati, Marta Di Gennaro, vice di Bertolaso, l'ex Commissario Corrado Catenacci. Indagati anche l'ex Governatore Bassolino, i suoi collaboratori dell'epoca, Luigi Nocera ass. all'Ambiente e Gianfranco Nappi capo della segreteria politica.
All'ombra del Vesuvio, e' sempre piu' labile il confine tra lecito ed illecito, tra chi infrange le leggi e chi in teoria, dovrebbe rappresentarle e garantirle.
Napoli e' una citta' al collasso, frustrata nella sua dignita'. La popolazione ormai e' rassegnata, inerme, aspetta silente e passiva il suo destino, tristemente segnato. Si e' perso anche l'orgoglio e con esso, la forza di opporsi al sopruso. Ci si e' abituati al male, si convive con esso, intuendo che al peggio non c'e' mai fine.
Un tempo, alla maniera di Eduardo, si affermava "adda passa' a nuttata", sperando in un domani piu' roseo. Oggi ahime', tra strade sommerse dalla monnezza, mare infestato dal percolato ed una criminalita' sempre piu' spietata, si e' fatta l'abitudine a vivere nel buio pesto.


lunedì 24 gennaio 2011

PRIMARIE A NAPOLI: VINCE IL DELFINO DI BASSOLINO

Le primarie del PD a Napoli, hanno visto vittorioso Andrea Cozzolino.
Uomo di Bassolino, suo assessore quando " Re Antonio" guidava la regione Campania, attualmente eurodeputato, ha avuto la meglio in un'infuocata elezione interna al partito. Gli altri candidati infatti, denunciano brogli.
Nei seggi di alcuni rioni popolari, come Barra, Scampia o i quartieri spagnoli, per stassa ammissione degli altri contendenti, pare venissero accompagnati anche semplici passanti che, in cambio di qualche banconota, avrebbero (il condizionale e' d'obbligo) dato la loro preferenza per Cozzolino. Fuori i seggi, sono stati notati anche molti cittadini cinesi, cosa abbastanza strana. Lo stesso Veltroni, intervistato sull'accaduto, chiede che venga fatta chiarezza.
Sono attesi ricorsi da parte di Umberto Ranieri ( vero vincitore morale), Nicola Oddati (assessore nell'attuale giunta Iervolino), Libero Mancuso (della lista di Vendola).
Nelle ultime settimane, l'ex Governatore Bassolino, in occasione dell'uscita del suo ultimo libro, si e' fatto spesso notare sul territorio. Nonostante la sua uscita di scena dalla politica ufficiale, Bassolino e' molto impegnato con la sua fondazione Sudd. Sicuramente il suo appoggio a Cozzolino ha dato i risultati sperati. A meno che non ci siano rocamboleschi colpi di scena, un suo delfino sara' il candidato del centro-sinistra a Palazzo San Giacomo. La scelta di Cozzolino di sicuro non rappresenta una discontinuita', piuttosto sintetizza il perdurante clientelismo della casta.
Napoli in primavera, scegliera' il nuovo Sindaco. La citta' chiede una svolta. La politica da queste parti, porta due nomi precisi: Antonio Bassolino, Nicola Cosentino. Se il buongiorno si vede dal mattino, penso che ancora per un po', sulla citta' sara' notte fonda.

sabato 22 gennaio 2011

LE PAURE DI UN CAMBIAMENTO

A breve, l'ingovernabilita' sara' totale. Mai come in questo momento, le Istituzioni di questo Paese sono state così deboli.
Un tempo era il terrorismo a condizionare la vita democratica della Nazione. L'Italia fu prigioniera per diversi lustri della lotta armata. Il nemico dell'epoca, cinicamente spietato ed al tempo stesso strategicamente organizzato, lo si poteva affrontare a viso aperto. Da quelle tragiche vicende tuttavia, lo Stato trovo' la forza di compattarsi, isolando l'anti-Stato.
Oggi, piu' di allora, i riferimenti cardine per un normale svolgimento delle relazioni democratiche sono altamente precari. La loro fragilita' e' insita nel loro stesso attuarsi. Non vi e' una minaccia esterna conclamata. Le Istituzioni sono diventate deboli per loro natura, per un autolesionistico processo di costante erosione.
Il Governo e' allo sbaraglio per l'imbarazzante figura del Premier e per la galassia di procedimenti penali a suo carico che aspettano un giudizio. Il clima tra i poteri forti, e' incandescente.
L'opposizione a sua volta e' divisa, frammentata, in crisi di identita', con la leadership che cambia periodicamente ogni due anni. La sua distanza dall'esigenze dei lavoratori, e' ormai siderale.
La terza carica dello Stato, il Presidente della Camera, da mesi svolge di fatto, un'attivita' politica militante, sancita dalla creazione di un nuovo gruppo parlamentare, divenuto poi, nuovo partito, di fatto passato all'opposizione.
Al nord l'azione della Lega e' sempre piu' incisiva. Il federalismo e' una battaglia da portare avanti ad ogni costo, pena anche il defenestramento del Premier ed il conseguente ritorno alle urne.
Il Paese per la prima volta, si trova immerso in una vera e propria crisi di identita', oltre che sottoposto ad una perdurante crisi economica. L'incertezza regna sovrana. Il berlusconismo volge al tramonto. Tutti i suoi modelli proposti, improvvisamente entrano in crisi. Il dramma e' che con esso si dissolvera', come sabbia spazzata dal vento, anche l'antiberlusconismo.
Si dovra' finalmente pensare, dopo circa un ventennio, alle sorti del Paese. La politica dovrebbe tornare a svolgere un ruolo di primo piano. Nel frattempo pero', la classe dirigente non e' cambiata, il paese e' invecchiato, il livello culturale della cittadinanza si e' notevolmente abbassato.
Un tempo, la paura del nemico diede forza al Paese. A breve, la vera paura, sara' quella di non avere piu' un nemico.






lunedì 17 gennaio 2011

ESCORT, FESTINI E POI...IL NULLA!

Caso Ruby, parte seconda. Ci risiamo: si continua a parlare del nulla, dell'aria fritta.
Il nostro Paese e' ormai narcotizzato, sottoposto ad un permanente processo di autoipnosi indotta, una catarsi cognitiva che fa perdere di vista le reali necessita' su cui discutere, scontrarsi anche duramente.
Festini a luce rossa, escort scortate da accompagnatori di Stato, importanti manager papponi, noti giornalisti guardoni. Allo scandalo seguono puntuali, gli approfondimenti televisivi, il gossip giornalistico, lo scontro politico. Si genera un gran baccano mediatico che focalizza l'attenzione su argomenti dal contenuto altamente squallido, piu' consoni al chiacchiericcio da bar.
Ma all'italiano medio, in perenne guerra con il suo conto corrente, con il mutuo da pagare, con il contratto di lavoro a termine, con la polizza assicurativa rincarata, cosa gli puo' fregare delle "professioniste" di cui si circonda il Premier? Del medesimo argomento, provate a parlarne con il precario, il cassintegrato, il disoccupato, l'operario della catena di montaggio. Vedete cosa vi risponderanno.
L'opposizione ancora una volta si scaglia sui vizi del Premier, i suoi nei, le debolezze di un uomo avanti negli anni. Questa volta pare, ci siano anche ipotesi di reato. Valutera' la magistratura, se mai ci riuscira'. La sinistra italiana, da troppi anni in preda ad una fortissima crisi di identita', cerca di ritrovare se stessa e la sua forza, polarizzandosi nell'antiberlusconismo (in versione bunga-bunga), divenuto l'unico elemento di aggregante coesione, al tempo stesso il principale motivo del suo ormai cronico fallimento.
A mio avviso, Berlusconi andrebbe attaccato politicamente. Non serve la crocifissione dell'uomo. Urge il defenestramento dello statista.
Il suo Governo del fare, cosa ha fatto finora? Sarebbe dovuta essere la stagione delle grandi opere, e delle radicali riforme. Cosa ha prodotto il Governo in merito? Ponte sullo Stretto, centrali atomiche, gassificatori. Dove, quando? Abolizione delle province, riforma della Costituzione, riforma elettorale. Non ne vedo traccia.
Vogliamo parlare di interventi sostanziali nel settore economico? Il P.I.L viaggia a livelli ridicoli, il debito pubblico rimane spaventosamente alto, la disoccupazione avanza, inesorabile. E' stata varata la social card, deciso il "rimpatrio" dei capitali evasi, susseguente all'ennesimo condono edilizio. L'abolizione dell'ICI e' stata resa vana dai notevoli aumenti della tassazione locale. Il federalismo? Sara' un bene per il Paese? Potra' essere sostenuto da tutte le regioni? Quali le sue conseguenze?
Diciamo che come a Napoli, la munnezza e' un bubbone che copre altre magagne, alla stessa maniera le scappatelle del Presidente del Consiglio, sono un prezioso e rumoroso dissuasore che distrae i cittadini dai reali problemi patiti.
Di questo passo, mentre Berlusconi va a "mignotte", il Paese andra' a "puttane".



giovedì 13 gennaio 2011

GLI OPERAI ORFANI DELLA SINISTRA

La vertenza Fiat divide il Paese. Marchionne chiede piu' sacrifici ai lavoratori, in un momento di pesante congiuntura ( la crisi di settore, e' ancor piu' sentita nel gruppo italiano). Il sindacato si e' spaccato sulla questione. Gli stessi lavoratori non hanno un' idea univoca in merito. L' impulso di votare contro il nuovo accordo di lavoro, viene frenato da crude esigenze di sopravvivenza.
Berlusconi (il Governo ufficialmente non si pronuncia), si schiera con l'AD della casa torinese. L'opposizione cosa fa a riguardo? Come reagisce il variegato mondo della sinistra su tale delicata questione? Qual'e' la posizione del PD, il principale partito antigovernativo, che in teoria dovrebbe rappresentare la moderna sinistra oggi in Italia?
Ritengo necessario sottolinerare quale sia, a mio avviso, il ruolo svolto oggi dalla sinistra in Italia.
La sinistra da molto tempo, a mio parere, non tutela piu’ gli interessi della classe lavoratrice ( non la chiamo proletaria, poiche’ anche il capitalismo, quello imprenditoriale e non quello finanziario e’ finito).
Al nord infatti, gli operai, votano Lega, non sentendosi piu' rappresentati dalla sinistra.
La sinistra attuale, ha abbandonato la piazza. Si e’ imborghesita, e’ diventata salottiera.
I suoi rappresentanti, facendo uso di un lessico alla moda, la definiscono liberal, progressista, democratica. In essa sono confluite forze moderate (oggi in italia tutti lo sono), centriste, perfino cattoliche.
Nelle sue manifestazioni piu’ eccentriche, la sinistra diventa una forza non piu’ ideologica ma bensì, un movimento di pensiero intellettuale.
I suoi maggiori esponenti, danno vita a fondazioni, creano associazioni culturali. Questo fenomeno e' attuale anche nei movimenti di centro-destra, chiaro. Ma la sinistra, la vera sinistra, dovrebbe rimanere integra al suo credo originale: la lotta a sostegno dei lavoratori. I capi della sinistra invece, diventano dei "professori universitari", finiscono di essere i portavoce del malcontento operaio. Questa funzione e’ ormai svanita. La sinistra in questo percorso, e’ stata sostituita dal sindacato. In Italia pero', questo organismo di rappresentanza dei lavoratori, e’ confluito in una galassia fin troppo frammentata e, per questo, non piu’ funzionale.
La sinistra per anni ha vissuto crogiolandosi del suo molto presunto, primato di superiorita’ morale ma, soprattutto, si e’ assurta l’esclusiva detenzione di quello culturale.
Questa forzata ed artificiosa costruzione, ha finito per farla indissolubilmente legare, a questa sfera di eterea consistenza.
La sinistra in tale maniera, affidandosi spesso a noti personaggi del mondo della cultura, premi Nobel o manacati tali, registi, attori, cantanti, artisti vari, conduttori televisivi, diventa un movimento impegnato ma poco concreto, soprattutto poco diretto a supportare i bisogni dell’operaio unto d’olio della catena di montaggio o del bracciante consumato dal sole.
La sinistra assume quindi, nel suo insieme, sempre piu’ una connotazione radical chic che la porta a divenire nelle sue forme piu’ nazional popolari, un movimento di protesta girotondino, un’onda viola costituita da persone che calzano Hogan (per non dire vestite di cachemire…) affidata alla regia di registi cinematografici e non piu’ a quella di leader proletari.
Il suo credo, l'antiberlusconismo, diventa la sua connotazione aggregante ma, al tempo stesso, il suo indelebile collante, il suo tallone d'Achille. Si lotta contro un solo uomo, abbandonando nella lotta, milioni di lavoratori.
Questa e’ oggi la sinistra italiana. Siamo sicuri che Berlusconi vinca solo per le sue televisioni?

lunedì 10 gennaio 2011

POVERA ITALIA

Berlusconi ha scelto: sara' ITALIA, il nuovo nome dato al partito.
Certo di fantasia ne ha tanta il nostro Premier. Ma la scelta, partorita in questo periodo di vacanza, non e' casuale. Tutt'altro.
Si e' scelto un nome semplice, diretto, incisivo, efficace, non scomponibile in sigle. La maggior parte dei sondaggisti di settore, ne da un giudizio positivo. Il nuovo logo, suscita un impatto condiviso, forte della sua essenzialita'.
Ancora una volta, il richiamo nazional popolare e' piu' che evidente. Non potendo nuovamente anteporre "Forza", per evitare nostalgici e ripetitivi tuffi nel passato, si e' lasciato soltanto la parola Italia, termine che dovrebbe garantire un forte appeal sull'elettorato, specie quello piu' nostalgico ai richiami nazionalistici.
Il Premier avrebbe potuto anteporre la parola Viva, ma sarebbe diventato a suo volta uno slogan da bar stadio e poi, a quanto pare, non piaceva per niente l'acronimo VLI.
Certo, per il nuovo partito ITALIA, avere come suo maggiore alleato la Lega ( agli ultimi mondiali di calcio in Sudafrica, Renzo Bossi tifava contro l'Italia), quanto meno suscitera' una "cacofonica" incongruenza di concetto.
Resta invariata la scritta "Berlusconi Presidente", nella parte bassa del logo, al di sotto del fiocco tricolore su sfondo azzurro. A primo impatto se ne ricava un chiaro riferimento di inviolabile indissolubilita': l'Italia paese, non puo' fare a meno di Berlusconi, come suo Presidente del Consiglio.
Anche per l'ampia galassia degli indecisi, il nuovo logo puo' determinare qualche "paranoico" senso di colpa: non votando per Berlusconi, vado contro il mio Paese.
Berlusconi, considerando anche le celebrazioni del 150° anniversario dell'unita' d'Italia, ancora una volta, ha indovinato il brend, lo spot giusto, il restyling perfetto, l'ennesimo effetto illusionistico per la prossima campagna elettorale, da molti considerata quanto mai inevitabile.
La Nazione ha un nuovo partito, il cui leader e' lo stesso del 1994. L'Italia, per questo stesso motivo, sara' sicuramente piu' povera.

sabato 8 gennaio 2011

L'OTTIMISMO NON BASTA. E' TORNATA LA CRISI

Toh guarda, la crisi e' tornata. L'ha affermato Tremonti. Ma davvero?...Se non lo dicesse il Ministro, non ci avrei creduto...Eppure era tanto che non ne sentivo parlare.
Appunto. Nell'anno appena alle porte, nel nostro Paese, si e' perso tempo a discutere di altri argomenti.
Prima ci si e' concentrati su come dovesse essere "riconfezionato" l'abito anti-procedimento penale per Berlusconi. Il sarto Alfano ci ha impiegato mesi, poiche' il vestito non doveva piacere soltanto al Premier.
Altro tempo e' stato perso nell'infinita querelle estiva sulla casa di Fini a Montecarlo, i cui strascichi si sono conclusi in pieno autunno. C'e' stata poi l'estenuante battaglia all'interno della maggioranza, un logorante travaglio che ha portato alla nascita di un nuovo partito, FLI, il voto di fiducia del 14 dicembre, giorno in cui il Governo si e' salvato per il rotto della cuffia.
Durante l'anno mai una presa di posizione ufficiale da parte del Governo in ordine alla crisi economica. Eppure tutti i dati di settore non erano per niente incoraggianti. La disoccupazione (specie quella giovanile) e' continuata a crescere, così come pressocche' immutati sono rimasti il P.I.L. ed il debito pubblico. E' aumentato il numero dei cassintegrati, dei precari. E' rincarato il costo delle tariffe locali, dei servizi bancari ed assicurativi, dei treni e delle autostrade e dei carburanti. Stessa tendenza pare essere confermata anche per l'anno appena iniziato, con un aumento medio per famiglia di oltre 1000 euro.
Se a cio' aggiungiamo, il caos della campagna elettorale delle regionali (ricordiamoci la vicenda Lazio), le alluvioni, i crolli di storiche dimore, gli infiniti casi penali che hanno riguardato membri del Governo (Cosentino, Scaiola, Verdini, Brancher), l'imbarazzante posizione del Premier ed il rumore che le sue frequentazioni hanno suscitato, possiamo ben dire che un anno e' passato senza che fosse stato fatto nulla di concreto per migliorare la condizione economica degli italiani.
Il Paese e' fermo, bloccato. A parte una pioggia di tagli diffusi, il Governo non ha varato nessun intervento programmatico di crescita nel breve e medio termine. Si e' aspettato che la crisi passasse. Evidentemente, l'attesa e' destinata a durare
Tremonti ha fatto suonare un campanello d'allarme. Evidentemente, non se l'è sentita piu' di recitare come figurante in quel film di fantascienza prodotto dal Premier, in cui si fa credere alla gente che e' davvero possibile assicurarsi l'Eldorado, con la semplice profusione di un contagioso ottimismo.