mercoledì 15 giugno 2011

A PONTIDA IL GOVERNO IMPLODERA'

Atteso con trepidazione il classico appuntamento "folkloristico" di Pontida. Quest' anno l'happening leghista, avra' ripercussioni notevoli sull'esecutivo. Bossi, dal piccolo comune bergamasco, dettera' le linee guida al Governo, in pratica, un vero e proprio ultimatum.
Siamo giunti ormai, ai titoli di coda.
La Lega minaccia il Governo e prende le distanze dal PDL e dal suo leader Berlusconi. Il popolo del Carroccio non ne vuole sapere di assecondare i capricci del Cavaliere. Il nord deve nuovamente dettare legge alla Nazione intera.
A sua volta la Lega, inizia a intravedere per la prima volta, segnali di sgretolamento interno. Bossi non e' piu' il leader indiscusso, anche in territorio Padano, spuntano come funghi, le correnti interne al partito.
Si invoca la cessazione del conflitto in Libia, la radicale diminuzione del gettito fiscale al nord, il distaccamento di alcuni dicasteri. Roma torna ad essere "ladrona", il resto dell'Italia un ammasso di sfaticati assistiti, un coacerbo di inetti, collusi e vittime al tempo stesso del sistema mafioso.
Sono anni che la Lega minaccia il Cavaliere, tenendolo sotto schiaffo. Questa volta non bastera' il solito contentino. Bossi dal canto suo, tiene a dimostrare al suo popolo che e' ancora lui a comandare in Padania. La cosa non e' da poco. Berlusconi dovra' convincere i suoi colonnelli ad assecondare i diktat del Senatur.
Dopo le sberle ricevute alle amministrative ed al referendum, i leghisti non vogliono fare piu' figuracce.
Questa volta saranno pronti a tutto, anche a dare un bel calcio nel sedere all'intera maggioranza.
A Pontida, con ogni probabilita', il Governo implodera' e non ci sara' lo "Scilipoti" di turno a tenere in vita questo variegato ectoplasma chiamato maggioranza.
Il messaggio diffuso da Radio Padania e' stato chiaro: meglio soli che male accompagnati...
Amen!


lunedì 13 giugno 2011

QUORUM RAGGIUNTO. GOVERNANTI, RASSEGNATEVI

Il quorum e' stato raggiunto. Il referendum ha dato risposte chiare, nette, incontrovertibili.
Il popolo italiano ha espresso la sua volonta'. Chi governa questo Paese, ne deve prendere atto.
Al referendum e' stata data volutamente, una valenza politica. Politicamente, sono arrivate puntuali, sentenze inappellabili.
Chi da anni, pensa che il popolo italiano, potesse essere "addomesticato" come un animale da circo, deve ricredersi, rassegnarsi al fatto che ogni cittadino ha una specifica soggettivita', un'autonoma coscienza critica.
In questo Paese, c'e' tanta voglia di cambiamento, di partecipazione. Nel momento di maggior difficolta' e grigiore per la Nazione, la cittadinanza si e' ripresa il controllo della cosa pubblica.
Il Premier sultano, in modo palese, esortava i suoi sudditi a non essere da ostacolo. Il monito lanciato era piu' che preciso: disertare le urne, preferendo al voto, il mare. Il popolo non ha ubbidito. O meglio, si e' goduto una giornata di svago ma non ha dimenticato di dare un segnale deciso ed inequivocabile, a chi pensava che l'indotta ipnosi catarsica continuasse a fare il suo effetto.
I governanti, replicanti inermi di un monarca al crepuscolo, si rassegnino al fatto di poter controllare l'informazione pubblica, si rassegnino ad interrompere quel tentativo vile e meschino, di ribaltare la realta' percepita, sostenendo a loro volta, di essere vittime di un'informazione deviata, manipolata dal nemico comunista sotto la regia di intellettuali antigovernativi e di giudici "terroristi".
Oggi, la maggior fonte di liberta' e' rappresentata dalla rete. Con internet, centinaia di migliaia di persone hanno posto le basi per un cambiamento epocale nella storia del nord-Africa e di altri paesi medio-orientali, da sempre sottoposti a spietate dittature. Con la rete, il popolo italiano e' riuscito ad acquisire maggiore informazione, migliore conoscenza, confronto piu' partecipato.
Gli attuali governanti, una volta e per tutte, si rassegnino ad accettare un vento di cambiamento presente nel Paese, a misurarsi con esso, ad accogliere le sue aspettative, ad assecondare soprattutto, i suoi bisogni.
L'alternativa e' una soltanto: sparire quanto prima dalla scena politica.

martedì 7 giugno 2011

"SEPARATISMO MINISTERIALE"

C'era una volta la Lega separatista. L'opulento e laborioso nord avrebbe dovuto staccarsi dal resto del Paese, considerato un vero e proprio crogiuolo di sfaticati ed inoperosi, abituati a sbarcare il lunario a colpi di assistenzialismo centralista. Nacque il concetto astratto di Padania, vago artefatto lessicale divenuto poi concreta e riconosciuta accezione non solo nominale, ma riferimento politico-istituzionale e reale forza politico-governativa del Paese.
Questa forza di per se anticostituzionale, oggi governa la Nazione, ne decide le sorti, ne condiziona le scelte.
Per anni Bossi e gli altri uomini del Carroccio, hanno combattuto la "Roma ladrona", si sono opposti al malaffare capitolino, hanno gridato il loro sdegno verso il clientelismo assunto a sistema. La Lega professava la sua totale contrarieta' alla corruzione in politica, malediva la malavita organizzata, ritenuta zavorra per il Paese.
Oggi la Lega, ha come principale alleato un partito, il PDL, che annovera un gran numero di delinquenti prestati alla politica, che come leader, ha un personaggio che in tutti i modi cerca di pararsi il culo dagli innumerevoli processi in cui e' coinvolto e che, suo malgrado, deve convivere con un sistema mafioso trapiantosi radicalmente al nord, con cui volenti o nolenti, deve interloquire per poter legittimare il suo consenso.
Oggi, anche i leghisti, sono partecipi dello sfascio del Paese. Da quando gli uomini della Lega hanno messo le loro chiappe stabilmente sugli scranni romani, sono divenuti assidui frequentatori delle luculliane abbuffate di Stato e, al tempo stesso, complici silenti del crepuscolo che permea, asfissiandola, la nostra deleritta Italia.
Per mantenere pero', l'originale spirito settario e secessionista, adesso gridano al decentralismo amministrativo, come ennesimo ed ultimo ricatto estorto al Premier, divenuto il loro giocattolo preferito, per veder realizzati i loro capricci territoriali.
Per anni hanno vomitato sentenze contro il centralismo amministrativo. Oggi che hanno le mani in pasta e sanno di poter ricattare il loro vecchio padrone, trasformatosi negli ultimi mesi, in un umile servo, stanco ed invecchiato, pretendono di portare al nord dei dicasteri.
Il loro separatismo ministeriale e' alquanto schizzofrenico. Giurano fedelta' al Capo dell'Esecutivo ma poi puntualmente da lui, ne prendono le distanze. Prove evidenti lo sono state in ordine di tempo, la loro contrarieta' alla guerra in Libia, la diversa posizione in merito ai quesiti referendari, senza dimenticare la loro completa dissociazione dalle celebrazioni per l'Unita' d'Italia.
In modo metaforico, diciamo che i leghisti bevono l'acqua dalle sorgenti del Po, ma poi, come vino, ai prosecchi veneti, preferiscono quello dei castelli...
A Napoli si direbbe: piangono e fottono.


lunedì 6 giugno 2011

UN SI PER MANDARLO A CASA

Si avvicina l'appuntamento referendario. Domenica si andra' nuovamente alle urne ( che assurdita' non aver accorpato il referendum alle amministrative) per decidere in merito a delicate questioni.
Si e' cercato di non far pronunciare il popolo italiano sul quesito nucleare, affermando che troppa sarebbe stata la predisposizone emotiva avversa della cittadinanza, dopo la terribile sciagura verificatasi in Giappone.
Penso che, in ogni caso, ci sara' comunque una forte componente "emozionale" verso questo decisivo appuntamento. Mai come in questo caso, il referendum assume una connotazione politica.
Nell'urna, molti cittadini, piu' che pensare al proprio destino che sara' da venire, daranno l'ennesimo giudizio sull'operato del Governo ed in particolar modo, su quello del Premier, Silvio Berlusconi.
Votando si, piu' che all'acqua pubblica, al definitivo abbandono dell'atomo come fonte energetica, o alla possibilita' di mantenere il leggittimo impedimento, si accellerera' quel processo di inarrestabile frantumazione politica a cui e' sottoposta l'attuale maggioranza.
Una parabola volge al termine. Se il si passera', questa fine sara' ancora piu' vicina.

sabato 4 giugno 2011

PAUSA FORZATA

Cari amici, mi mancate ma il mio lavoro di questi tempi e' intensissimo, fortunatamente.

In agriturismo sono impegnato tantissimo e quando torno a tarda sera nella mia casa di Napoli, non ho sempre la giusta lucidita' per dedicarmi al blog.

Ci sarebbero tanti tematiche su cui discutere. Spero di poterne argomentare quanto prima.

Un saluto affettuoso a tutti gli amici della rete,

Angelo


lunedì 30 maggio 2011

DE MAGISTRIS, NUOVO SINDACO DI NAPOLI

Vittoria netta e schiacciante per Luigi De Magistris al ballottaggio. Napoli ha deciso e lo ha fatto in modo inequivocabile. Il nuovo Sindaco di Napoli ha ottenuto oltre il 65% delle preferenze, una vera e propria "eruzione vulcanica" se si pensa quanto fosse quotato il candidato all'inizio della sfida elettorale.
Anche i piu' scettici si sono dovuti rassegnare. I napoletani hanno votato la persona, al di la' dei partiti, delle ideologie (ne esisono ancora oggi?) e delle calcolate logiche di apparentamento.
Il suo e' stato un successo trasversale. De Magistris e' stato votato non solo dagli elettori provenienti dalla sinistra radicale. Elettori delusi dalle destre lottizzatrici, moderati, intellettuali, professionisti, artigiani, imprenditori e tantissimi giovani, hanno appoggiato il candidato dell'IDV.
In tutta la sua campagna elettorale, l'ex PM ha marcato in modo piu' che evidente la sua indipendenza dagli schieramenti. Il suo e' stato un appello alla cittadinanza, alla mobilitazione civica, al ritrovato entusiasmo per la politica, attivita' che deve ritornare a svolgere il suo ruolo primordiale: strumento democratico a servizio della cittadinanza.
Anche io nel mio piccolo, da questo spazio ( illuminato il post del 19 aprile u.s.) e, con un serie di contatti in citta', ho dato il mio modesto contributo al successo del dottore del Vomero.
La rivoluzione culturale ha avuto inizio. Napoli e' pronta a voltar pagina. In bocca al lupo e buon lavoro, Luigi!



sabato 28 maggio 2011

BERLUSCONI E D'ALESSIO FANNO FLOP

Ci siamo. Napoli tra domani e lunedì decidera' chi sara' il suo nuovo primo cittadino.
L'incertezza sull'esito delle votazioni e' elevatissima. Lo scontro nelle ultime ore e' diventato rovente, senza esclusioni di colpi.
Una cosa e' certa: Berlusconi non tira piu' da queste parti, non riempie le piazze come un tempo, anzi, le sue sortite in citta', sono diventate paurosamente controproducenti.
Neanche "l'aiuto" chiesto a Gigi D'Alessio, e' riuscito nell'intento. Ieri Piazza del Plebiscito non era colma di gente. L'artista e gli altri neo-melodici, chiamati per la volata finale, non hanno attirato il pubblico delle grandi occasioni. Dopo la rinuncia ad esibirsi a Milano per la Moratti, causata a quanto pare dai commenti di certo non favorevoli ricevuti da parte di esponenti della Lega, anche a Napoli, la sua citta' natale peraltro abbandonata da tempo (D'Alessio risiede a Roma), la sua esibizione si e' rivelata un imbarazzante flop. All'ultimo momento, anche i calciatori del Napoli invitati per l'occasione ad intervenire, si sono defilati, dando forfait.
I napoletani sono stanchi di ascoltare bugie, di essere presi in giro da venditori di fumo, lottizzatori di voti, prenditori di danari pubblici e cricche di affaristi con le loro clientele.
De Magistris avra' le sue pecche, i suoi limiti, ma di certo non appartiene al sistema. Napoli e' stata amministrata male dalle sinistre in questi ultimi venti anni. Non e' un caso pero', che molti storici elettori di destra, daranno il loro sostegno all'ex Pubblico Ministero. Ci sara' un perche'.





lunedì 23 maggio 2011

ARIA PESANTE

Continua il clima di scontro all'interno degli opposti schieramenti, in vista dei delicatissimi ballottaggi di Milano e Napoli.
L'esito finale dei due capoluoghi, avra' grossi effetti politici a livello nazionale.
Si vive una situazione di stallo. Piu' che proposte si continua sulla linea dell'attacco. Ma e' la politica nel suo insieme che da tempo non riesce a promuovere qualcosa di nuovo.
Il PDL subisce le ripercussioni politiche del palese ed inconfutabile crepuscolo del suo storico leader. Berlusconi e' al tramonto, ma nessuno all'interno del partito osa ammetterlo. I suoi colonelli, nonostante il sostegno di facciata, gia' tramano per la sua successione ma nessuno di essi ha sufficiente carisma, eccetto forse Tremonti, un tecnico, non un politico.
Il PD nonostante i parziali successi alle amministrative, sa di non essere cresciuto. Tutt'altro, la sua crisi emorragica non si e' ancora interrotta. Il successo di Milano ha varie cause, di certo non rappresenta un rafforzamento del partito di Bersani. Pisapia proviene da Sel ed il centro-sinistra si e' presentato per l'occasione, in formazione "ulivista".
A Napoli vale lo stesso discorso. Anzi, De Magistris, impressionante il suo successo personale, continua ad affermare di essere contrario a qualsiasi appoggio o apparentamento con il partito di Bassolino e della Iervolino.
Ed il Terzo Polo? Ancora un'incognita, di certo molto meno consistente di quanto si potesse immaginare. La mancata spallata del 14 dicembre, ha affossato qualsiasi speranza espansionistica al partito di Fini. Un Terzo Polo che apparentemente rifiuta di schierarsi, cercando di allargare il piu' possibile il proprio orticello ma che in sostanza, rivela una doppia anima. Quella democristiana di Casini piu' propensa ad appoggiare il PDL, nonostante le continue bordate lanciate al Premier e quella di FLI, che continua la sua opposizione incondizionata a tutto cio' che ruota intorno al PDL.
La Lega a sua volta, e' frantumata al suo interno, tra la corrente di Bossi e quella di Maroni. Il leader del Carroccio (quando la sua successione?) tiene sotto schiaffo il Premier e lo costringe a promettere impegni improponibili, come il distaccamento di alcuni ministeri, da insediare a Milano. Il Ministro dell'Interno e' piu' moderato, piu' aperto al dialogo, anche con forze politiche al momento avversarie.
Tale scenario comunque rivela una situazione di grande incertezza. Oggi se si andasse a votare, chi veramente avrebbe la forza di Governare questo Paese allo sbando? Si respira un'aria pesante, tra tentativi di strappo, orditi tradimenti e matrimoni di convenienza.
Finita la prima repubblica, la seconda rimane un'incompiuta.

mercoledì 18 maggio 2011

E' DIVENTATO UN PROBLEMA

All'indomani delle elezioni, tutti si interrogano sul flop del PDL a Milano. Senza dubbio, si e' trattato di un risultato inaspettato, specie nelle proprozioni. Berlusconi ci ha messo la faccia, ma sul volto gli e' giunto un bello schiaffone, di quelli che lasciano il segno.
Si tratta di una sconfitta piu' personale che politica, ma le conseguenze sono devastanti per cio' che ne puo' scaturire anche a livello nazionale. Il Premier ha polarizzato l'attenzione sulla magistratura, definendola un cancro per il Paese. La Moratti e' stata soltanto una spettatrice inerme, ma ci ha messo anche del suo, attaccando il suo competitor a livello personale e non su quello dei programmi per la citta'. Per l'ennesima volta, si e' parlato dei problemi del Presidente del Consiglio e non di quelli che affliggono la cittandinanza, in questo caso i milanesi.
Stesso discorso vale per Napoli. Qui Berlusconi ha sparato le sue ultime "cazzate elettorali", considerando forse i napoletani come un popolo di stolti sottosviluppati, senza capacita' critica e di discernimento.
Il suo proclama di eliminare per l'ennesima volta la monnezza dalle strade (compito che da tempo non e' suo, come sempre ha ribadito), quello di sospendere il pagamento della Tarsu e quello di interrompere l'abbattimento di oltre 60.000 alloggi abusivi e' stato davvero il suo canto del cigno, il dimenarsi schizzofrenico del capitone che gia' cuoce in padella.
La sua presenza ai comizi elettorali piu' che un valido e sicuro sostegno si e' trasformata in un imbarazzante fardello, un vero e proprio incubo per i candidati che non hanno il coraggio di prendere le distanze dalla sua ingombrante presenza, ma che sono altresì consci di essere da lui danneggiati.
Oggi la stessa maggioranza, in Parlamento, e' stata battuta per quattro volte. Si sono notate le calcolate assenze dei responsabili, una ciurma di mesterianti della politica che legano il loro agire a mere logiche di utilitaristica convenienza e che, palesemente, con il loro atteggiamento tengono sotto ricatto il Premier, quindi l'esecutivo.
Un tempo il carisma del Premier faceva da collante all'interno di una maggioranza non sempre coesa. Oggi i suoi problemi, gli scandali che lo sommergono, lo hanno trasformato in un pericoloso mastice indelebile.
La stessa Lega, si e' stancata del Cavaliere. Ora piu' che mai, non lo ritiene il leader indiscusso della coalizione. Quanto durera' ancora questa angosciante agonia, il faticoso trascinarsi della maggioranza in quello che e' diventato un pantano?
Tutto il centro destra ne e' consapevole: Berlusconi e' diventato un problema.





lunedì 16 maggio 2011

BOCCHINO, MANTIENI LA PAROLA.

Alle elezioni a Sindaco di Napoli, e' successo qualcosa di inaspettato. Luigi de Magistris, e' riuscito ad andare al ballottaggio, contro la macchina da guerra messa in campo dal PDL. Cio' gia' rappresenta un successo. Gli ultimi giochi di prestigio messi in campo dal Premier Berlusconi, sceso dal nord per sostenere il candidato del PDL, non sono riusciti nell'intento di far vincere Lettieri al primo turno. Un popolo offesso ed arrabbiato, non ha creduto piu' al sultano incantatore. Politicamente comunque, il vero sconfitto e' il PD . Troppi i suoi fallimenti in questi anni di lunga amministrazione del territorio.
de Magistris ha polarizzato il voto di protesta, di ribellione. Ha incarnato il vero tentativo di cambiamento, dopo lustri di politiche nepotistiche e clientelari.
I cittadini napoletani hanno osato uscire da un binario imposto e gia' tracciato. Il loro destino politico pareva essere segnato in modo imprenscindibile. Sostenere i discepoli della casta Bassoliniana o dare fiducia ai nuovi "amici" di Nick o' mericano, Nicola Cosentino e di Giggino a' purpetta, Luigi Cesaro.
In molti si sono astenuti ma chi ha voluto scegliere un candidato oltre i partiti e la politica, ha puntato sul magistrato napoletano. Io nel mio piccolo, avevo ipotizzato questo exploit.
Ma adesso per De Magistris, la sfida e' ancora piu' improba, il vantaggio da colmare sembra abissale. L'appoggio delle altre forze di sinistra, presentatesi divise all'appuntamento elettorale, pare non sia sufficiente.
Chi sara' decisivo per la vittoria finale, e' senza dubbio il Terzo Polo. Fini, Bocchino e Casini, sapranno osare? Avrebbero voluto creare una "coalizione repubblicana" per il bene della Nazione, mai realizzata dopo la mancata spallata del 14 dicembre. A Napoli, riusciranno a realizzare un'alleanza alternativa di "mutuo soccorso" ad una citta' giunta allo stremo per le palesi incapacita' dei due principali partiti? In televisione ed in tutte le loro interviste, sparano a zero sempre contro il Premier. A Roma il terzo Polo e' decisamente all'opposizione. Ma le cose poi cambiano quando si va ad amministrare il territorio. Casini sia in Regione Campania che nella provincia di Caserta ad esempio, e' alleato con il PDL. Cosa succedera' a Napoli? Bocchino manterra' la sua parola? O le sue saranno state le solite chiacchere gettate al vento per creare soltanto un po' di rumore propagandistico?
A Napoli puo' cambiare la storia politica del Paese. Se Fli avra' il coraggio di farlo, sara' rivoluzione!


venerdì 13 maggio 2011

PROSPERO FUTURO? PER IL POLITICO E' GARANTITO

E' calato il silenzio su questa infuocata campagna elettorale. A Napoli si va al voto in un clima di incandescente tensione. Chi guidera' una citta' trasformatasi in una cloaca a cielo aperto? E' finita la propaganda politica, si sono conclusi i comizi fatti di solite promesse, di impegni roboanti verso una cittadinanza ridotta allo stremo, ferita nel suo orgoglio, derisa per i suoi drammi, a livello mondiale.
Tutti i politici dei vari schieramenti, hanno dichiarato di rappresentare la svolta, di essere garanzia del tanto atteso cambiamento. Tutti hanno giurato di tenere Napoli nel cuore, di rappresentare l'occasione di riscatto per una citta' sfregiata in modo profondo, umiliata, messa in ginocchio, dove il problema monnezza, non e' che la punta di un iceberg, un purulento bubbone che copre altre magagne (attualissimo il mio post del gennaio 2008, quando iniziai a scrivere da questo spazio).
Tutti i candidati alla poltrona di sindaco, hanno affermato che Napoli deve tornare a svolgere quel ruolo guida per il Mezzogiorno e di riferimento cardine nel Mediterraneo, come cerniera tra Europa ed Africa. Tutti hanno garantito l'attuazione del tanto atteso sviluppo, tramite investimenti ad hoc, da realizzare con capitali nazionali ed europei. Tutti si sono impegnati formalmente, nel dichiarare lotta alla criminalita' organizzata. Tutti hanno affermato di poter realizzare una Napoli migliore, dove il problema rifiuti dovra' rimanere soltanto un brutto ricordo ( per noi napoletani un vero e proprio incubo, visto che tra emergenze conclamate e quelle ufficialmente considerate concluse, il problema va avanti da oltre 17 anni).
Il risultato delle elezioni e' molto incerto. Si andra' sicuramenbte al ballottaggio. Il futuro sindaco avra' un compito davvero improbo: governare una citta' divenuta invivibile.
Solitamente, nel disagio e nella sofferenza cresce il consenso. La politica si e' sempre alimentata delle difficolta' e delle privazioni della cittadinanza. Quando questa e' piu' provata o come adesso moribonda, tanto piu' e' penetrante il messaggio del politico di turno e l'aspettativa che lo stesso suscita nei confronti di una popolazione inerme, sfinita, senza piu' speranza.
Da questo punto di vista, il politico, qualsiasi esso sia il suo colore di appartenenza, a queste latitudini avra' garantito un prospero futuro.
Noi cittadini invece, il nostro presente, lo abbiamo gia' perduto.



martedì 10 maggio 2011

CREDERE A TREMONTI: UNA QUESTIONE DI FEDE

In Italia si parla troppo di Berlusconi e poco dei problemi che affliggono le famiglie, le imprese ed i lavoratori.
Diciamo che allo stesso Premier, non dispiace di calamitare su di se l'attenzione dei media, anche se l'oggetto univoco delle argomentazioni nei suoi confronti e' quasi sempre negativo. Fare la vittima per distogliere l'attenzione dei cittadini dai reali problemi, gli riesce alla grande!
Nel frattempo, l'economia arranca. Molte fabbriche, dopo mesi di cassaintegrazione, chiudono. All'orizzonte non si vedono attuati i tanti rimedi promessi per tamponare questa violenta emorragia, divenuta ormai cronica.
Il Governo continua a sostenere che i nostri conti sono in ordine, che il peggio e' passato e che le banche sono solide. Sara', ma l'incubo Grecia e' dietro l'angolo. La nostra finanza sara' pure al sicuro ma la nostra economia reale e' impietosamente ferma. Il Paese a breve, sara' invaso da centinaia di migliaia di profughi nord-africani, poveri disgraziati destinati a bivaccare senza un lavoro. I grandi colpi inferti alla malavita organizzata, se non saranno seguiti da investimenti alternativi, produrranno una vera e propria desertificazione economica in alcune aree del Paese, gia' pesantemente arretrate.
Svanito nel nulla l'artefatto ottimismo, e' rimasta la fede. Credere a Tremonti infatti, e' divenuta una "necessita' dogmatica".

venerdì 6 maggio 2011

MONNEZZA ELETTORALE

Il Premier Berlusconi, inviera' ancora una volta l'esercito a Napoli, per sgombrare le strade dalla spazzatura.
Un tempo, in vista delle elezioni, pur di accaparrarsi qualche voto in piu', i politici mestieranti in accordo con i vari capi rione, registi indiscussi della spartizione di voti e poltrone, gettavano un po' di fumo negli occhi ai poveri cittadini inermi, adoperandosi in frettolose operazione di lifting urbano. A pochi giorni dal voto, come per incanto, venivano asfaltati tratti di strada che fino a qualche ora prima erano dei veri e propri canyon. Aiuole, fioriere e qualche immancabile panchina per i vecchietti, completavano il gioco di prestigio. Garantendo poi, l'acquisto di qualche genere alimentare ed una bolletta pagata, il popolo vedeva con i propri occhi, materializzarsi l'interessamento del politico di turno che poi, puntualmente, all'indomani delle votazioni, scompariva nel nulla, come un castello di sabbia spazzato via dal vento.
Oggi il gioco di prestigio, la mega-illusione, sta nel voler far scomparire migliaia di tonnellate di monnezza dalle strade. Ancora una volta, Berlusconi prova a diventare San Gennaro. Strano davvero e per giunta assai pericoloso il suo tentativo. Premesso che il problema e' locale, ammesso e non concesso che ci sia stata anche qualche lentezza, politicamente calcolata, nella rimozione dei rifiuti per far cadere sul Presidente del Consiglio responsabilita' ormai non piu' sue, perche' allora abusare del dramma vissuto dalla cittadinanza per meri fini elettorali?
Un tempo, in campagna elettorale, si convincevano gli elettori con i comizi, in cui si promuovevano idee e programmi per la cittadinanza. Oggi invece, assistiamo ad una strumentalizzazione del sacchetto che diventa arma di consenso e conquista elettorale.
La Regione (governata dal centro-destra) doveva dare inizio alla realizzazione di altri 2 termovalirazzatori, dei quali non e' stata ultimata nenache la progettazione. Il Comune ( il centro-sinistra e' a fine mandato) avrebbe dovuto garantire un notevole aumento della raccolta differenziata. La Provincia ( governata dal centro-destra) avrebbe dovuto intensificare la parte relativa al trattamento dei rifiuti da riciclare o da incenerire.
Tutto cio' non e' accaduto. Berlusconi affermo' che il suo intervento straordinario era terminato e che le responsabilita' non erano piu' da additare al governo centrale. Napoli avrebbe dovuto camminare con le proprie gambe.
Perche' adesso, ritorna in citta'? Dove sara' dirottata questa enorme quantita' di rifiuti, ammassati sull'intero territorio metropolitano da prima di Pasqua? Discariche in citta', oltre quella di Chiaiano ormai satura, e per giunta sotto sequestro, non c'e' ne sono. Fuori citta' (ipotesi Terzigno ) o ancor peggio, fuori provincia, sono gia' pronti a far barricate.
La monnezza resta un dramma insoluto. La sua imbarazzante presenza, la vastita' della sua eco prodotta a livello planetario, e' direttamente proporzionale al totale fallimento della politica a queste latitudini.
Fra poco piu' di una settimana si andra' al voto. La "monnezza elettorale", entra nel vivo.


giovedì 5 maggio 2011

LA GUERRA AL TERRORISMO NON E' VINTA

Di solito, quando un pericoloso capo mafia latitante, viene catturato dopo anni di indagini, pedinamenti, intercettazioni ambientali, c'e' grande soddisfazione da parte degli organi inquirenti ma, al tempo stesso, piena consapevolezza che un nuovo capo e' gia' pronto ad insediarsi sul territorio.
Lo stesso vale per Al Qaeda, la piu' grande organizzazione terroristica mondiale, con cellule operative distribuite in tutte le parti del globo.
L'aver eliminato fisicamente o per i piu' scettici, solo virtualmente, il suo capo indiscusso, Osama Bin Laden, non cambia piu' di tanto la potenziale pericolosita' dei gruppi fanatici fondamentalisti.
Non a caso, il livello di allerta contro il pericolo di attentati di ritorsione, e' aumentato notevolmente in queste ultime ore e non solo negli Stati Uniti.
Un tempo si combattevano guerre in cui si misuravano sul campo, gli opposti schieramenti. Poi c'e' stato il tempo della guerra fredda, in cui USA e URSS si controllavano reciprocamente per mezzo degli opposti controspionaggi e dove lo scontro spesso avveniva tramite le diplomazie.
Oggi il nemico e' invisibile. Il pericolo e' tra noi, silente, camuffato, pronto a colpire in modo cinico e spettacolarmente spietato. Quando un uomo, una donna e finanche un bambino, sono pronti ad immolarsi in nome di Dio facendo stragi di innocenti, nessuna strategia puo' essere efficace per mettere fine a tale barbarie.
Dopo l'11 settembre, il mondo non e' piu' come prima. Aver eliminato Bin Laden, non credo ahime', portera' alla fine del terrorismo fondamentalista, specie in questa fase storica caratterizzata da uno sconvolgimento politico-culturale nel Magreb e nel Medio Oriente. Obama si compiace del successo, ma e' il primo a sapere che la guerra al terrorismo non e' stata vinta.

domenica 1 maggio 2011

1° MAGGIO: EFFIMERO HAPPENING DI CIRCOSTANZA

 
Si e' festeggiato il 1° maggio. Ancora? 
Che senso dare a questa data? 
In Piazza San Giovanni a Roma, tutti a cantare Bella Ciao, con il pugno sinistro chiuso, mentre in tutto il mondo le fabbriche chiudono.
Un tempo era giusto, opportuno, a limite anche giustificatamente strumentale, presenziare questo appuntamento per polarizzare un evento a cui dare una valenza politica.
Ma oggi e' ancora valida la contrapposizione tra padrone ed operaio, tra capitalismo e marxismo?
Oggi tutti si trovano nella stessa barca, tentando di adoperarsi a tappare le innumerovoli falle per non affogare in un mare di merda.
Dinanzi ad una stagnazione dilagante, ad un vero e proprio collasso produttivo globale, come si fa a mantenere questa vetusta separazione sociale?
Oggi una enorme quantita' di persone sta peggio, rinuncia ad i suoi standard abituali di vita. La quantita' di poveri aumenta a dismisura, colpendo vari strati della societa'.
L'operaio e' sfruttato, vede perdere i suoi diritti. Intanto, il suo titolare ha gia' chiuso l'azienda, stritolato dalle banche. Il disoccupato diventa inoccupato. Il laureato, precario.
Nel nostro Paese, la politica, sempre piu' distante dalla gente, come risponde? Il sindacato sempre piu' diviso, divenuto un apparato di burocrati, quali iniziative prende?
Al 1° maggio va in onda il consueto, quasi scontato, spettacolo evanescente, effimero, qualunquista. Tanti i discorsi di facciata, gli impegni e le promesse annunciate alla gente. Nutrito il drappello dei soliti intellettuali vestiti di cachemire, degli immancabili straricchi artisti impegnati, chiamati per la circostanza, ad assistere un malato in coma. Il lavoro.
Le iniziative a favore del mondo del lavoro, mi fanno tornare alla mente, le tante promesse fatte a Napoli in merito alla monnezza.
Innumerevole il susseguirsi di convegni, simposi, conferenze, tavole rotonde, cortei, fiaccolate persino suppliche alla Madonna. Intanto la monnezza, silente, inesorabilmente cresceva a dismisura, come un magma inarrestabile.
Del dramma lavoro tutti ne parlano, tutti si impegnano a trovare soluzioni al problema. Intanto tanta gente, ha sempre piu' fame.






mercoledì 27 aprile 2011

NAPOLI, ELEZIONI NEL LAZZARETTO

Napoli e' una citta' morta. Gli efferati omicidi tra la folla, così come i rifiuti ammassati per le strade, non fanno piu' notizia. Alla pari dei Faraglioni di Capri e del dormiente Vesuvio, tragedia, incuria e degrado sono divenuti parte integrante della morfologia del territorio.
Ormai, "sacchetti abbandonati" al loro triste destino, siamo diventati noi stessi napoletani, soggetti passivi di questo macabro spettacolo.
Napoli giace a terra, piegata in due. Emblematico, nella sua drammaticita', e' quanto accaduto all'ospedale Loreto Mare. Un medico del pronto soccorso, non potendo usufruire neanche di una barella, ha prestato le proprie cure ad un paziente, direttamente sul pavimento del nosocomio, in un stato di estrema precarieta', peggiore di cio' che potrebbe succedere in un ospedale da campo in un paese del terzo mondo. Questa ahime', oggi e' Napoli.
Nel frattempo, si avvicina l'appuntamento elettorale. Con quale interesse un cittadino napoletano dovrebbe avvicinarsi alle urne? Quali nobili motivazioni o rinnovato entusiasmo lo spingerebbero a votare, in una citta' sfreggiata nella sua dignita' e sfigurata nel suo orgoglio, trasformatasi in un desolante lazzaretto?
La politica nel suo insieme, da queste parti, ha fallito piu' che altrove.
D'altronde, chi si dovrebbe votare? I discepoli di Bassolino o gli amici di Cosentino? Il clientelismo del passato o l'affarismo del futuro? Le urne andrebbero lasciate deserte, per manifestare in modo netto e deciso, lo sdegno di questa citta' per la politica. Ma in questo territorio, e' noto, una scheda bianca rappresenta un boccone troppo succulento per essere lasciato incustodito nel seggio, nelle mani del corrotto presidente di turno.
A buon intenditore, poche parole.



venerdì 22 aprile 2011

BUONA PASQUA!

Mi prendo qualche giorno di pausa dal blog. Chi mi conosce e sa che ho un agriturismo, puo' immaginare che per me, questo, e' il periodo di maggior stress lavorativo.
Per fortuna anche quest'anno, Arbustum registra il tutto esaurito. Per me e' una grande gratificazione.
Questi giorni sono volati per davvero, nell'ultimare tutti i preparativi per il pranzo pasquale, organizzare l'intera dispensa della cucina, travasare il vino in cantina, mettere in ordine il giardino, seguire le lavorazioni nei campi, prendere tutte le prenotazioni dei clienti, attivita' che svolgo personalmente, riuscendo anche a giocare a tennis.
E pensare che ho quasi dimenticato che oggi era il mio compleanno...

"Frettolosamente", auguro a tutti una Buona Pasqua!

A presto,
Angelo

martedì 19 aprile 2011

DE MAGISTRIS, NUOVO MASANIELLO?

Fra meno di un mese, Napoli rinnovera' il suo Consiglio Comunale. Dopo l'era politica di centro-sinistra, firmata Bassolino-Iervolino, il capoluogo vive un momento di stallo. Una citta' mortificata nella sua immagine, abbandonata al suo destino, ferita nel suo orgoglio, vuole rialzare la testa.
Forte e' la tentazione di affidarsi ad una nuova corrente politica. Di solito, l'alternanza, e' sinonimo di buon governo.
Ma all'ombra del Vesuvio, il PDL non vive di certo un momento positivo. L'imbarazzante figura del Premier, deriso a livello internazionale, fa sentire i suoi strascichi anche a queste latitudini. La posizione del coordinatore regionale, Nicola Cosentino, vero regista del partito in Campania, non e' stata ancora chiarita dalla magistratura. La candidatura di Lettieri, non suscita quel consenso unanime sperato. Le vittorie alla Provincia prima, con Luigi Cesaro, alla Regione poi, con Stefano Caldoro, di certo non hanno portato nessun miglioramento al territorio. I rifiuti fanno bella mostra di se anche in questi giorni antecedenti la Pasqua. Il degrado dell'hinterland cittadino permane, così come lo stato pietoso della rete viaria. La riconversione di Bagnoli e quella della zona orientale, restano utopistiche chimere.
Il PD dal canto suo, e' in caduta libera. Il dopo Bassolino non e' stato ancora metabolizzato. La vicenda Cozzolino, vincitore con brogli di primarie farsa, ha lacerato un partito gia' in crisi. La scelta di Morcone ex Prefetto di Caserta, rimane una scelta di ripiego che ha diviso la sinistra.
Problemi anche nel partito di Fini. FLI ha scelto Pasquino, rettore dell'Universita' di Salerno, quale candidato Sindaco. Chi e' costui?
L'eterno Mastella ci riprova. Anche Clemente da Ceppaloni, l'antisignano del trasformismo, e' pronto a "immolarsi" per la causa napoletana. Non ci sono parole.
Nel frattempo qualcosa si muove in citta'. Un elettorato distante dalla politica, stanco delle solite promesse, deluso dai maggiori partiti, inizia a polarizzare il suo malcontento, la sua rabbia, verso un candidato che fino a qualche settimana fa era dato come semplice out-sider: Luigi De Magistris. L'ex PM, sta intercettando quel sentimento di ribellione presente in citta'.
Molti sono pronti ad appoggiare la sua candidatura. Sia gli storici elettori di sinistra, scontenti del clientelismo nepotista instaurato dal monarca Bassolino, sia tanti elettori di destra che di certo non si riconoscono nel partito azienda di Berlusconi che, qui in Campania, ha in Cosentino il suo top manager.
Quasi scontato il ballottaggio. FLI ha gia' dichiarato ufficialmente, di non appoggiare Lettieri, per manifesta avversione a Cosentino. Tale decisione, ha spaccato il neonato partito.
Napoli per poter rinascere ha bisogno di una rivoluzione culturale. De Magistris, sara' il nuovo Masaniello?



sabato 16 aprile 2011

BERLUSCONI, UN UOMO DEBOLE AL CAPOLINEA

Il Presidente Berlusconi continua nel suo delirante show mediatico. Come sempre, quando sente intorno a se, vacillare il suo primato, perdere progressivamente la sua leadership, inscena attacchi a ruota libera, nell'intento di dividere, contrapporre, accentuare le divisioni all'interno del Paese.
Ormai le sue sterili ed imbarazzanti esternazioni non convincono piu' nessuno, non suscitano piu' emozione, sono sempre piu' distanti dalla cruda realta' che affligge il Paese. I suoi illusionismi non producono piu' gli effetti sperati. I suoi lamenti, assomigliano piu' al latrato roco di un cane bastonato che al ruggito fiero del leone.
Attacca la magistratura, definendola il braccio armato della sinistra, la cui azione ha ormai le caratteristiche del terrorismo eversivo. Definisce la scuola pubblica la culla del sapere comunista, in cui viene plasmata la mente ed il cervello dei giovani della Nazione.
Davvero paradossale poi, la sua lezione sui valori etici e morali che dovrebbero essere alla base dell'insegnamento delle famiglie. Come fa un individuo simile, a suggerire le giuste condotte da tenere, proprie del buon padre di famiglia? Come si fa a sopportare la sua costruita ironia su improponibili comportamenti da lui stesso manifestati, ostentati ed assurti a modello?
Il Premier piu' parla e piu' danni arreca alla Nazione ed allo stesso centro-destra. I suoi autogol sono continui, umilianti anche per chi, anni addietro, ha sostenuto la sua candidatura. Penso che tra i suoi fedelissimi inizi a crescere progressivamente un sentimento di insofferenza per la sua indifendibile posizione. Berlusconi ha stancato tutti, tranne chi da lui continua a mungere senza sosta, il latte del potere.
Quest'uomo infinitamente ricco ma irrimediabilmente debole, e' al capolinea. Mai come oggi, anche lui ne e' consapevole.

giovedì 14 aprile 2011

I PROFUGHI IN ITALIA: NON VEDONO L'ORA DI SCAPPARE

Il Governo italiano e' deluso dall'Europa per la questione immigrazione. La Lega, vorrebbe uscirne, non sentendosi piu' rappresentata da un organismo fin troppo burocratizzato ma per niente unitario.
Bruxelles fa notare all'Italia, che il numero di stranieri sbarcato nelle scorse settimane, e' esiguo per poter dichiarare lo stato di emergenza umanitaria. 25.000 africani, non rappresentano al momento un pericolo.
Il vero problema e' rappresentato dal fatto che la massa di clandestini pronta a spostarsi non e' affatto cessata. L'area di loro provenienza e' difatti, in grosso fermento politico e culturale. Lampedusa rimane geograficamente, il territorio piu' vicino all'Africa. L'Europa ne e' a conoscenza, come sa di essere la meta piu' ambita degli immigrati, specie la Francia e la Germania, territori assai piu' ricchi di quello italiano.
Se i magrebini potessero adoperare l'aereo per il loro esodo, di certo non sceglierebbero di atterrare in Italia, cosa piu' che scontata.
Ormai tutto il mondo, anche le zone meno sviluppate, piu' affamate e prive di diritti umanitari, sanno che il Bel Paese vive un momento di crisi pesantissima.
La politica e' in pieno sfascio, le Istituzioni sono deboli. L'economia e' in sofferenza, con una massa di precari ormai cronicizzati e tante aziende destinate alla chiusura. L'inquietudine sociale cresce a dismisura, di pari passo ad una frustrazione sempre piu' diffusa. Il capo del Governo mette in ridicolo con i suoi comportamenti libertini, la reputazione dell'intero Paese, facendone perdere credibilita', reputazione e peso internazionale. L'Italia resta il paese della corruzione, del malaffare, delle mazzette e, del bunga-bunga. Gli amministratori della cosa pubblica, non operano nell'interesse della collettivita' ma perseguono esclusivamente logiche nepotistiche e clientelari, completamente assoggettati al volere del proprio dinasta. Il caos regna sovrano. La giustizia non funziona, si legifera nell'esclusivo interesse del capo dell'esecutivo.
Anche per un africano affamato, fuggito da un territorio in guerra, senza diritti e liberta', l'Italia non rappresenta piu' il tanto sognato Eldorado.
I leghisti vorrebbero far fuoco sui barconi, per non consentire a questi profughi di completare la loro traversata. Arrivati sulle coste italiane infatti, prenderebbero subito coscienza di come questo paese stia navigando per davvero nella merda. Scapperebbero subito. Non a caso, le frontiere hanno rafforzato i controlli.